Maria Grazia Calandrone, “Giardino della gioia”, Mondadori 2019 (rec. di Michele Paoletti)

Giardino della gioia, Maria Grazia Calandrone (Mondadori, 2019)
Nota di Michele Paoletti

Dopo Il bene morale – e ancor prima con Serie fossile – Maria Grazia Calandrone ci consegna un lavoro praticamente perfetto, dalla struttura solida e appassionata. Il Giardino della gioia costruito da Calandrone mi ha subito portato alla mente un altro giardino, la monumentale opera costruita da Niki de Saint-Phalle a Capalbio (GR) nel corso degli anni ’90: Il giardino dei tarocchi.
Nel 1985 andai a Barcellona e vidi per la prima volta il meraviglioso Parco Guell di Gaudì. Capii che mi ero imbattuta nel mio maestro e nel mio destino. tremavo in tutto il corpo. Sapevo che anche io, un giorno, avrei costruito il mio Giardino della Gioia.” scrive Niki. Nel parco, gli arcani maggiori dei tarocchi sono stati realizzati dall’artista sotto forma di sculture, talvolta gigantesche, rivestite da specchi e piastrelle, ogni figura carica del suo simbolismo primigenio arricchita dalla personale visione dell’artista. Nulla è più rivoluzionario della gioia dice Niki De Saint Phalle e Maria Grazia Calandrone sembra accordare la sua voce a quella dell’artista francese.
Giardino della gioia è dunque un’opera rivoluzionaria perché nasce dall’amore e all’amore torna incessantemente.
Il poemetto che apre la sezione omonima altro non è che uno struggente canto d’amore pieno di meraviglia:

canto il vento sottile che non sentiamo e spira
nella distanza tra le stelle

canto il nostro stendardo
che schioccava nel vivo della menta romana

canto il letto di foglie
e il guscio candido della ninfea

e canto l’oro crudo dei tuoi occhi
semplici e trasparenti come un sì

La voce percorre la materialità del corpo, la materialità dell’esserci, indugia sulle cose forti, sul corpo nudo esposto alla felicità e questo senso di esposizione rappresenta al tempo stesso abbandono ed energia, comunione con la terra e con l’altro. 

quando ti esponi sei la piena estate
con la sua gloria di alberi maturi

Accettare l’altro, sparire nell’altro, rinunciare all’io è la forma più pura di amore: perdendoci ci ritroviamo altro da noi, sparendo finalmente siamo anche se l’anima umana risulta un contenitore insufficiente per il sentimento amoroso. In tutto questo la poesia, profondamente anarchica, intona la sua voce/ al rombo delle stelle intergalattiche che compongono la materia di cui siamo fatti e di cui è fatto tutto l’esistente intorno a noi e intercetta il corale profondo e ininterrotto di questa/ forza che «move il sole e l’altre stelle», la forza che Dante chiama amore.
“La mia poesia è dedica. Nient’altro. Anche quando è testimonianza, è dedica” raccontava Maria Grazia Calandrone in un’intervista di qualche tempo fa (qui) e sono dediche i testi che compongono la sezione Tempo reale, dove la parola poetica tocca vertici altissimi (basti leggere Fototessera di Lucia Galante scritta per la madre naturale dell’autrice o Interiore invernale, per la nonna Gaetana, ma anche Dell’utopia del volo, per Marcello Benvenuti, record italiano di salto in alto 1989). In ognuno di questi testi la vicinanza con l’altro è totale, la parola consente di rompere una distanza, riesce a farci sentire, a far vibrare all’unisono la nostra materia insieme alla materia di questo indescrivibile, inafferrabile (meraviglioso)/ mondo.

Tempo reale si chiude con un testo, Le case infinite (Sarajevo, Derventa, Tuzla – Viaggio in una guerra non finita) che mescola, poesia, testimonianza, dedica, un viaggio attraverso una terra in cui l’aria ha memoria, le cose hanno visto/ uomini arrampicarsi/ inseguiti dagli uomini. La similitudine con l’Italia del secondo dopoguerra è apparente, qui ognuno ha un sogno solo per se stesso, qui, lasciati soli, i vivi/ sono piegati a chiedere nient’altro/ che la propria vita.

