Sonia Ciuffetelli, La farfalla sul pube

 

Sonia Ciuffetelli, La farfalla sul pube. Postfazione di Cinzia Marulli, Arcipelago itaca editore, 2018

 

Metamorfosi

Ingollata l’aria del tuo bacio
già era svenuto il cielo
e il riflesso della stella
nel tuo bicchiere pieno non tremava

né si muoveva il vento
tra le dita vestite di luce

lo spazio d’un break
diventò il tempo di una eternità

durata il sorso di un boccale
di vodka e limone

il più bel sorriso fu quello del finale
te lo proposi tra lacrime e perdita
mentre attraversavo il viale gonfio
d’aria grigia e vapori dismessi e riciclati
senza guardare…

————————-[ero troppo giovane per capire, troppo
—————————————–grande per saper ignorare]

quando ti ritrovai
casualmente flottando
tra cirri e tempesta

eri pietra e radice
nel giardino di statue.

 

Pensiero II

E mentre sorridi arriva tutta
la tua malinconia
quella tristezza che sprizza
oltre il tuo gesto
al di là di te.

 

Atmosfere 2017

Gente spaventata, pochi negozi, in anemia,
locali brilli del centro, un infinito cantiere.
Le notti fredde e la Fontana bianca e ghiacciata,
sullo sfondo il Gran Sasso.
Un monumento al clima sotto un cielo perfetto.
Un traffico di timori e paure,
un traffico di parole ricomposte e di speranze lese.
Le notti.
Piumini e stivali pronti sulle soglie,
cellulari e caricatori in vista, torce ed elmetti,
oggetti messi in fila sulla via di fuga.
Le notizie.
Intorno le voci, gli allarmi, le previsioni,
le rassicurazioni in un frullato che diventa sempre più denso,
sempre più carico.
Intorno le opinioni di tutti contro tutti,
di tutti solidali e soli.
Questa volta è diverso.
Il coro è stonato, mescolato, grande.
Noi dentro, centri-fugati.
E in questo atollo di demoni e povera gente,
il girone di chi è in perenne fuga
e di chi giace in attesa degli eventi.

 

Leggendario

Fintanto canto un tanto che serve.
Pensate inutili. Expedit.
Formulari.
Baubauli ricchi di carogne in bau maggiore.
Cangrandi senza scala.
Osti senza vini. Formule forate.
Al mondo in cu. (B)rioso sguardo.
Foglie umane in forme di zerbini.
Vieni a vedere vieni questa follia silente.
Specchi. D’Italia italiota pluriporca.
Panni al vento. Lingua approssimata.
Cultura zero in con-dotta. Adotta,
addotta, adducente sciatte parole
e spira il vento dal Gran Sasso.
Sesso in marcia sessista. Cultura in cu minuscolo.
Scolo d’ideologie in vapore.
Amminìstrati tu, se ce la fai.
Ah no? Re sia! Ma sono contro la monarchia.
E con chi stai? Con la noia degli analfabeti.

 

Skyline (della trasformazione)

Quella mattina, una mattina, voleva dirmi la verità ma restò in
————————————————————silenzio.
Le braccia scese lungo i fianchi il sorriso imploso.
Io non chiesi.

Le chiese mute e i campanili vuoti.
I sampietrini divelti, ancora divelti
per i lavori.
Fredde le attese tra camion e transenne,
roteanti le betoniere.
Quanto rumore.
Ai quattro cantoni un nugolo di polvere
tanto densa. Nebbia.
E gli operai in pausa che parlano
una lingua che non capiamo.
I palazzi e i ponteggi e i puntelli.
Eppure è tutto familiare,
irriconoscibile, modificato.
Impresso il ricordo della città vissuta
una memoria indelebile, inconsapevole.
Dentro le nuvole bianche, polveri sottili…
gli inverni e le primavere. Passano.
E anche questo si aggiunge alla storia già antica
ai passi già passati, al passeggio consumato,
alle consuetudini.
Cambiano gli odori. Da tanti anni ormai
sfumano, si ripiegano in fredde folate
di ferro e cemento.
Tu passi e una sottesa patina ti riveste
la gola. Sa di ferro e sa di polvere.
E tu lo sai.
Il dolore è invisibile. Non lo racconti più.
Si parla d’altro. Si fanno progetti sapendo che non puoi.

