Paolo Carlucci, Nella Mitteleuropa

Gustav Klimt,
Ritratto di Fritza Riedler, 1906
Museo del Belvedere, Vienna

 

Nella Mitteleuropa

Frammenti d’un viaggio tra Vienna e il Reno

Nel cuore oscuro della Bellezza

Frammenti di un viaggio viennese
luglio 2019

Andando ho confuso gli abiti
del mio tempo … Mi sono disfatto
nel cuore oscuro della Bellezza
elegante, affacciata alla crisi
di un vetro che aspetta tra i baci
schiudersi la bocca gelata di fuoco,
la guerra, l’eros dell’oro che puledra
nel cielo chiuso di un prato il piacere
delle farfalle… E il canto si offre
alla morte d’amore, sinfonia nuova
ecco mi sale il flusso delle emozioni.

Fanciulle per sempre, solfeggiano
note d’ansia poi le donne inquiete
dai quadri di Klimt scendono nuove…
Tra dettagli d’estetica al tramonto
Loro mi stanno sfarzose d’abbracci
non dati, raffinate ladre di baci
al valzer d’ogni ombra della sera
così tra le sale del Belvedere viennese
oggi ho raccolto profumati quei dolci
ventagli di vita, i loro ritratti famosi
sospesi al muro del tempo dell’arte.

Il nero di Giuditta, ecco, lussurioso
mi ribolle ricordando il mio primo
lontano, liberato piacere: il nudo sesso
in cammino verso l’abisso di Eva; la foresta
rossa del primo bacio, mi fu turbine di vento
sulla bocca ancora adolescente… Tralci e
vitigni, grappoli d’amore nelle nostre mani
curiose, vive e golose di pubertà infinita.
Così di me ho lasciato affiorare nel cielo
d’un quadro il sole furioso d’amore, aritmie
d’ombra i passi del mio stesso cuore, qui
diviso tra pianeti di ricordi e agonie d’affetti…

… Ma dove avanza ora lo sfacelo del viso
di mio padre lontano, al confine, quasi
al fronte dell’estremo silenzio nel video
speditomi per cellulare dalla nuova badante
in affanno tra rantoli, guaiti: e i gesti sono
gli armadi aperti della nuova follia, il coltello
rosso, domestico, da frutta, diventava
la rabbia inconscia, irruenta dalle mani
di un vecchio, educato uomo in cravatta
che nel tempio dell’insulto resta insonne,
in veglia, orante d’infamie e bestemmie…

Così va questo mio viaggio, e doppio sogno
sovrapposto di Secessione: dorata inquietudine
ora il cielo su Vienna m’accompagna nel museo
dell’angoscia, muto crepuscolo, voci perturbate.
Interno vellutato di mostri, la famiglia ci sta
caso clinico di vita reale nella terra oscura
del Professor Freud. Ora un nuovo racconto
mi sale dal cielo degli occhi pazienti di Irina,
che lontana regista si fa d’un ennesimo video
di dolori, l’insonnia cresciuta smisurato albero
alla luce macabra, contagiosa della luna d’estate.

Metallo d’inquietudine la luce del suo sorriso,
Fritza Riedler in cerca d’aiuto nel mare dei sogni,
con la cenere inconscia dipinta nelle parole. Poi
l’occhio s’incanta su altri nervi in poesia, incontro
torvo lo sguardo: un ritratto di Schiele è lampada
oscura, fotocamera accesa sul porto ferito di pianto:
il mare del nostro cuore diviso al girasole della notte,
ai quattro alberi, insonni come le nostre voci chiocce
al telefono, nude di pietà, estreme come le righe o
sbarre della città inferno. Senza prati, senza Dio
tra voci di madri malate, il bene maremoto di verità
scordata tra i libri al macero della pazzia lucida
che afferra le nostre comuni viscere di sangue
in cerca di voci rincuoranti i dissidi del viaggio,
del bagaglio trasportato in fuga, viaggiatori stanchi.

La notte pulsa In fermento nella casa lontana
fino all’inferno che qui mi torna in ogni dipinto.
Montagne incantate di solitudine: nudo, senza schermi
di sogno, il dolore mi si mostra su due fronti: accesa
ombra di verità il tempo della mente, ora disfatta
al raggio dell’arte, che per due volte m’ha reso ospite
e testimone insieme – pittore di parole in spine di follia
raccolta tra le tele in mostra e i siti di WhatsApp…

E il viaggio riprende tra storici, paludati caffè-specchi.
I cacciatori di Brueghel guatano frammenti di gioia
nel vasto silenzio della neve, fra caldi giochi d’inverno.
Il bianco si contorna di nero, è pista al museo tra selfies
leggeri, videoclip di smaniosa riproducibilità tecnica.
Dono evoluto all’uomo che tace intanto, scattando,
ma osserverà forse dopo, nel vetro/schermo Samsung
touch screen; senza più tempo e spazio il nostro mondo
oggi fermo moto-perpetuo in cerca di social-condivisioni:
il mi piace virale, codici e voci smarrite fra le reti….

