Il sabato tedesco #10: Tilman Rammstedt, L’imperatore della Cina

“Il sabato tedesco”, rubrica da me curata per Poetarum Silva, prende il nome da un racconto di Vittorio Sereni e si propone di raccogliere riflessioni, conversazioni, traduzioni intorno a testi letterari. (Anna Maria Curci)

Tilman RammstedtL’imperatore della Cina
Traduzione di Carolina D’Alessandro
Del Vecchio editore. Prima edizione cartacea: settembre 2011; prima edizione digitale: gennaio 2014

L’infelicità aguzza l’ingegno, sembra dire Tilman Rammstedt con il suo romanzo L’imperatore della Cina, storia di viaggi sognati, architettati, irrealizzati e inventati.
Tilman Rammstedt, o meglio l’io narrante Keith Stapperpfennig, racconta di un nonno bizzarro e testardo, dispotico e dispettoso, affettuoso e attento per vie sconosciute ad altri; racconta delle sue manie, non di rado esilaranti, delle numerose ‘nonne’ di giovane età avvicendatesi al suo fianco, dei post-it di spiritosa sollecitudine sparsi per casa e indirizzati ai nipoti, a Keith e ai suoi fratelli, di mete agognate e di mirabolanti, acrobatiche avventure dei ricordi.
Le vicende si dispiegano su tre piani narrativi. Il primo piano è il presente, nel quale Keith vive, da giorni accucciato sotto una scrivania, in volontario (inevitabile?) isolamento. È da sotto la scrivania che Keith riceve la telefonata che gli annuncia la morte del nonno. Tra tutti i nipoti, è lui, Keith, che viene convocato per il riconoscimento del cadavere.
Il secondo piano è quello dei ricordi di Keith; sono ricordi che riguardano soprattutto il nonno, ma anche i fratelli e le sorelle, a proposito dei quali Keith dichiara: «Non so davvero con quanti dei miei fratelli sono davvero imparentato. Ma si parte dal presupposto che con la maggior parte di loro ho in comune almeno un genitore» (p. 19). Vita in comune in affollata solitudine, quella di Keith, ‘orchestrata’ dal nonno e vivacizzata a intervalli dall’arrivo di una delle ‘nonne’, compagne del nonno di durata più o meno breve. Con l’ultima in ordine di apparizione tra queste, Franziska, Keith ha una relazione sui generis.
Il terzo piano narrativo è costituito da una serie di lettere che Keith indirizza ai fratelli dalla Cina, dove, così afferma, è in viaggio con il nonno. Questi si è fissato con la Cina come meta, ha ignorato qualsiasi obiezione mossa dal buon senso. Il ruolo di accompagnatore è ‘caduto’ su Keith, nipote prescelto per somigliante diversità; la singolare battaglia di Keith contro questo ruolo è anch’essa oggetto della narrazione.
Il racconto del viaggio inventato si rivelerà una esplorazione, a tratti stizzita, il più delle volte sbalordita e incantata, nei sogni, nelle passioni e nei ricordi, un non-viaggio straordinariamente vivido, inusuale e inaspettata opportunità.

Anna Maria Curci

L’incipit:

Non potevo sapere che mio nonno era già morto nel momento in cui mi arrivò la sua penultima cartolina. Senza leggerla l’avevo messa da parte, così come avevo messo da parte tutte le cartoline precedenti, senza averle mai lette. Praticamente ogni giorno se ne stavano lì in agguato insieme alle bollette e alle pubblicità, formando sotto la scrivania una catasta sempre più pericolante, che coprivo con un vecchio giornale, anche se serviva a poco, in fin dei conti lo sapevo cosa c’era nascosto lì sotto.
Da dieci giorni quasi tutto si svolgeva sotto quella scrivania. Strisciavo lì intorno carponi e mi muovevo solo in quelle parti della stanza non visibili dall’esterno, le ginocchia imbottite con spugnette per lavare i piatti. Dormivo sotto la scrivania, mi ci spalmavo le fette di pane, disegnavo un cielo stellato sul retro del piano del tavolo, aspettavo che le due settimane fossero trascorse, che verosimilmente potessi essere rientrato dalla Cina, per spiegare in qualche modo ciò che c’era da spiegare, una spiegazione per mio nonno, una per Franziska e una per i miei fratelli, se fino ad allora non mi avessero scoperto. Mi dovevo far venire in mente qualcosa il prima possibile, non c’era tempo per le cartoline, quelle potevano aspettare, anche mio nonno, almeno così credevo, avrebbe potuto aspettare, ma poi arrivò la telefonata, e la storia dell’aspettare passò in secondo piano.

L’imperatore della Cina ha vinto il premio Ingeborg Bachmann nel 2008 (qui testo, notizie e video). Nel 2012, sempre per i tipi di Del Vecchio editore e con la traduzione di Carolina D’Alessandro, è stato pubblicato in Italia il suo romanzo A portata di mano. Tilman Rammstedt è nato a Bielefeld nel 1975 e vive a Berlino. Scrive e fa parte del gruppo musicale Fön.

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