I poeti della domenica #334: Eduard Mörike/Cristina Campo, da “Peregrina”

Eduard Mörike

 

da Peregrina

È l’amore legato alla colonna;
alfine se ne va, scalzo mendico;
nobile il capo senza più riposo,
bagna di pianto i piedi lacerati.

Ahi, così ti ritrovo, Peregrina!
Bella e demente, e un fuoco le sue gote;
scherzava, cinta di selvagge rose,
nell’aspro turbinio primaverile.

Tale bellezza come abbandonavo?
Torna più viva l’ebbrezza perduta.
Oh, tra le braccia accoglierti smarrita!

Ma ahimè! ahimè! questo sguardo che vale?
Ella mi bacia fra l’odio e l’amore,
e si parte da me, per non tornare.

Eduard Mörike

Traduzione di Cristina Campo, ora in: Cristina Campo, La tigre assenza, Adelphi Edizioni 1991, p. 80

Peregrina

[…]

5.

Die Liebe, sagt man, steht am Pfahl gebunden,
Geht endlich arm, zerrüttet, unbeschuht;
Dies edle Haupt hat nicht mehr, wo es ruht,
Mit Tränen netzet sie der Füße Wunden.

Ach, Peregrinen hab ich so gefunden!
Schön war ihr Wahnsinn, ihrer Wange Glut,
Noch scherzend in der Frühlingsstürme Wut,
Und wilde Kränze in das Haar gewunden.

War’s möglich, solche Schönheit zu verlassen?
– So kehrt nur reizender das alte Glück!
O komm, in diese Arme dich zu fassen!

Doch weh! o weh! was soll mir dieser Blick?
Sie küßt mich zwischen Lieben noch und Hassen,
Sie kehrt sich ab, und kehrt mir nie zurück.

Eduard Mörike

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