Francesco Salvini: inediti da Il risveglio (poesie su Stonewall)

 

I

A volte basta il volo di una scarpa,
ciò che di solito rimane a terra
decide di acquisire un po’ di cielo.

Dopotutto è un azione minimale
se poi consideri la gravità
che in men che non si dica ti riporta

giù. L’esistenza è fatta di momenti
come questi che se non ripetuti
almeno a voce paiono dissolversi.

Però non sempre basta la parola;
a dirtelo qui è proprio una poesia
(e di parole in teoria dovrebbe

intendersene) che senza memoria
la spinta della carta resta storia.

.

II

Sento ancora l’odore di latrina,
impregna gli abiti, stupra la pelle;
cammino per le strade e mi sotterra
ciascun passo, dà tremiti improvvisi
per l’aria rarefatta che c’è fuori.
Ascolta: non è facile restare
scoperti se da sempre sei vissuto
nella fogna. La luce ti ferisce,
il lampione, falena, ti trafigge.
Però ricordi gli amori fuggiaschi,
la tenerezza da fuoco alle tue ali
sotto gli sguardi scolpiti di chi
giudica troppo. E per solo un secondo
appare quella lucciola nembosa
che il carapace teneva nascosta.

.

III

Siamo tutti sfruttati e sfruttatori,
un cane che divora la sua stessa
coda e abbandona i resti per marcare
il territorio. Alla fine non sai
la posizione sebbene l’assenza
di luce ti riveli il tuo star sotto
nel gradino più basso della scala
vergogna senza nome
– ma non è sempre un male, anche gli insetti
mangiati un po’ da tutti sono specie
dominante, riempiono il pianeta
eppure non lo possono sapere:
in quei loro cunicoli di sterco
cercano sempre in alto e si diffondono
altrove le speranze, sotto il ventre.

.

IV

A volte basta solo un tacco a spillo
che per un puro caso impatta contro
il cranio di qualcuno. Basta solo
un drink versato a terra e parte subito
la rissa; un tocco sul tasto, il cronometro
scatta e ti scopri numero impazzito

in mezzo al conto. Provare a capire
il tempo da seguire in una notte
in cui ciascuno cerca il proprio ritmo
non è facile. Cosa avresti fatto?
Sembra scontato adesso ma non vale
rispondere per ciò che è già accaduto

l’attimo esatto – e c’è ancora qualcuno
distratto in classe – Il cosmo ha contingenze
che tu non puoi spiegare, convergenze
di un secondo: così riprende il ballo.
La musica iniziata col disprezzo
continuerà ben oltre le ferite;

potranno pure provare a zittirti,
ma dopo un tacco a spillo nessun altro
potrà più dire che tu non esisti.

.

© Francesco Salvini

.

Nota
Ringrazio Vanni Piccolo per avermi inconsapevolmente spinto a scrivere. I testi si riferiscono ai moti di Stonewall e alla condizione degli omosessuali in quel periodo; il finale è stato influenzato dai fatti avvenuti al Pulse e dalle dichiarazioni di un ministro italiano quanto mai zelante nel creare disparità.
I testi qui presenti fanno parte della raccolta inedita Il peso della superficie.

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