Chi si occupa del dolore invisibile. [?]

Abbiamo tutti paura. In fondo.
Paura di ritrovarci in una landa straniera
sempre più deserta, lontana.

Sono passati tanti passi

qualcuno ha scelto.
Ha barattato.

Qualcuno ha scelto.
È rimasto.

Di che colore è fatto questo cielo. [?]
Perfetto, incorrotto.
Che musica suona il vento
e di che colore è il riverbero arrotolato
sul Gran Sasso. [?]

Somiglia a se stesso,
oltre i nugoli e le gru che fanno paesaggio
eleganti, stagliate contro i tramonti.

Io so che quella mattina
volevi dirmi questo. Ma con quali parole. [?]
Come raccontarsi le involontarie
trasformazioni, le perdite.

Guardandoti eri tu sempre diverso
lo sguardo obliquo e la luce corrosa
dentro gli occhi.
A tratti brillavo io per compensare.
Per contagiarti, per lasciare che prendessi
la sudata luce
e la respirassi fino in fondo.

Ti aspetto ogni sera
e sempre spunti all’orizzonte.
Ti vedo tra tutti i tetti, in fondo,
tra le gru e i tramonti.

 

Flusso

Un rumore che era un boato di genti
—————————————–sillabe innumerevoli
tutti a tirare i colli, l’orizzonte spento
non si sapeva quali mirabili supposizioni

—————-e

——————————subito fu sera.

Quanto mi dai.

————————-Devi. Partire.

Non lo vedi lui si nasconde. Incassa.

I tondi sull’acqua disegnano l’ineludibile segreto
arriveranno o no
si sta come sugli alberi [forse]
—————-{parola chiave}
le foglie d’autunno.
Restano e vanno debordano
——————————–strabordano
in equilibrio sul bordo
——————————–a bordo salire e stare.

Un boato umano
—————–tutti ad allungare
il silenzio
—————-rumori perduti
quei silenzi lunghi della distanza con i traguardi
[quiescant]
di quando si perdono le cose

si lasciano
———-questo hanno permesso
gli uomini
———-che. Contano.
Quanti saremo sulle teste gli sguardi ci contiamo
perdersi qua è usuale
seppure ce la faremo avremo-abbiamo già perduto.

La notte del deserto e la sua rosa
i Fon l’Atamga e gli Ewe
danzeremo di nascosto
{non ci contare}
la yabara chi ce la fa ora che arriviamo
eppure è solo tutto pensiero {[(- x – = +)]}
limaccioso filante silenzio

——————————–si pensa.

Occhi che guardano oltre
————————-dove andiamo
invidiamo i movimenti degli uccelli
organizzazione perfetta
e zero paura
————-destinazione sicura
agbekor
—————–neppure lo spazio per danzare.

Scorri il dito per disattivare.
Vicini al mondo ci sputeranno parole e
quel che resta poi spiccioli
——————————e andrà bene
distanti linguaggi come fa a scorrere un dito
————————————————-e disattivare
magìe nere d’occidente
——————————–di mondo

immondi gesti che significano
quanto vuoto traspare sotto le forme fatue
che avete per voi fatto e confezionato
————————siamo senza parole regalatecene tre
una elemosina please
—————————-tre al giorno
possono bastare
senza punteggiatura
– non serve –
——————pensiamo noi alle pause
ritmi tempi.

