Riletti per voi #30: Chiara Catapano, Costantino Kavafis: eroi, amici e amanti

Costantino Kavafis, Eroi, amici e amanti
Baldini Castoldi Dalai editore, 2006
di Chiara Catapano

La sensibilità di Tiziana Cavasino, traduttrice dal greco ed esperta di Alki Zei e Kavafis, mi ha catturata fin dall’introduzione. Ho esultato internamente nel leggere questo suo chiarimento:

In un’introduzione alla vita e all’opera di Kavafis molti lettori si aspetteranno probabilmente di sentir parlare della sua omosessualità. A questo riguardo non si vuole qui commettere l’errore commesso da altri di continuare a scrivere pedanti pettegolezzi sulla sua vita privata attaccandoci alle facezie d’una mentalità provinciale (G. Seferis). La scelta quindi di non parlarne non è dettata né da pudore né, tanto meno, da ragioni di opportunità, bensì dalla convinzione che l’amore e l’eros siamo pulsioni assolute e universali, indipendentemente dall’oggetto cui si rivolgono.

Perché dell’alessandrino tanto s’è detto, e spesso si è trascurato l’essenziale, andando a scavare nei cassetti più privati, alla luce di una pseudo-critica della personalità, con la scusa di metterne meglio in evidenza le stratificazioni poetiche. Errore. Perché, a guardar bene, si noterà che spesso di Kavafis si è consegnato ai nostri giorni uno stereotipo, una matrice in cui sarebbero entrate a far parte tendenze e attegiamenti; s’è resa la lettura della sua opera più angusta, anziché aprirla, renderla accessibile e “naturale”. Persino la stanza dove amava incontrare gli amici artisti, illuminata dalla luce delle candele, s’è fatta più oscura del dovuto.
Così ho amato potermi riappropriare di Kavafis attraverso la lettura di questo libro. E andrebbe ristampato, fatto circolare, riconsegnato nelle mani del lettore che desidera e sente che la sua percezione spesso tradita può trovare qui risposta.
Un’altra nota d’attenzione e tenerezza ha catturato la mia attenzione, quella scelta nella resa del nome, “Costantino” anziché Kostantinos. La risposta non ha tardato a venire, esplicitata nella note all’edizione:

Nella presente edizione ho scelto, invece, per ragioni affettive, di tornare alla versione italianizzata del nome: ‘Costantino’ è infatti il nome del poeta che ho imparato a conoscere e amare nel volume di traduzioni di Filippo Maria Pontani, che per me ha rappresentato e tutt’ora rappresenta un maestro, sebbene le vicende della vita non mi abbiano concesso l’opportunità di incontrarlo.

*

Quest’importante lavoro ha un antecedente, che ci riporta al 2003. Come mi ha raccontato la traduttrice e curatrice, Tiziana Cavasino, in un’intervista, in quell’anno il Ministero greco della Pubblica Istruzione istituì un progetto che vedeva coinvolti gli atenei europei con cattedra di neogreco, e riguardava l’assegnazione ad ogni ateneo di un autore greco moderno ai fini di studio e traduzione, e la successiva divulgazione dei volumi bilingui nelle scuole pubbliche dei paesi coinvolti. A Padova, dove all’epoca era docente il prof. Peri, e dove aveva insegnato Filippo Maria Pontani (entrambi esperti e profondi conoscitori dell’alessandrino), fu con buona logica assegnato Kavafis. Cavasino era già laureata, e aveva terminato il master di traduzione con la prof.ssa Paola Minucci; fu dunque interpellata per la traduzione di un corpus di un centinaio di poesie, in edizione fornita dal Ministero greco, e dell’apparato critico allegato, con supervisione del professor Peri.
Nel frattempo imperversava la crisi che avrebbe presto portato la Grecia nella sua notte nera (che, ahimè, dura tutt’ora). Il progetto, almeno per quanto Cavasino sa, non giunse mai alla fase di pubblicazione e divulgazione.
Così, con alle spalle un lavoro durato mesi – lavoro impegnativo e delicato – e il dispiacere di non vederlo concluso, inizia la seconda parte del nostro racconto. Tiziana decide di andare, sola, traduzioni alla mano, alla fiera del libro di Torino: determinata a trovare un editore, inizia a cercare tra quelli più importanti e che non abbiano Kavafis in catalogo. In quell’occasione, girando tra gli stand, scambierà per caso qualche parola con la persona grazie alla quale il libro verrà realizzato: si tratta di Raffaele Crovi, scrittore, poeta, giornalista ed editor per diverse case editrici. Non appena lui sente il nome di Kavafis sgrana gli occhi: da tempo aveva in mente di realizzarne una nuova edizione. I due si trovano d’accordo su un punto in particolare: Kavafis deve uscire dalle università, le sue poesie hanno bisogno di aria, di una nuova – tra le possibili – catalogazzione e suddivisione per nuclei poetici.
Tiziana Cavasino sceglie un certo numero di poesie dal progetto, e si cimenta nella traduzione di altre, arrivando a raccoglierne 185. Dopo aver lavorato alle traduzioni, inizia la lunga operazione di distinzione tematica. Crovi lavora attraverso i manoscritti, lo scambio tra lui e Cavasino avviene via posta. Ci vogliono ancora mesi, per giungere ad una versione definitiva. L’esperienza, mi racconta la traduttrice, fu di grande arricchimento, e sul piano professionale, e su quello umano.
Il titolo lo scelse lui, la cosa non era negoziabile. Cavasino si disse non pienamente convinta, eppure, come lei stessa poi ammise, si trattò a tutti gli effetti della scelta giusta. Crovi aveva una visione divulgativa dell’opera, credeva nella possibilità di farla circolare tra un pubblico molto ampio di curiosi e di nuovi possibili lettori. E aveva ragione. In poco tempo il volume andò esaurito, e purtroppo non è stato possibile realizzarne una ristampa, perché la casa editrice, in crisi (come molte che ahimè hanno avuto lo stesso destino) poco dopo ha chiuso i battenti.

