I poeti della domenica #103: Jo Shapcott, La Serenissima

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La Serenissima

Ero sulla terra, ma la terra non apparteneva
più al mondo, le era concesso poggiare
qua e là su zolle galleggianti.
Il marciapiedi ondeggiava sotto le mie scarpe.
Tutto quel che vedevo apparteneva all’acqua:
liquide chiese, e teatri, monumenti, case,
liquido sole e cielo. Le mie mani vagavano
nell’acqua, raccoglievano acqua. La faccia rivolta

alle nuvole. Sentivo le membrane
del mio corpo tremare per il fluido
che contengono, e il flusso maestoso della linfa,
il pulsare accelerato del sangue. Il motore di una barca
vibrò attraverso la terra, le onde, i miei piedi
fin dentro il mio petto. Lenta – lentamente, salii a bordo.

*

La Serenissima

I was on land, but the land didn’t belong
to earth any more, was allowed to rest
in floating patches here and there.
The pavement rippled under my shoes.
Everything I could see belonged to water:
liquid churches, theatres, monuments, houses,
liquid sun and sky. My hands wandered
into water, cupped water. My face turned

towards rainclouds. I could feel the membranes
in my body tremble with the fluid
they contain, and the stately flow of lymph,
the faster pulse of blood. A boat’s engine
vibrated through land, through waves, through my feet
into my torso. Slow – slowly moving, I stepped on.

*

Jo Shapcott, La Serenissima, da Della mutuabilità, Del Vecchio Editore, 2015; traduzione di Paola Splendore

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