Le ‘Memorie fluviali’ di Isabella Bignozzi (a cura di Annamaria Ferramosca)

Max Ernst, Occhio del silenzio

 

In questo nuovo libro di Isabella BignozziMemorie fluviali (MC Edizioni 2022, collana Gli insetti a cura di Pasquale Di Palmo), il porre il significativo brano di Paul Celan in apertura e il ribadirne un memorabile altro verso in capo alla prima poesia, è già un incisivo segnale lanciato verso chi legge: questa scrittura è parola «senz’ombra», offerta come attenta cura del sentire limpido dell’autrice, dono-sostegno per attraversare l’inquietudine. E quel che subito accade leggendo queste pagine è infatti lo svelarsi di un’acuta sensibilità che, dopo il libro d’esordio di appena un anno fa, come un fiume in piena, decide di esondare da un letto di interiorità tormentata, e di farlo attraverso una scrittura che sembra liberarsi da tempeste passate e presenti, donandosi a chi legge con il sapore di una raggiunta pacificazione. Pensieripoesia densi di immagini rasserenanti dunque iniziano a sommergere il lettore, «un florilegio che grida/ l’incanto, e che rinvia d’ogni cosa/ la radiosa spina» sono versi che di certo non svelano le radici dell’inquietudine, appena costeggiata, ma sospingono in un territorio luminoso dove una voce si fa compagna nella nostra insaziata ricerca di senso.
E Isabella sa come far sedimentare, anche attraverso le nebbie visionarie, o le opacità irrisolte del vivere, quelle nostre eterne domande, semplicemente sostando, come faceva la grande Emily Dickinson, su minimi movimenti dalla natura, fremiti capaci di indicare: «agli occhi d’umano/ (con un ronzio – ape s’affaccenda tra le corolle)/ chiedere risposta:/ – chi siamo, come stiamo».
Il fondale da cui emerge il mobile mondo visionario di Isabella è spesso quello, arido, della nostra realtà robotizzata, dominata da un disumano meccanicismo e qui tratteggiata con un lessico scientifico (che la poetessa domina con grande efficacia e stile grazie alla sua formazione), ma che nel suo porgersi svolge un ruolo come di controparte, di vivo e fiero contrasto, nello svelamento di tutto «l’altro», che vi si oppone, e che è la dimensione salvifica e assoluta della Poesia. Così anche nelle scene di vita familiare della prima sezione di questo libro, dedicato al padre, la distanza emotiva dalla figura paterna è mirabilmente resa da versi inusuali, con termini estranei ma fortemente incisivi, che accentuano il fuoco della mancanza: «ma sono rimasta a guardare/ inebetita/ il nostro cristallo/ farsi anisotropo/ deformarsi/ la tua voce/ divenire/ massa mancante/ priva di trasmissione».
Trovo che questo uso lessicale di termini dalla scienza non è solo fortemente evocativo, ma assume una funzione nuova e fondamentale nella poesia di Bignozzi per il suo farsi indicatore di fenomeni irreversibili e destinati, come l’evoluzione dei viventi, il loro confluire nella eterna spirale ciclica, come si vede nel testo Cronache di evoluzione (p. 20), che dichiara il destino e tutto lo stupore di fronte alla geometrica armonia della natura.
Pure in questa poesia vedo uno slancio inaspettato, come un’ala protesa verso un’altra dimensione; Bignozzi sembra infatti prefigurare un territorio immaginario discreto e quasi familiare, una nuova nostra casa possibile, che invita ad abitare mantenendo una postura di attenzione e umiltà (come dalle luminose indicazioni dell’amata Cristina Campo), costantemente mettendosi in ascolto dei moti della natura e di quel «tintinnare di sistri» che richiama l’arcaica pacifica età dell’oro, densa di scene mitiche.
Numerosi sono infatti i riferimenti alla dimensione mitico-cosmica, che fa universale il passo di questa poesia: «la cella del dio, l’Ostro riarso, le perdute effemeridi…». E pure nel flusso del dire, nel suo ritmo a volte franto, quasi un singulto, si percepisce quel nostro male del vivere, con i tentativi di annullarne le ferite, e questa «grazia/ indifesa/ disarmata», che costituisce la cifra personalissima di questa intensa parola-poesia.
La silloge comprende tre sezioni che in realtà sono solo scansioni di un andamento poematico senza cesure, dove la seconda sezione, dal titolo Passo d’addio (dal verso di Cristina Campo che diede il nome alla sua prima raccolta di liriche), attraversa il tema dell’amore con immagini di delicatissimo eros che sembrano richiamare il Cantico biblico: «mio vulcano e boscaglia/ tu solo, nel treno d’occhi che precipita/ in questo mio smarrito mare» (p. 42). E alcuni testi pure hanno finali di soffusa malinconia esistenziale, come veri pas d’adieu che alludono all’indicibile mistero della vita.
La terza sezione, dedicata all’amore umano universale è quella dove con più forza incalza, in fasci di versi ipnotici, l’apertura a scene assolute, con catene di metafore e lampi verticali di bellezza, pure mescolati a parole più volte ripetute nel libro, semplici e dense come cura, dono, mani, buono, quiete.
Ma evidente è il bassocontinuo sotteso in ogni testo: la nostra fragilità, che: «guarda la lealtà ancestrale perduta/ che si addensa e riscalda attorno alle creature come/ pulviscolo cosmico» e la nostra ansia di ritrovare un cerchio perduto perché: «su tutto/ duole/ uno smarrito/ antichissimo cercarsi».
Questo libro, che si chiude con un memorabile brano di poesia in prosa, è dunque libro esemplare e necessario oggi, per le luci che proietta sulla nostra deriva, per l’indicazione di cura incessante a ricostruire umanità.

A cura di Annamaria Ferramosca


Isabella Bignozzi è medico, autore di articoli scientifici di rilevanza internazionale.
Ha pubblicato racconti, prose e contributi critici su varie riviste letterarie. Alcune sue liriche e prose artistiche sono apparse su «Inverso – Giornale di poesia», «Poesia del nostro tempo», «Versante ripido», «Atelier poesia», «rivista ClanDestino», «larosainpiu», «La foce e la sorgente», «Formicaleone», «Le parole di Fedro».
La sua prima silloge Le stelle sopra Rabbah, è uscita per Transeuropa nel maggio 2021. Una sua prosa inedita è stata finalista alla 35^ edizione del Premio Lorenzo Montano. Con il romanzo storico a memoriale Il segreto di Ippocrate, edito da La Lepre edizioni, è stata finalista al premio Como 2020. La sua seconda silloge, Memorie fluviali, è nella collana Gli insetti di MC edizioni, curata da Pasquale di Palmo.
Cura la rubrica La parola dell’attuale, su «Poesia del nostro tempo», e dirige la rivista on line «L’Astero rosso – luogo di attenzione e poesia».

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