*

Nasce così Eroi, amici e amanti, che colpisce il lettore per la sua luminosità e filologica chiarezza.
Cavasino ci introduce nel mondo di Kavafis puntando l’attenzione su un aspetto di grande importanza, prima di tutto perché lo fu per il poeta. Si tratta, come poco più su anticipato, della suddivisione delle poesie, che nel volume vengono riorganizzate, mentre l’autrice ci tiene a sottolineare che “la distinzione tematica qui presentata non ha la presunzione di proporsi come l’unica possibile né, tantomeno, come quella definitiva”. Si tratta piuttosto di un tentativo di rimescolare le carte, di smuovere ciò che era stato reso troppo granitico; soprattutto di seguire ancora le orme di Kavafis anche in questo, ovvero nel non dire mai terminato il lavoro di composizione, ma di curarne la messa in opera avendo presente il destinatario. Leggiamo ancora nell’introduzione:

Kavafis fu un critico assai severo della propria opera, che sottoponeva a continue correzioni e selezioni. Questa attività di revisione è evidente nei ‘registri di composizione’, che il poeta aggiornava continuamente, e nelle differenze, spesso minime, tra una copia e l’altra delle medesime poesie riscontrabili nelle varie raccolte di foglietti volanti. Egli temeva la finitezza della stampa per la sua opera, che continuamente riscriveva, correggeva e cancellava. Non riteneva che alcuna poesia avesse raggiunto la forma definitiva e trattava le poesie stampate come manoscritti, continuando a lavorarci sopra per anni. Kavafis ebbe spesso a pentirsi di aver mandato in dono alcune poesie che successivamente gli erano apparse immature o inadatte ai destinatari e arrivò anche a tentare di recuperare poesie o raccolte già distribuite.
Il risultato di questa attività di poeta e revisore è il corpus delle 154 poesie del canone (in realtà si tratta di 153 poesie cui per consuetudine viene aggiunta l’ultima, Nei dintorni d’Antiochia, che il poeta morente non ebbe il tempo di far stampare), ossia le poesie ‘riconosciute’ dal poeta cui bisogna aggiungere le 27 poesie ‘rifiutate’ e le 75 poesie ‘inedite’, ossia quelle poesie che Kavafis non volle mai pubblicare ma che, allo stesso tempo, non si decise mai a disconoscere e su cui aveva l’abitudine di annotare ‘not for publication but may remain here’. Queste ultime poesie sono state trovate nell’archivio Kavafis o nelle mani di parenti o amici del poeta.