Mi restano le rocce dei paesaggi, le case a pergola,
liberty-moderniste, di Otto Wagner… La libertà
nella storia ha la sua musica. Ora meglio la sento,
la eseguo: marcia dolorosa e nuova verso la salvezza,
che mi altalena gli occhi nella soffitta del sogno.
Aereo, lo scialle bianco dell’appello allarmato in video
di Irina, domestica ucraina e lontana: in video-sofferenza
lei quasi dà il tempo allo splendore della Donna di Klimt,
algida e vogliosa, che alla finestra della fine mi saluta.

Agosto 2019
*Versi a margine della storia d’un viaggio in Germania

Worms

Santi nell’ombra del Reno… Distesi
sandali celesti, tra cattedrali riformate,
nude d’oro e d’ogni moneta, protestata
in nome d’una fede vera, evangelica.

Il mio andare è un incontro nuovo
per incanto tra pietre e Storia,
al venire della notte. Smisurate braccia
in ricerca, io oggi più ricredo
al fiato del cielo che, tra queste
volte, mi fa bordone, e, al vespro
del giorno, amico.

Viandante lungo
il corso del Reno, mentre le rondini
migrano a sud in sosta tra le croci:
impennate e gotiche d’assoluto.

 

Reno, padre di cascate e paesi

Reno, Mosella, Neckar
specchi di cielo tedesco
e della Storia, le correnti
tra questi fiumi i giorni miei
tempestosi ho confuso.

Dolce ad Heidelberg il destino:
ovunque incontravo poesia.
Su una finestra ho fermato
il tempo fraterno dell’ombra…

Alberi rossi di tramonto
braci di sogni i pensieri
al fresco porto della sera…
Alla tolda s’ancora il silenzio;
apre la notte un filo di luna.

Smarrito ma credente
d’un sogno ho ritrovato
il risveglio nella corte
di nuvole dell’alba
sul letto di questo fiume
padre di cascate e paesi.
Dio entra nella storia.

Hai lasciato fiumi di pietre
d’inciampo nelle piazze,
nei prati, nei boschi i brani
del tuo corpo passato.

Germania,
questo ci hai lasciato
appunti di memoria
per il domani:

Un’idea di Dio nuovo
che per colpa delle bandiere
ha fatto stragi, campanili di fumo.
Germania, terra dilaniata
tra guerre, progrom e crociate.
Solo i tuoi fiumi sono oggi
i tuoi pacificati annali alla foce
dei nostri occhi in viaggio.

Oro povero, evangelico:
appesa la croce del Tempo.
La nebbia mi risplende più alta;
quercia millenaria, nodi di miti.

Radice sacra s’oscura la parola
in ronda d’armi veglia la Notte.

Dorme invece oltre la selva
tra ghiande e scoiattoli
vorticoso in abbraccio d’acque
il nodo d’Europa, Coblenza.

Più a nord Aquisgrana
respira diademi, cristalli
d’acqua palatina.

Va come corsia autostradale
d’acqua magica, impetuosa
la corrente del mio cuore

Ferve a margine il Tempo
della libertà, in vena
pulsano, sento leggende,
i colori dei tuoi fiumi,
mille note, movimenti
e sinfonie di te, Germania:
greto profondo, sassi di storia
posati sulle fiabe della paura.

 

Al balcone del Tempo

Accende la noia dell’alba a Magonza
quest’abaco di fiere inselvate tra nubi
gorgoni di pioggia sulle case a graticcio.

Ecco l’occhio in cammino tra le cattedrali
che s’affaccia curioso. Al balcone del tempo,
legge titoli lunghi di guerra, di fame, di stupri
e bestemmie. La Bibbia riapre con Gutenberg
le sue grandi pagine, atroci in folio.

Eterno riprende il treno dell’odio la corsa.
Nei chiostri divelte macerie ancora
mi porgono aperte le ferite al costato
dei crocifissi violati nelle messe di guerra.

Steli di memoria, mi restano qui omaggio,
queste vesti d’antichi progrom di ebrei,
streghe, alchimisti, riformatori dubbiosi
ed altre pecore senza pastore…

Macelleria per fede d’odio, a quel tempo
così l’evangelo fu regno di fame: la tavola
dei figli di Dio era candelabro di spade.
Nelle città tedesche, terribili teatri le laudi
di sangue raccontano ancora le Cronache,
i quadri dell’archibugio volto agli spalti
resi calvario di sassi e notte, di vedove
o madri coraggio in fuga nelle foreste nere…

Pezzenti in cerca di paradiso: vivere un giorno
in più senza roghi e alberi d’impiccati
alle rive fiorite dei fiumi. Oh quanto sanno
di storia i corsi d’acqua della Germania, divisa
da starne di fede diversa tra il Reno e l’Elba….

Vagabondo e scalzo Dio anche stanotte
quelle onde del Reno accende di fiamme
scenografiche, andando tra fiumi di birra
che ricorda festosa i roghi d’orrore, il dolore
del sole d’estate allo svanire: lento della sua coda
di pavone che tra castelli fiorisce melo d’autunno.

Resta più freddo della morte il chiostro vuoto.
A Magonza si brinda sempre alla memoria.

© Paolo Carlucci

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