La poesia gode di buona salute, all’estero: dix poètes italiens contemporains

 

La poesia italiana gode di buona salute, all’estero; forse si potrebbe azzardare addirittura l’aggettivo ottima, visto che la considerazione di cui ora beneficia la poesia italiana contemporanea fuori dei nostri confini è decisamente migliore di quella in patria. E probabilmente si potrebbe estendere il discorso all’intera letteratura italiana, alla luce del recente À l’italienne. Narrazioni dell’italianità dagli anni Ottanta a oggi (Carrocci, 2018).
Attorno alla poesia le iniziative si moltiplicano e ogni mese assistiamo agli annunci di nuove antologie in Spagna e in Francia, per fare due esempi. Ed è proprio di una recentissima antologia francese che vorrei tratteggiare rapidamente il profilo ora: dix poètes italiens contemporains/dieci poeti italiani contemporanei, uscita per i tipi di Le bousquet-la barthe éditions sul finire del 2018, accoglie dieci poeti italiani tradotti da Bernard Vanel (già traduttore di Maurizio Cucchi per lo stesso editore), con una prefazione firmata da Alessandro Agostinelli. È lo stesso Agostinelli implicitamente a spiegare i possibili motivi dell’interesse straniero nei riguardi della poesia italiana quando afferma che «quasi esclusivamente ai poeti è toccato il compito di tradurre in elaborazione letteraria la complessa crisi di identità che ha contraddistinto gli ultimi quattro decenni» nel corso dei quali la «perdita delle coordinate, la consapevolezza del moto di deriva dentro il mistero della vita, la riflessione esistenziale, il tentativo di ricomposizione di un ordine minimo, trovano soluzioni diverse e complementari, dentro il grande laboratorio della lingua italiana»; e il riferimento ai “quattro decenni” non è un riferimento casuale, bensì un rinvio diretto all’arco temporale nel quale si è sviluppata l’opera dei poeti proposti, tutti nati tra il 1941 e il 1959, «autori – spiega Agostinelli – che non coincidono pienamente con l’oggi, perché chi è contemporaneo combaciando perfettamente al suo tempo non riesce davvero a vedere la sua epoca, come spiega Giorgio Agamben». Una considerazione, quest’ultima, che non so se vada letta anche alla luce della recente polemica scatenata dal pamphlet di Viviani.
Ma chi sono i poeti presentati al pubblico francese in quest’edizione bilingue? Sono Umberto Piersanti (1941), Fabio Pusterla (1957), Antonella Anedda (1958), Franco Buffoni (1948), Milo De Angelis (1951), Alessandro Moscè (1969), Tiziano Broggiato (1953), Feliciano Paoli (1955), Francesco Scarabicchi (1951), Gian Mario Villalta (1959).
Salta inevitabilmente all’occhio la sola presenza di Anedda a testimoniare la poesia composta dalle donne, e sicuramente male non avrebbe fatto inserire Biancamaria Frabotta o Anna Maria Carpi tra le voci da antologizzare, magari a scapito di qualche nome che a tutta vista si mostra più periferico rispetto agli altri, e all’azione di Frabotta o di Carpi sui poeti più giovani. Ma si sa che quando si decide di mettere mano a un’antologia il gioco del “chi sì, chi no” è sempre il più insidioso e alla fine a prevalere sono quei criteri che risultino rispettosi sia dell’effettivo peso dell’opera dei poeti sia dell’inevitabile gusto del curatore (quando a prevalere non è pure quello del committente). E forse è per questo che Agostinelli parla di una «scelta umida e necessaria», che nel far “piangere” gli esclusi, responsabilizza al contempo gli inclusi; che è un bel modo di mettere le mani in avanti per parare eventuali critiche sul metodo e sul criterio. Ma è un criterio chiaro da subito, e una scelta più che condivisibile quella testimoniare l’opera di poeti viventi e attivi. Ciò che emerge comunque è una fotografia di quella che a tutti gli effetti viene indicata come una costellazione di nuovi padri e di nuove madri (una sola madre, a onor di cronaca) della poesia italiana contemporanea, che rappresenta un “periodo letterario”; tutte voci «che trattano in larga maggioranza temi legati a fatti interiori o a percezioni che comunque, kantianamente, si manifestano in quanto espressione della soggettività di chi guarda», osserva Agostinelli. È fuori discussione che De Angelis, Pusterla, Anedda costituiscano una sorta di trimurti di riferimento per le generazioni di poeti nati negli anni Ottanta e Novanta del Novecento. A Buffoni e Villalta va certamente più stretta la qualifica di padri, mentre calza alla perfezione quella di promotori, divulgatori, indicatori di tendenze e di poetiche. Un caso a sé è costituito invece da Umberto Piersanti, cui spetta l’onore e l’onere di aprire le danze; eppure è di sicuro un’azione continua – con nota tenuta – quella del poeta di Urbino, radicata nella poesia classica e legata a doppio nodo alla natura su cui si riflettono vita e storia dell’uomo.
Purtroppo l’assenza di un sommario all’inizio e di un indice alla fine del volume (una delle due opzioni sarebbe stata gradita al lettore) non permette di compiere quella prima operazione che solitamente si compie quando si tiene tra le mani un’antologia: vedere quali poeti siano stati antologizzati. Ma in questo caso, essendo il numero ridotto a solo dieci voci attive nel panorama contemporaneo nazionale, è parso sicuramente all’editore sacrificabile sia l’uno che l’altro. Poco male.
Si sente, certo, la mancanza di una vera e propria introduzione alle singole poetiche, dal momento che l’oggetto libro si rivolge a un pubblico che potrebbe, forse, per la prima volta misurarsi con gli autori antologizzati; e non è detto che le definizioni figlie della sintesi del “rabdomante” Agostinelli siano sufficienti a fornire i pochi ma utili elementi che permettano di inquadrare, contestualizzare, questo panorama in realtà vasto – vasto come potrebbe essere quello di un bacino idrico di un fiume anche piccolo – di un “periodo letterario” tra i più fecondi della recente storia della poesia italiana. Se da questa antologia scaturiranno ulteriori iniziative dello stesso editore, come di altri editori francesi, be’ una piccola esondazione poetica della lingua del colpirà la terra d’oil.