Nell’incavo di una mano ci stanno
regalateci i verbi da coniugare.
Con-iugo
con iug abili iugare iuvare
Deserti prima sbarco
dello.
E dopo anche {?}
tutti a sfilacciare ultimi pensieri
arrivo prossimo
Inshallah

 

Infine

Infine sottopelle guardare il viaggio tracciato
dal flusso sanguigno di trasporti invisibili silenti
dove incoagulati e liquidi spazi trascinavano disattenti
la rabbia e gli amori perduti

tutti in fila in corsa verso la trasformazione
mutanti confini avevano portato più in là i tuoi limiti
stentavo persino a riconoscere la luce vivida delle tue pupille
————————————————————–antiche
quel colore composto rotondo perfetto

contratto concluso catrame.
Traspare la notte e il relitto affondato sotto le dune
lievi delle vene turgide gonfie
si infila di sotto il respiro di luce dei tuoi paesaggi incompiuti

pronti per la resurrezione incipiente [?]
che non sia solo un punto di vista.
Negli occhi intravedo lucide memorie cristallizzate
distanti dalle antiche avvolgenti afflizioni che di te facevano un
————————————————————-inganno
molteplice perpetrato
e il lungo silenzio della separazione s’apparta e compare in
———————————————esalazioni involontarie
ricompongo così uno spazio che non determina altro che
————————————————immagini atemporali
tu e il fruscio d’erba intorno ai passi pestati
—–l’albero intatto fitto di foglie assolate e tra le fronde spiragli
———————————————————d’aria dorata
sdraiati noi sulle radici turgide del platano.

I lunghi momenti senza sapere del grano silenzioso e dei suoi
—————————————————-transiti invisibili
né della neve disciolta sulla roccia delle nostre cime potenti
né del domani che attendeva quel punto indistinto
in cui si sgretola il desiderio dell’insieme

fiorisce il fiore dell’abbandono.

 

Colpisce, nella raccolta di poesie di Sonia Ciuffetelli La farfalla sul pube, l’ampiezza e la varietà delle misure e delle forme usate per dare voce, acuta e profonda, mai retorica, mai patetica, mai banale, a vite – separate, riunite, traumatizzate, riconciliate – “su questa terra” (per dirla con parte del titolo di una raccolta del poeta Reiner Kunze). Le forme vanno dalla sapida brevità della serie dei “pensieri” nella sezione Magnanimitates al distendersi dei versi verso la narrativa, come mostra la poesia che chiude la raccolta, Infine. La terra alla quale si volge lo sguardo è la terra tutta, viva e devastata. Allo stesso tempo essa è, in particolare, con la drammaticità di corpi e luoghi, oggetti e simboli squassati, la terra dell’Aquila, scossa sin dalle fondamenta, resa irriconoscibile dal terremoto e schiaffeggiata a più riprese da un post-terremoto perdurante, sfibrante per mancanze, riprese a singhiozzo, abbandoni e omissioni. (Anna Maria Curci)

Sonia Ciuffetelli si laurea in Lettere all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Esordisce come scrittrice con Ordinaria nevrosi dell’anima, edito da Tracce nel 2003. La sua raccolta di racconti dal titolo Lampi d’ingenuo conquista il primo posto al Premio Nazionale “Logos“ per inediti e viene pubblicata nel 2008 da Giulio Perrone. Nel 2010 pubblica, sempre con Giulio Perrone, la raccolta di poesie Petali di voce. Numerosi i suoi racconti e le sue poesie apparse in antologie. La sua poesia dal titolo Come il moto della Luna è stata inserita in Rosso da camera, antologia poetica curata da Letizia Leone, con poesie di Dacia Maraini, Tomaso Binga, Jolanda Insana, Serena Maffia, Cetta Petrollo, Gabriella Sica, Patrizia Valduga (Giulio Perrone 2012). È docente di italiano e storia nei licei statali. Specializzata in didattica della scrittura, organizza ed insegna scrittura creativa. Del 2016 è il suo saggio storico-biografico Non ho vergogna a dirlo (Portofranco). Del 2017 è il suo romanzo Un velo sulla memoria (Augh edizioni). Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali ed oggi è presidente dell’associazione culturale “Le Muse Ritrovate“.

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