E più avanti:

[…] egli curò personalmente la stampa, la legatura, la distribuzione dei suoi componimenti poetici scegliendo accuratamente i destinatari. Se in un primo momento infatti le sue poesie vennero pubblicate su alcuni periodici di Alessandria e Atene, con il passare del tempo la destinazione pubblica e incontrollata venne sostituita da una metodica e scrupolosa attività editoriale privata. (…) Il critico Sareghiannis ci descrive la legatoria che il poeta aveva creato nella sua abitazione. Si trattava di una stanza molto luminosa con delle semplici tavole da lavoro, probabilmente dei cavalletti sormontati da assi di legno, su cui Kavafis aveva sistemato pile di fogli. Ogni pila rappresentava una poesia, era cioè costituita da fogli stampati della medesima poesia, a cui il poeta attingeva per comporre le diverse raccolte, distinte per ogni destinatario.

Mi immagino dunque Cavasino impegnata in questo lavoro, sotto l’occhio attento e benevolo di quel Costantino a lei così caro e vicino; perché sicuramente questo libro, che aveva un suo destinatario in noi, è stato composto con amore, con quello maturo che solo l’esperienza, lo studio e il tempo sanno decantare nel poeta così come nel traduttore e nello studioso. Tiziana Cavasino ha saputo  insuflare di vita le immobilità filologiche, le sterili impronte di un tempo trascorso nel segno che si ripete. Per questo, dopo aver avuto tra le mani diverse edizioni delle opere di Kavafis, dai tempi dell’università ad oggi, faccio pace con quegli spigoli che mi inibivano e me ne impedivano una lettura (in italiano) più intima.

Desidero concludere questo intervento ricordando che il libro fu segnalato al premio Monselice 2007 per il premio Traverso.
E lascio il lettore immergersi in alcune traduzioni di Cavasino. Traduzioni fiorite, che lasciano al lettore ampi spazi e orizzonti in cui spingersi, un po’ più oltre, un po’ più saggio, cosa che ogni lettura, ogni traduzione dovrebbe essere capace di dare.

 

ITACA

Quando parti alla volta di Itaca
augurati che il tragitto sia lungo,
pieno di avventure, pieno di sapere.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’adirato Poseidone non temere,
mai li incontrerai sulla tua strada
se il tuo giudizio rimane elevato, se un’emozione
squisita ti sfiora il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ostile Poseidone non li incontrerai
se non li rechi dentro te nell’anima,
se la tua anima non li erge innanzi a te.

Augurati che il tragitto sia lungo.
Tanti siano i mattini d’estate in cui
con grande gioia e immensa delizia
entrerai in approdi mai visti prima;
fèrmati negli empori dei fenici
e procurati bella mercanzia,
madreperla e corallo, ambra ed ebano,
e aromi sensuali d’ogni sorta,
quanto più copiosi aromi sensuali,
vai in molte città egiziane
e impara più che puoi dai savi.

Itaca devi avere sempre in mente.
Giungervi è la tua meta.
Ma non affrettare mai il viaggio.
Meglio se dura tanti anni
e vecchio ormai ormeggi nell’isola,
ricco di quanto hai guadagnato strada facendo,
senza aspettarti che Itaca ti dia ricchezze.

Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non saresti partito.
Nient’altro ha da offrirti.

E se anche la trovi spoglia, Itaca non t’ha ingannato.
Saggio come sei diventato, con così tante esperienze
avrai già capito quanto vale un’Itaca.

(1911)

 

MURA

Senza prudenza, senza pietà, senza pudore
m’hanno costruito intorno alte e salde mura.

Adesso sto qua seduto e mi dispero.
Non penso ad altro: questa sorte mi logora la mente;

fuori avevo infatti tante cose da fare.
Com’è che non guardai fuori mentre costruivano le mura?

Tuttavia, mai udii vociare di costruttori o rumori.
Inavvertitamente m’hanno chiuso dal mondo fuori.

(1897)

 

I TARANTINI SE LA SPASSANO

Stracolmi i teatri, musica ovunque:
qua bagordi e depravazione, là
dispute d’atleti e di sofisti.
Ghirlande sempreverdi adornano
la stuatua di Dioniso. Ogni angolo di terra è pregno
di libagioni. Se la spassano gli abitanti di Taranto.

Ma da queste cose si allontanano i Senatori
che a lungo parlano con ira, accigliati.
E ogni barbara toga che s’allontana
sembra una nube che minaccia tempesta.

(1898)

 

CANDELE

I giorni futuri stanno di fronte a noi:
una riga di piccole candele accese –
auree, ardenti e animate.

I giorni passati sono alle nostre spalle,
una misera fila di candele spente;
le più vicine fumano ancora,
fredde, disfatte e curve.