Ogni poeta ha una parola caridinale e, come più volte affermato, per Maria Grazia Calandrone questa parola è compassione, nel senso più etimologico del termine ovvero sentire insieme, sentire il sentimento dell’altro. Giardino della gioia è un libro pieno di compassione, un libro che percorre la corda sottile che annoda gli esseri umani, le cose vive, le particelle. La compassione si fa ancora più viva nelle sezioni Il disamore e Spam poetry, qui l’autrice vuole mostrarci il rovescio dell’amore, le sue estreme conseguenze, dando voce a vittime, assassini e carnefici che sono stati protagonisti di casi di cronaca nera. Uomini, e soprattutto donne (Nadia Frigerio, Luciana Cristallo, Stefania Albertani, Rosalia Quartararo tra le altre) di cui vengono mostrati fotogrammi delle loro strazianti vicende:

superflua e inutilizzabile, l’energia dell’amore non vissuto
si trasforma in sostanza radioattiva

Il dolore annidato dentro questi esseri umani li ha contaminati e, tracimando, ha corroso i legami, portandoli a gesti estremi: il lettore ascolta la loro voce, la vicinanza è completa, il giudizio da parte dell’autrice sospeso, i fatti mostrati in maniera netta, cruda.

Il libro prosegue indugiando ancora sul concetto di gioia, poiché accogliere/ la gioia è il mestiere di tutta la vita, una gioia che sconfina oltre le galassie, diventa particella primaria degli esseri viventi, delle cose vive, una gioia che è porta e ponte tra i vivi e i morti, tra la natura e il mondo sottile dove si muovono i poeti e le creature amorose. E in questo Giardino, ci perdiamo, ci scomponiamo negli altri, miliardi/ di continenti inesplorati, ci facciamo particella e fuoco che non finisce/ se non finiamo.

© Michele Paoletti

INTERIORE INVERNALE

a Gaetana, mia nonna

Ogni volta che ti penso – ma non è esatto
scrivere che ti penso, semplicemente
consisti
nel peccato
di amare la vita – vedo la cucina
d’inverno, l’ammattonato a scacchi di graniglia bianca
e verde, il carrello carico
di broccoli e arance, le foglie generose
e scure sporgere all’orlo
delle buste, l’aria fredda, la brina sui vetri
e il sole di mezzogiorno
intiepidire la soglia
di marmo, i vasi
di gerani al davanzale, le arance sul vassoio, i pavimenti
passati a cera. Un interno perfetto. E la tua muta
presenza seduta
come un sasso negli anni sulla riva del fiume,
la tua esistenza concentrata all’angolo
della cucina. Mentre il mondo cambiava (la guerra
del Vietnam, Pasolini, Moro,
la caduta del Muro
di Berlino) tu come gli animali
stavi senza domande. Senza dolore. Semplicemente
esistere. Esistere
e basta. Essere casa come sono casa
i corpi, gli abbandoni, le guarigioni.

E il tuo corpo alla fine oltre il limite umano sporgeva chiaro
all’orlo della vita come le foglie
d’arancio dal carrello. Esistevi oltre il limite,
per non lasciarmi sola. Curavi il disamore
che sarebbe arrivato, nella mia vita
come in ogni vita, con il tuo essere
come la pietra d’angolo
della realtà, quella che argina
l’incrollabile vuoto
della materia, l’albero appena prima del deserto.

Roma, 28 agosto 2018

 

VEGLIA ALLA CENERE

Dare l’acqua al basilico,
aggiungere una manciata di sale grosso
all’acqua di cottura
sono gesti che bastano, per ora,
a distinguerci da quello che muore.

Roma, 26 aprile 2018

 

sembrava una faccenda naturale, che tu nascessi, coi muscoli crociati in posizione
e tutto il corpo predisposto al vivere, sembrava niente

che tu cadessi
in tutto quello che incomincia
a morire

incorniciato dai fiori
e con la gola scoperta:
.                                          ecco
la vita in campo aperto,
con la rachide
tutta fiducia,

le ossa ancora cave
dei bambini, come le ossa degli uccelli
e le borchie d’ottone
poi, a riflettere il sole

sulla terra che prende colore,
dove sarai
grande abbastanza
da diventare niente
per sempre
e dire un cuore solo non basta
per ricambiare
la bellezza, che vedo

19 ottobre 2017

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.