I poeti della domenica #326: Primo Levi, Shemà

Primo Levi,ì, immagine dal blog del Circolo Lettori

Shemà

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

10 gennaio 1946
.
In Ad ora incerta, Milano, Garzanti, 1984 ed epigrafe di Se questo è un uomo, Torino: F. De Silva, coll. “Biblioteca Leone Ginzburg” n. 3, I ed. 1947.

4 comments

  1. Ricordare è un dovere imprescindibile. Ma da solo purtroppo non basta. Molti dei superstiti e noi stessi che quell’orrore non abbiamo personalmente vissuto, se non attraverso i nostri più cari congiunti, ci andiamo sempre più amaramente accorgendo che la storia non insegna niente a nessuno. Ho sempre pensato che i tre versi finali di maledizione futura della poesia di Primo Levi siano comprensibili, assolutamente giustificabili ma inutili e forse dannosi. Meglio una pressante esortazione al fare, all’agire. Che la memoria dell’annientamento si tramuti, con il lavoro dell’uomo, in pienezza di vita degna!

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  2. Il ricordo, la conoscenza e la memoria devono persistere affiancati dal dialogo, dalla promozione umana, dalla contrapposizione nei confronti di chi nega, disconosce, falsifica il dato storico. L’ignoranza e il populismo sono il primo pericolosissimo focolaio della recrudescenza del negazionismo. Ricordare e agire per operare una rifondazione sociale devono essere gli imperativi, le metodologie, la strategia. Se si dovesse deflettere da questo impegno si lavorerà a favore dei rigurgiti neo-nazisti e delle forme bieche di intolleranza. L’indifferenza di allora si sta rigenerando nell’indifferenza di oggi. Per questo ricordare, divulgare, parlare degli orrori è ineludibile.
    La poesia di Primo Levi è struggente e cupa, è una pietra d’inciampo, è un monito imperioso, è la desolata constatazione dell’azzeramento del genere umano. Al grado zero è stato ridotto l’uomo che ha ucciso per velleità e crudele follia, quello stesso grado minimo al quale è stata ridotta la vittima da parte degli aguzzini. E’ lo stesso grado al quale l’uomo contemporaneo rischia di ritornare ogni volta in cui le nuove forme di shoah continuano ad essere perpetrate. Gli sbarramenti, le segregazioni, i muri di confine, gli sbarchi negati, il millantare ragione, creare odio e terrore con campagne informative manipolate, impedire che il contraddittorio democratico persista, indirizzare il malcontento a scopi politici rappresentano le subdole e variegate forme di nuova induzione all’intolleranza omicida.

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