Poesie di Roberto Crinò, Le coincidenze significative. Canti di Anomalie e Resilienza

La fenice

E Ciàula riemerse,
guidato dalla chiarìa lunare
tornò in superficie,
appena fuori dal tunnel,
posò a terra il pesante carico.

E Ciaùla corse,
nella campagna d’argento,
finalmente consapevole,
si portò il fardello delle ferite,
ma non si voltò più indietro.

……………..Dice che partì per l’America,
……………..feroce come un leone,
……………..rinato come la fenice.

……………..Dice che si mise su un treno,
……………..quello che solo la notte,
……………..attraversa i sogni umani.

E Ciaùla sorrise,
il pensiero rivolto oltre,
carico di tutti i sospiri
e le sconfitte dei suoi antenati,
celebrò la vita.

E Ciaùla pianse,
per tutta la gioia fin lì ignota,
scrutò il grande placido astro
e gli prestò giuramento solenne,
sarebbe stata sempre sua guida,
scintilla, lanterna, nuovo inizio… la Luna!

In quell’oceano di luminoso silenzio,
non aveva più paura del buio,
perché non se lo portava più dentro.
E Ciaùla, se ne andò,
via!

 

Il grande leviatano

Lettere dall’Inferno,
in encausto forgiate,
stanotte ho ricevuto.

Fiamme e lingue,
use al dileggio
del civile pensiero.

Schiere d’incatenati,
giannizzeri del servo
encomio cortigiano.

…………….La mia anima è
…………….una terra senza pace,
…………….il mio corpo è
…………….una terra desolata.

Negli abissi oscuri
dimora l’antica bestia,
il grande mostro.

E vedo scorrere
correnti d’anime perdute,
fiero pasto della belva.

Ingorde fauci,
rosseggianti d’odio,
contro il libero pensiero.

La mia anima è
una terra senza pace,
il mio corpo è
una terra desolata.

 

Le ombre di Triana

Intensa la luce delle strade,
idioma e colori s’inseguono
e si perdono tra scorci di religiosità popolare.
Fede e flamenco due anime
di un unico dogma, la vita.

Profumi inebrianti
di esistenze zigane e orgogliose,
storie intrecciate ad altre storie,
è il libro del mondo che in accordi e passi
trova la sua voce narrante.

Le tracce di un amore che è esistito sono qui,
custodite tra vicoli e bar,
el Rinconcillo e la freiduria,
muri maiolicati e devozione,
zampillii di fontane e calde ombre.

Ombre di sorrisi e baci,
ombre di meraviglie mai viste,
ombre di una Musica che ha fermato il tempo,
ombre di là dal fiume,
le ombre di Triana.

 

Non lasciare che il mare si stanchi

Non lasciare che il mare si stanchi
di rotte navigate di notte
di carte segnate da sogni
di storie cantate da stormi
di uomini nati da uomini

Non biascicare parole al vento
su ali spiegate su moli
su coste bagnate da acque
su cui navigano corpi bui
di uomini nati da uomini

Voci di ardesia si mischiano
nell’apparente pace di un plumbeo silenzio
cori disperati di flutti mugghianti
intonano a passo lento eburnei canti.
Non lasciare che il mare si stanchi.

 

En su tierra

Passi di pioggia e silenzio
che nessuna traccia lasciano
sulla terra del destino.
Hai tu memoria di quella luce?

La voce del ferro vecchio
la musica nel mercato
il tramonto sui tetti davanti al mare

L’idioma è muto e cerca
parole di sole e carnevale,
di carnale incontro
di ventagli e fontane.

Il canto del carbonaio
la gran via delle illusioni
la cattedrale del popolo

Come in un libro di favole
nella notte di un ritorno
discreto e incredulo.
Hai tu memoria di quella melodia?

“Marinero soy de amor
y en su piélago profundo
navego sin esperanza
de llegar a puerto alguno…”

 

Roberto Crinò (Palermo, 1972) è docente di Lettere al Liceo Linguistico “Ninni Cassarà” di Palermo. Scrive versi, prosa e tesi di canzoni sin da giovanissimo. Diversi sono i progetti di musica inedita da lui animati come compositore dei testi e di melodie e come cantante, tra questi Le Anomalie, rock band intrisa di riferimenti letterari.

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