Francesco Filia: “The Snow” and other poems

Selezione di poesie di Francesco Filia tradotte in inglese
Traduzioni inedite di Bianca Martinelli

 

da La neve (Fara, 2012)

(I frammento, Napoli 2007)

…noi siamo già quel che voi
sarete domani.

La neve, quella vera, non l’abbiamo mai vista
se non nella bocca a nord del vulcano
nei pochi giorni di cristallo dell’inverno come una minaccia
che ricorda quel che non abbiamo temuto abbastanza
ma il gelo, quello sì, è dentro di noi fino alle ossa
e lo sentiamo che morde le giunture e crepa le ossa
fino al midollo. Ce ne accorgiamo dai sorrisi tirati
dei passanti, dai gesti circospetti di chi vive per strada
dalle urla dei ragazzi impresse nell’aria, dal nostro esitare.
E non ci sono di conforto i nostri sogni agitati in piena estate
lo scambiare la notte per il giorno o il ricordo di una madre
il tepore della sua ombra. E se anche qualcuno di noi
si chiede qual è il respiro di queste strade, del loro teso
vibrare, della luce che apre spazio tra palazzi e i nostri
incerti passi affrettati rimarrà come un brusio di fondo
tra risate e un colpo di clacson. Tra misericordia
e cielo non c’è più tempo per esitare. L’assedio
è dentro le case. È tra la mano e il buio di stanze abbandonate
e non serve ritrarsi di scatto, anche le mura sapranno chi siamo
scrutando la paura nei nostri occhi e allora potremo solo obbedire
ascoltando il silenzio che si insinua tra il vocio e il magma di piazze
e strade, che invade portoni e giardini a mezzacosta, che copre
frammenti di dialoghi affamati di bocche e cuori e allora, tra vestiti
gettati e l’odore di arance cadute, saremo veri e senza età
come chi dovrà morire sul serio.

 

The snow

(Fragment one, Naples 2007)

We already are
what you will be tomorrow

Never have we seen the snow, the true one,
but in the mouth of the volcano, to the north,
in those few crystal winter days, as a menace
to remind us what we have never dared enough about
yet the freezing chill, yes, it is inside us to the bones
and we feel it biting the joints and creeping into the marrow of our bones.

We spot it in the worn smiles
of the passers-by, in the cautious gestures of those who live in the street
in the shouting of the kids imprinted in the air, in our hesitating mood.
And no comfort is there for us in our troubled midsummer dreams
nor in us turning nights into days, or in the memories of a mother,
her warm shadow. And although among us some
wonder what breath is there in these streets, in their strained
vibration, in the light that opens a leeway between the buildings
and our hasty uncertain footsteps,  a  subtle bustle remains
among laughters and car honks. Between mercy
and heaven, there is no longer time for hesitation. The siege
is inside our homes. It is between your hand and the darkness of abandoned rooms
and there is no use in a sudden retreat, even the walls would know who we are,
peering at our fearful eyes so that we cannot but obey
and listen to the silence insinuating among the bustle and the magma of squares
and streets, invading front doors and artificial gardens, covering
fragments of dialogues hungry for mouths and hearts and then, among our clothes
thrown away and the smell of fallen oranges, we will be true and ageless,
as those who will die, for sure.

 

 

Da Parole per la resa (Carta Canta, 2017)

Intorno alla natura delle cose non diremo parola
di troppo, dimoreremo nelle radici
di un ulivo secolare, nella terra penetrata e madre
nel fruscio verde-matto di questa stagione.
Ci troveranno nel silenzio di un frutto
caduto. Il cerchio dei giorni macina limpido olio
e morchia.

 

Around the nature of things we won’t say a word
more, we will dwell in the roots
of a centuries-old olive tree, in the earth, penetrated and mother
in the dusky-green rustle of this season.
They will meet us in the stillness of a fallen
fruit. The wheel of the days grinds limpid oil
and crude.

 

 

V – L’azzurro cupo di questa stanza

Ma il netto tagliare delle ore, la lancetta scatta,
mannaia dei secondi, reclama l’assioma
di quest’istante. Un ‘sempre’ si
deposita lentissimo, granelli sul piano
liscio di un tavolo. I passi sospesi
tra il gelo di piastrelle e il caldo vortice
dell’aria. Alito che ci avvolge, ci inchioda
a un quadrato di pareti indimostrate.
Cosa ci dispera? Ci rende vivi, veri?
Il vuoto di nessuna risposta, dei giorni
che si ripetono tutti diversi, uguali
l’estrazione di un senso
come una sorte che ci ha preceduto,
che separa il terso azzurro di questa stanza
dal cupo del sole in pieno giorno.

 

V – The dark blue of this room 

But the sharp cut of the hours, the second hand jumps forward,
axe of seconds, claims this moment
axiom. A “forever” settles
down so slowly, grains on the flat
surface of a table. Suspended steps
between the cold tiles and the hot swirl
of the air. A breath that winds us up, nails us
onto a square of unrevealed walls.
What grieves us over? What makes us alive, true?
The void of no answer, of days
that keep happening all variant, identical
the extraction of a sense
like a fate that preceeded us,
that divides the clear blue of this room
from the gloomy sun in the broad daylight.

 

 

Stride l’apparire di ogni cosa
il dolce segreto del miele
la cima che lega le barche al silenzio
il profumo di sale nell’aria. La fune
del ritorno è spezzata, il nòcciolo
assediato del cielo crolla. Alghe
sulla riva come frantumi, come una peste.

 

Everything screeches at its appearing
the secret sweetness of honey
the rope fastening the boats to the silence
smell of salt in the air. The rope
of the coming back has snapped, the besieged
heart of the sky crumples down. Seaweeds
on the shore, as fragments, as a pestilence.

 

Traduzione di Bianca Martinelli

 


Bianca Martinelli è laureata in Lingue presso l’Università Federico II di Napoli, insegna lingua e letteratura inglese nei licei. Traduce dall’Inglese e dal Tedesco.

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