Filippo Ravizza, Sei poesie inedite

 

Il chiarore dei capelli

Danzare, muovere nel ritmo la testa,
incuranti del chiarore dei capelli…
la sentite? sentite la carezza del mondo?
tutto è una maschera impossibile
sì ma è dolce la carezza delle cose
tutto in fondo abbraccia questi capelli
bianchi questi occhiali queste teste
occidentali…
arriveremo, arriveremo senza
mai pensarci, senza mai pensare,
la fine inaspettata coglierà
mentre staremo cantando mentre
staremo stringendo nelle braccia
il nulla, l’ovattato mondo,
l’incoscienza che ci viene incontro.

.                                                2018

 

Dimmi, dimmi

Dimmi dimmi dimmi tu quando mai
ti troverò stella mia dimmi tu
se verrai vita mia a bussare
alla mia porta in un giorno di sole
dalle colline ombre di scale
vuole che il tempo sia uguale
a noi verticale nelle mie ossessioni
le prigioni che ogni uomo cresce dentro
dentro di sé oh sì oh sì qui
qui dove ora io ti guardo
vita mia quando mai ti amerò
se spegne il ritmo la certezza
che dice: ecco la carezza
che aspettavi, essa illumina
la finitudine che sei,
il volto che hai, l’esistenza
nella noia nella finzione
la sognante verità dell’inazione
che qui ci sprofonda nel lucore
della pagina bianca nella
tua illusione che chiamasti “amore”.

 

L’ultimo percorso

Vedi? Tutto spinge senza interruzione
apre impeto e corrente verso un
compimento continuo che ti porta
lungo il sentiero ti porta inanella
i giorni via via uno dietro
l’altro dietro l’altro ed ecco:
non te ne eri accorto amico
mio non te ne eri accorto ma
il movimento ha preparato ha
costruito la fine del sentiero:
resterà forse solo un’eco flebile
l’impronta del sorriso il nascondere
lo stupore di essere spinto non aver
mai scelto nulla nemmeno l’ultimo
percorso nostro atto e movimento.

 

La via dal nome imperatore

In questo abito chiamato tempo
tornare come da bambino sul
triciclo ripensare la via dal nome
imperatore i grissini amato
padre amata madre
ora finiti per sempre nel nulla
eterni nel loro non essere più
mai per sempre più loro
giovani e sorridenti in via
Teodosio negli Anni Cinquanta
della mia Milano Novecento
dorato amato vissuto nella carezza
della Storia lì la nostra vicina
aveva due figli dai nomi russi
io bambino tornavo dall’asilo
con Vladimir e Natascia la Storia
già era con me ma io non lo sapevo.

 

Dovevano restare

Nelle infinite sere come questa
giovani cavalli come questi
romperanno il passo imporranno il
galoppo all’orizzonte, ma non sapranno
mai di te, di noi; di quel desiderio
di correre percorrere quei cammini
che dovevano durare, restare,
restare lì, anime trasmigranti
cattedrali evenienti restare
almeno un milione di anni nella
mente e nei cuori” avari di altre
ossessioni dimentichi della
crudele cecità oh viltà viltà
del tempo mio tempo tuo tempo
tempo nostro povero e breve suonano
musiche in fondo in fondo a questo orizzonte
la tutta vera fronte di delizie
e battaglie le forze le voglie
tutto impossibile siamo superficie
falsa, superficie opaca, una
verità che in realtà non esiste
e forse presentono forse lo sanno
i puledri che questa sera hai visto
come folli spezzare la linea
l’orizzonte, mentre uscita dalla mente
torna un’allucinazione: tutto ci
sarà finchè ci sarò io, poi
il niente che non ha parole.

.                                  Assuan, Alto Egitto, 10 gennaio 2020

 

L’amore certo c’è

Guarda: fu inattesa la presa
del virus sulla nostra intera
stagione terra grande e fugace
terra verace nelle pieghe del
dolore l’amore certo c’è la forza
è della ragione nell’equilibrio
delle cose; o nostra speranza
nazione dell’umanità pensa
aprile pensa amore aprile
caldo sarà il sole tra poco
poche sere poche stelle
poche vite; qui a Milano
qui sulla terra intera tra
un giorno tra un mese
tra un milione di anni.
Ecco finiranno tutti gli affanni
sorrideremo toccandoci chissà
se mai saremo migliori di prima
prima di te coronavirus sorridenti
corrono i bambini della terra:
è loro, non tuo, loro è il futuro,
loro sarà la giustizia, per loro
verrà finalmente l’uguaglianza
vera la sincera passione della
appartenenza una comune
dimensione umana.

.                            Primavera dell’anno 2020

 


Filippo Ravizza è nato a Milano, dove risiede, nel 1951. Poeta e critico letterario, è autore di otto raccolte di versi: l’ultima in ordine di apparizione è La coscienza del tempo, uscita nel giugno 2017, presso La Vita Felice Editore. Prima di questa ha pubblicato , Nel secolo fragile (La Vita Felice Editore, 2014); La quiete del mistero (Amici del Libro d’Artista, 2012); Turista (LietoColle, 2008); Prigionieri del tempo (LietoColle, 2005); Bambini delle onde (Campanotto, 2000); Vesti del pomeriggio (Campanotto, 1995); Le porte (Schema Editore, 1987). A Milano ha ideato e realizzato, insieme al docente e critico letterario Gianmarco Gaspari, “Lezioni della Storia – Dopo un secolo quale memoria”, ciclo di conferenze iniziato nel 2011.

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