© Fabio Michieli

 

Umberto Piersanti
La giostra

ah, quella giostra antica
nella ressa di scooter
di ragazze vocianti, luminose
dentro jeans stretti
e falsotrasandati,
dei fuoristrada rossi
sul lungomare,
escono da ogni porta,
da ogni strada,
straripano nell’aria che già avvampa,
è l’ora che precede
dolce la sera

ma nessuno che salga
sui cavalli, di legno
coi pennacchi e quella tromba
gialla, come nel libro
di letture, la musica
distante e incantata,
quella che rese altri
le zucche e i rospi

lì c’era la ragazza
tutta sola,
vestita da Pierrot
la faccia bianca,
nessuno che prendesse
i bei croccanti,
lo zucchero filato
dalla sua mano

Jacopo che tra gli altri
passa, senza guardare,
dondola il grande corpo
e li sovrasta,
abbracciò un cavallo
e poi pendeva
dopo riuscì ad alzarsi,
rise forte

figlio che giri solo
nella giostra,
quegli altri la rifiutano
così antica e lenta,
ma il padre t’aspetta,
sgomento ed appartato
dietro il tronco,
che il tuo sorriso mite
t’accompagni
nel cerchio della giostra,
nella zattera dove stai
senza compagni

marzo 2001


Le carrousel

ah, cet ancien carrousel
dans la cohue des scooters
des filles bruyantes, éblouissantes
dans leurs jeans serrés
faussement négligés,
des quatre-quatre rouges
sur le front de mer,
sortent de chaque porte,
de chaque rue,
débordent dans l’air déjà flamboyant,
c’est l’heure qui précède
la douceur du soir

mais personne ne monte
sur les chevaux de bois
avec leurs panaches et leur trompette
jaune, comme dans le livre
des lectures, la musique
lointaine et envoûtante,
celle qui transforma
citrouilles et crapauds

il y avait une fille là-bas
toute seule,
déguisée en Pierrot
le visage blanc,
personne ne venait prendre
les beaux nougats,
ni la barba à papa
de sa main

