Ostri ritmi #25: Matjaž Pikalo

 

Rojstvo vesolja

Galaksije se zbirajo v jate, Zemlja
je žejna, čaka na zadnje dni, na
dež, ki prihaja. Vesolje se še zmeraj
trese, in čeprav so od velikega poka,
praeksplozije prostora samega, minile
še milijarde let, slišimi pojemajoči
odmev stvaritve. Pika sem, natakarski
učenec, nekdo mi je dal ime, da bi se
pošalil z mano. Zdaj poznam vpliv
gama žarkov na rast mesečkov. Ne
sovražim sveta, v katerem bivam, čeprav
včasih mislim, da bi zaslužil kazen.
Moja radovednost je enaka natančnemu
opazovanju gibanja zvezd, ki ga je v
službi kitajske cesarske vlade izkazal
Yang Wei Te. Sem edina priča novi,
strahoviti eksploziji, ki je povsem
raznesla mogočno zvezdo.

.

La nascita del cosmo

Le galassie si riuniscono in banchi, la Terra
è assetata, aspetta gli ultimi giorni, la
pioggia che sta arrivando. Il cosmo
sta ancora tremando e seppur dal grande scoppio,
la pre-esplosione dello spazio stesso, sono
passati già miliardi di anni, sento l’eco
morente della creazione. Sono un punto,
un’apprendista servitore, qualcuno mi ha dato un nome
per prendersi gioco di me. Ora conosco l’influsso
dei raggi gamma sulla crescita della calendula. Non
odio il mondo in cui abito, benché
a volte pensi che meriti una punizione.
La mia curiosità è uguale alla precisa
osservazione del movimento delle stelle, che
Yang Wei Te ha dimostrato al servizio
del potere imperiale cinese. Sono l’unico testimone della nuova,
mostruosa esplosione che ha completamente
distrutto l’immane stella.

 

Pozitivni total

Alojzu Krivogradu – Futyju,
kjerkoli že je.

Sinoči sem te objemal, kot takrat, ko sem
te objel zadnjič. Objem je govorica telesa,
identiteta je določena z dotikom rok. Zrak
v sobi je nabit z elektriko, kot če ugasneš

luč in si potegneš pulover čez glavo, da se
zaiskri. Danes je druga nedelja v adventu,
zato in zate prižigam drugo svečo. Iglice iz
venca se mi zapikajo v kožo. Sem kriv, ker

sem živ? In kje si ti in kje sem jaz? S
stolpov visijo ledene sablje, Ljubljana je bela.
Topovi molčijo, španski jezdeci so ostali. Zakaj,

če ostaja pozitivni total, še govoriti s sliko?
Podgani, ki umre, omahne spodnja čeljust, risus
sardonicus. Zdaj razumem, da si slikal smrt.

.

Totale positivo

Ad Alojz Krivograd – Futy,
dovunque egli sia.

Stanotte ti ho abbracciato come allora, quando
ti ho abbracciato per l’ultima volta. Un abbraccio è linguaggio del corpo,
l’identità è definita dal tocco delle mani. L’aria
nella stanza è carica di elettricità, come quando spegni

la luce e ti levi il maglione dalla testa, mandando
scintille. Oggi è la seconda domenica d’Avvento,
per questo e per te accendo una seconda candela. Gli aghi
della corona mi si piantano nella pelle. Sono colpevole,

perché sono vivo? E dove sei tu e dove sono io? Dalla
torre pendono sciabole di ghiaccio, Ljubljana è bianca.
I cannoni tacciono, i cavalieri spagnoli sono rimasti. Perché,

se esiste un totale positivo, parlare ancora con un’icona?
A un ratto che muore cede la mascella, il risus
sardonicus. Ora capisco che ritraevi la morte.

Glas angela

Glas angela kliče drobno, njegovo sled
gluho prekriva sneg. Polž v ušesu ga ne
more več pozabiti, v aparatu ga prepozna
na daljavo. Potovanje svetlobe zrcalno

obarva s tišino svojih kril. Z vetrom leti
kot ribji mehur, ki ga je Eskim napihnil
otroku za igračo, balon. Zdaj vem, da mi
je bil poslan, ko sem se sam potikal po

Rue Beaubourg. Na določeni točki ladje
se sliši kot v slušalkah, točno tam, kjer so
Štefanovi igrali na orgelske piščali. Človeška

ribica zastriže z uhlji, podzemlje napolni
slika zvoka. Na oknu stresa pernice dekle,
zvok bobna utrne zvezdno žilo. Rodi se sin.

