Poesie da ‘Non essere’ di Alberto Cellotto

Esistono i cavalli vicino ai fiumi. Esistono le strade e hanno
rispetto, esistono i colli nei pollai nascosti tra le lamiere
di questo mattino diviso: il sole, l’ultima nebbia accecante.
Esistono le onde i doganieri gli spettri i sogni che cambiano
pegno ai giorni. Gli specchi no, non esistono più. L’igiene
del mondo poteva essere un colore infranto sullo spazio
sempre più sottile sempre più verosimile
fino a farci sbucare nel bianco.

*

Il filo tra la casa vecchia e quella abitata portava
corrente e di notte sempre un topo al terrazzo. Lì
a un passo infilò mio papà una latta d’olio e il topo
non venne più. Non so se la tosse degli anni condurrà
ancora topi oltre la ringhiera amaranto tra i panni
e le scope, ma la lotta resiste la ruggine quando piove
il senso la spartizione e l’altezza tra le due case
che vengono con noi come fossero
l’estremo disprezzo del mondo.

*

 

Quello vecchio lo bruciamo noi o lo tiene per ricordo? mi ha chiesto
senza pensare stamattina l’addetto in questura al rilascio
di un passaporto nuovo. Senza pensare ho detto lo tengo
ma dire per ricordo non potevo. Non penso però
lo riaprirò, non credo sfogliare timbri datati di paesi
sia ritrovare viaggi, passaggi o coincidenze perse magari.
Dovrei bruciare io, con tutto quello che per niente tengo
tengo e tengo per pensarmi più lento a perire.

*

 

Aspetto il riso che decide e dice non curi e niente
sai costruire. La bocca arriverà da un paese di frutti
alti più vicino all’acino nel sole. Ma io so incastrare
una pietra sotto una ruota. Il piano inclinato mi ha sempre
favorito. Al vento un fumo e al sole le ombre. Due uccelli
morti non stanno in cielo né in terra o sotto la rete
che trattiene il giorno dall’alzarsi: tutto è pronto
affinché vibri un’ugola per dispetto all’eternità.

 

*

La luce non è sempre esistita. Dopo l’esplosione sparì
e il suo ritorno s’aspetta sempre al contrario dell’essere.
Buio predato in una trasparenza di medusa, volevi dire
che a me risponde l’inverso di me, incapsulato di tempo
e riso, e che vivere è un clima spostato avanti presente
e pronto a collassare davanti allo spreco di ogni colore.

.
.
Alberto Cellotto, Non essere, prefazione di Maria Anna Mariani, Vydia editore 2019, pp. 88

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