Jacopo qui parmi les autres
passe, sans regarder,
balance son grand corps
qui le dépasse,
embrassa un cheval
s’y suspendit
avant de se hisser en selle,
et rire bruyamment

fils qui tourne seul
sur le carrousel,
les autres n’è veulent pas
si vieux et si lent,
mais ton père t’attend,
surpris et à l’écart
derrière le tronc d’un arbre,
que ton sourire doux
t’accompagne
dans le tourbillon du carrousel,
dans le radeau où tu te trouves
sans compagnon

mars 2001

Fabio Pusterla
da Le Pietre Nere

6.

Queste pietre risalngono al nord
un nord tenace e deserto delle ere
che precedono tutto, ogni vita elementare.

Torsioni e torture senza grida
slogamenti della costra della terra
movimenti del magma. Costellazioni nere.

Qualcosa, se guardi, in te consuona.
Un altro nord, di non sopito gelo.
Bruciate, lande senza parola

 


Le Pierres Noires

6.

Ces pierres remontent au nord
un nord tenace et désert des ères
qui précèdent tout, toute vie élémentaire.

Torsions et tortures sans cris
plissements del la croûte terrestre
mouvements du magma. Constellations noires.

Quelque chose, si tu le regardes, résonne en toi.
Un autre nord, de gel non adouci.
Brûlées, des landes sans mot.

Antonella Anedda
14-18

A volte mi illudo di afferrare i nessi tra le cose:
mio nonno in trincea a diciassette anni
che scrive versi d’amore ignaro
che l’inferno doveva ancora venire.

Lui vivo e tutto il resto perduto
a cominciare dalla bambina
sepolta in Istria con sua madre.

Di notte stabilisco i nessi tra le cose
rivedo un vecchio esitare sulle scale
scambiare il buon con l’acqua

fare di sé stesso un grumo
di vestiti e vetri, un’ultima volta
per provare a rovesciare il male.

 


14-18

Parfois je m’abuse à vouloir saisir les liens entre les choses:
mon grand-père dans le tranchées à dix-sept ans
qui écrit des vers d’amour ignorant
que l’enfer était encore à venir.

Lui vivant et tout le reste perdu
à commencer par la petite
ensevelie en Istrie ave sa mère.

La nuit j’établis des liens entre les choses
je revois un vieux hésiter sur le escaliers
confondre l’obscurité avec l’eau

faire de lui-même une boule
d’habits et de verres, une dernière fois
pour essayer de conjurer le mal.

 

Alessandro Moscè
La nuova gioventù

Nel chiacchiericcio del quartiere
si mostra un’eternità di giovani
sulle labbra violacee
e sugli occhiali da sole
delle ragazze più belle.
Una città la vedi dimenarsi
nei bar e nelle pizzerie,
negli oggetti informi
e nel grande gelo della notte.
L’incapacità di andarsene
è impressa nella pioggia di dicembre
che picchia sui coperchi dei cassonetti,
quando non c’è passante
che si azzardi ad attraversare
la strada angosciata
dai fanali bassi sull’asfalto
di un camion che trasporta
la frutta e la noia.


La nouvelle jeunesse

Dans la rumeur du quartier
s’affiche une éternité de jeunes
sur les lèvres violacées
et sur les lunettes de soleil
des filles les plus belles.
Une ville tu la vois palpiter
dans les bars et dans les pizzerias,
dans les objets informes
et dans le grand gel de la nuit.
L’incapacité de s’en aller
est gravée dans la pluie de décembre
qui pianote sur le couvercles des poubelles,
quand il n’y a personne
qui se risque à traverser
la rue angoissée
par le phares bas sur l’asphalte
d’un camion qui transporte
des fruits et de l’ennui.

 

dix poètes italiens contemporains/dieci poeti italiani contemporanei (traduction – Bernard Vanel, préface – Alessandro Agostinelli), Le bousquet-la barthe éditions, 2018

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