.

La voce dell’angelo

La voce dell’angelo chiama piano, la neve,
sorda, copre la sua scia. La coclea non può
scordarla, nell’apparato la riconosce già
da lontano. Con il silenzio delle sue ali

colora di riflesso il percorso della luce. Vola col vento
come la bolla di un pesce, che un eschimese ha gonfiato
a un bambino come un gioco, un pallone. Ora so
che mi è stata mandata mentre vagavo per

Rue Beaubourg. In un preciso punto della nave
si sente come attraverso una cornetta, proprio lì,
dove gli Štefan suonavano le canne d’organo. Il pesciolino

umano agita le orecchie, riempie il sottosuolo
l’immagine di un suono. Alla finestra una ragazza scuote la trapunta,
il suono di un tamburo colpisce la vena celeste. Nasce un figlio.

 

Novo jutro, nov dan

Vidim, kako počivaš na svili, Valéry,
božji prst je usmerjen na začetek besede,
na prvo žogo. Prav sem slutil, v pravo
smer sem šel, čeprav se slabo znajdem.

V začetku je bila beseda, pismo je priromalo
v prave roke. Prvotno so se ljudje ravnali
po jutru, tako so spoznali dan. Živali, ki so
jih jedli, niso risali na stene votlin. Na

oltarju so bile lobanje drugih živali.
Veter je počesal pampe, v stepi je
zakinkala lama, pastirju v zabavo. Na

svilo sneži. Novo jutro je potrpežljivo,
kot maček, ki čaka na miš v travi. Bom
spoznal nov dan? So črke abecede prave?

.

Nuovo mattino, nuovo giorno

Vedo come riposi sulla seta, Valéry,
il dito divino indica l’inizio della parola,
la prima sfera. Ho avuto intuito, ero
nella direzione giusta, sebbene mi ci trovi male.

In principio fu il verbo, la lettera è passata
per le mani giuste. Un tempo le persone seguivano
il mattino, così hanno conosciuto il giorno. Gli animali che
se ne cibavano, non dipingevano sulle pareti delle gole. Sugli

altari c’eran teschi di altri animali.
Il vento pettinava le pampas, nella steppa
il lama annuiva a un pastore divertito. Sulla

seta nevica. Il nuovo mattino è paziente,
come un gatto che aspetta il topo nell’erba. Conoscerò
un nuovo giorno? Le lettere dell’alfabeto sono giuste?

.

Da Matjaž Pikalo, Bile [Vigilie], Ljubljana: Študentska založba 1997

.

© Scelta e traduzione a cura di Amalia Stulin

Matjaž Pikalo nasce a Slovenj Gradec, nella Slovenia settentrionale, nel 1963. Ancora al liceo, inizia a collaborare per la radio locale e in seguito continua con Radio Študent, quando si trasferisce a Ljubljana per frequentare l’università. Nel 1988 si laurea in Etnologia e Sociologia della cultura alla Filosofska fakulteta e nello stesso anno sulla rivista Mladina viene pubblicata la sua prima poesia. Negli anni le sue liriche compaiono su numerose testate, tra cui anche Dnevnik, tra i principali quotidiani del paese e diverse riviste dedicate all’educazione e alla letteratura per ragazzi. Inizia così la sua carriera di scrittore, che lo porta, nel 1990, a pubblicare la sua prima raccolta di poesie (V avtobusu [In autobus]). Ne seguiranno altre sei, di cui l’ultima è del 2016, Rekla si, da hočeš [Hai detto che volevi].
Quello di scrittore non è l’unico percorso che Pikalo intraprende nel corso degli anni ’90: il poeta recita infatti in alcuni film, in serie televisive, spot pubblicitari e spettacoli teatrali. Verso la fine del decennio, messa da parte la carriera da attore e, temporaneamente, anche la poesia, si dedica alla prosa, pubblicando tra 1998 e 2002 quattro romanzi e incidendo tre album con la sua band, gli Autodafè. Negli anni Duemila si dedica anche alla drammaturgia, scrivendo cinque testi teatrali e diverse opere per ragazzi, oltre a tornare, finalmente, anche alla poesia.

.

© Nota a cura di Amalia Stulin

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