Francesca Lo Bue, poesie

 

Poesie tratte da Itinerari/Itinerarios, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017

La poesia

Solo questo ho,
una speranza di parole,
stagno che svanisce nel vivere enigmatico,
grido stolto che graffia nella marea del sole.
Solo questo ho,
un suono di parole antiche,
lumeggiare di voci nell’armonia dell’infanzia.
Sono aride le fonti della terra
ma pronuncio il nome di Dio e tutto arriva.
La poesia ricostruisce,
trasmuta,
richiama i ritmi delle sorgenti.
Mentre brulicano le stelle e danza il cipresso
la rosa s’imporpora in profumo
chiamando i battiti di un autunno sordo
che è giustezza di foglie nella riva.
È qualità di un occhio fulgente,
gemma della catena preziosa
che è gioia per i tuoi nomi.

Le torce del mattino s’accendono
sulle vesti candide.

La poesía

Tengo sólamente
una esperanza de palabras,
estanque que desvanece en el vivir enigmático,
grito estólido que rasguña en la marea del sol.
Tengo sólamente,
un sonido de palabras antiguas,
luminiscencia de voces en la armonía de la infancia.
Son áridas las fuentes de la tierra
pero pronuncio el nombre de Dios y todo llega.
La poesía reconstruye,
transmuta,
reclama los ritmos de las surgientes.
Mientras homiguean las estrellas y danza el ciprés
la rosa se empúrpura en perfume.
Llama los latidos de un otoño sordo
que es justeza de hojas en las riberas.
Es cualidad de un ojo fúlgido,
gema de la cadena preciosa
que es júbilo para tus nombres.

Las antorchas de la mañana se encienden
sobre las cándidas túnicas.

 

Maria Stuarda – Antigone

Un sole inoffensivo si apre nel sentiero,
per arrivare al bosco con strie d’oro.
Un’ombra alta si muove di lassù,
venendo da un raggio di luce,
da un punto di lontananza, sepolcro e morte,
quando indispettito fugge dalle mura ingombre.
Con occhi piccoli e puntuti,
dettando le parole della congiura,
portano Maria e Antigone alla casa della morte.
Della morte di quel che fu,
di ciò che non sarà…
diritti di oro e di terre.

Folle, cosa fai?
Riposo nella soglia silenziosa,
guardando un infinito imperfetto
nella fonte spenta.

Antígona – María Estuardo

Un sol inofensivo se abre en el sendero
para llegar a un boscaje con estrías de oro.
Una sombra alta se mueve desde arriba,
viene de un rayo de luz,
está en un punto negro de lejanía, sepulcro y muerte,
quando enconado huye de los muros atiborrados.
Con ojos pequeños y bigotes puntiagudos dictan las
[palabras de la conjura
que llevan María y Antígona al descenso en la casa de
[la muerte.
De la muerte de lo que fue,
de lo que no será
derecho de oro y de tierras.

¿Loco, qué haces?
Descanso en el umbral silencioso,
mirando un infinito imperfecto
en la fuente apagada.

 

Amicizia

Nella tua compagnia innominabile
solo parole di lode veicolano a Te.
Per le parole ti conosciamo,
per esse esistiamo.
E che sono per esprimere Te?
Unicità diluita,
pazienza di quiete quando adombri.
Il nome è semplice e chiaro,
fuoco dolente del focolare dove si nomina, si gioca e muore.

Mi alzo e vado verso te.
La virtù del dolore è la perdita,
e la perdita è nudità.
E la nudità è libertà,
omogeneità di pianura verso la pace oscura della sera.

Amistad

En tu compañía innombrable
solo palabras de loas conducen a ti.
Por las palabras te conocemos,
por ellas existimos.
¿Y qué son para expresarTe?
Unidad diluída,
paciencia de quietud cuando oscurece.
El nombre es simple y claro,
fuego doliente de los hogares donde se nombra, se juega y muere.

Me levanto y voy hacia ti.
La virtud del dolor es la pérdida,
y la pérdida es desnudez
y la desnudez es libertad,
homogeneidad de llanura hacia la paz oscura de la tarde

 

Da Il Libro Errante/El Libro Errante, Edizioni Nuova Cultura Roma, Roma 2013

Libro errante

Di me che cerco un sentiero dritto e sconosciuto
nella mia radice di niente.
Toccare da qualche parte la parola prima,
rannicchiata nel fango purpureo,
fra voci fosche e luci sfuse,
tra gli alberi cinerini del tempo che assorda.
Voce argentata di luna nuova,
voce di figlio e di padre.
Labbra traslucide, assetate dell’oscura fonte dritt a,
smarrita nella vasta nebbia immemoriale.
Scendono verso il sud le colombe timorose d’oscurità.

EL Libro Errante

Busco la senda derecha, desconocida
en mi raíz de nada.
Tocar desde alguna parte la palabra primera,
agazapada en el lodo purpúreo,
entre las voces hoscas y las luces derretidas,
entre los árboles cenicientos del tiempo que ahoga.
Voz-plata de luna primera.
Voz de hijo y de padre,
labios traslúcidos, sedientos hacia la oscura fuente
erguida,
extraviada en la vasta niebla inmemorial.
Descienden hacia el sur las palomas temerosas de
oscuridad.

 

Francesca Lo Bue nasce a Lercara Friddi (PA). I suoi genitori si trasferiscono in Argentina, dove Francesca compie tutti i suoi studi fino alla laurea in Lettere e Filosofia presso l’Universidad Nacional de Cuyo di Mendoza. Vince una borsa di studio dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, con il saggio Lirismo y Metafisica en Giacomo Leopardi. Sotto la guida Professor Aurelio Roncaglia si specializza in Filologia Romanza presso l’Università  degli Studi  “La Sapienza” di Roma. Si stabilisce a Roma. Ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola. Ha pubblicato la raccolta di poesie in lingua spagnola Por la Palabra, la Emociòn, Edizione Belgeuse Grupo Editorial, Madrid 2009; in Argentina il romanzo di viaggio Pedro Marciano, Ex Libris Editorial, Mendoza; in Italia la raccolta bilingue italiano-spagnolo Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido), Edizioni Progetto Cultura 2003 S.r.l., Roma 2009; L’Emozione nella Parola (Por la palabra, la emociòn), Edizioni Progetto Cultura 2003 S.r.l., Roma 2010; Moiras, Edizione Bardi Editore, Roma 2012; Il Libro Errante, Edizioni Nuova Cultura Roma, Roma 2013; El Libro Errante, Edizioni Progetto Cultura, Roma 2013; Itinerari (Itinerarios), Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017; I Canti del Pilota (Cantos del Pilota), Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2019.

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