Non voglio vederle; mi angustia il loro aspetto,
e mi angustia ricordare la loro antica luce.
Guardo avanti le candele accese.

Non voglio voltarmi. Inorridirei vedendo
con che rapidità s’allunga la fila oscura,
con che rapidità si moltiplicano le candele spente.

(1899)

 

GIULIANO, CONSTATANDO NEGLIGENZA

“Constatando parecchia negligenza
da parte vostra verso gli dèi”, diceva con tono serio.
Negligenza. Ma cosa si aspettava dopo tutto?
Che badasse a riorganizzare a suo piacimento l’apparato ecclesiastico,
che scrivesse a suo piacimento esortazioni e consigli
al sommo sacerdote dei galati e ad altri personaggi simili.
I suoi amici non erano cristiani:
questo era positivo. Ma non potevano anche comportarsi
come lui (il convertito al cristianesimo) che giocava
con il sistema di una nuova chiesa
ridicolo sia nell’ideazione che nell’applicazione.
Dopo tutto erano greci. Ne quid nimis, Augusto.

(1923)

 


NOTA SULLE SEZIONI E RAGGRUPPAMENTI TEMATICI

Voluttà e visioni
Tombe, lutti e separazioni
Ellenismo
Meditazioni
Mito e storia
Idolatria e cristianesimo

La distinzione tematica qui presentata non ha la presunzione di proporsi come l’unica possibile né, tantomeno, come quella definitiva. Spesso infatti le poesie di Kavafis scandagliano  più di un argomento e possono collocarsi in più di un ambito tematico. In questi casi si trattava quindi di scegliere in maniera del tutto soggettiva il tema che appariva preponderante. È il caso, ad esempio, della poesia Miris: Alessandria, 340 d.C. che, pur rientrando a pieno titolo nella sezione ‘Tombe, lutti e separazioni’, ho scelto infine di inserire nella sezione ‘Idolatria e cristianesimo’, avvertendo lo stridente contrasto tra il paganesimo della voce narrante e la ‘cristianità’ del rito funebre di Miris come elemento dominante nel testo.
Le sei sezioni tematiche qui presentate […] sono in realtà delle macroaree tematiche al cui interno è facile individuare altre importanti sottodivisioni. Ecco ad esempio che all’interno della sezione ‘Mito e storia’ spicca il gruppo dedicato ai ‘regni ellenistici’ in cui ogni poesia aggiunge un tassello al mosaico in cui Kavafis disegna la parabola del lento e progressivo declino dei regni nati dalla straordinaria impresa di Alessandro Magno. 

 


TIZIANA CAVASINO:
Mi sono laureata in Lingue e letterature straniere moderne presso l’Università degli Studi di Padova e ho conseguito il master di secondo livello in Traduzione specializzata presso l’Università di Roma La Sapienza.
Ho tradotto sia prosa che poesia di importanti autori greci moderni e contemporanei e ho curato antologie di saggi, di racconti e di poesie pubblicate in Italia da Revolver Edizioni, Baldini Castoldi Dalai Editore, Caravan Edizioni.
Tra gli autori tradotti: Kostandinos Kavafis, Alki Zei, Katerina Anghelaki Rooke, Thodoros Anghelopulos, Zeta Kunduri, Basil Karadais, Evghenios Trivizàs.
Negli ultimi anni mi sono dedicata soprattutto alla traduzione di opere di letteratura per bambini e ragazzi e ho tradotto i libri Micioragionamenti di Alki Zei (2012), Il nonno bugiardo di Alki Zei (2018) e I cuscini magici di Evghenios Trivizàs (2019) per la casa editrice Camelozampa.
Nel 2007 sono stata finalista al Premio Monselice per la Traduzione Letteraria – Sezione Leone Traverso per la traduzione e la curatela del volume di Costantino Kavafis Eroi, amici e amanti (Baldini Castoldi Dalai Editore, 2006).
Nel 2019 la traduzione del libro Il nonno bugiardo di Alki Zei (Camelozampa, 2018) ha vinto il Prix Chronos ed è stata semifinalista alla IV edizione del Premio Strega Ragazzi e Ragazze (categoria +6).
Nel 2020 la traduzione del libro I cuscini magici di Evghenios Trivizàs (Camelozampa, 2019) è stato finalista al Premio ORBIL e ha vinto (2° classificato) la 41^ edizione del Premio Letteratura Ragazzi di Cento (Sezione scuola primaria).

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