Roberto Amato, “Le attitudini terrestri” (rec. di D. Gentile)

Risulta difficile poter parlare della nuova raccolta di Roberto Amato, Le attitudini terrestri (Elliot 2018) senza sfiorare il rischio che le parole diventino un reticolato stretto per le molteplici direzioni che rendono questo libro una sorta di sussidiario in versi. Per Amato, in questa come nelle precedenti raccolte, «la poesia è un fatto vivo» e, in quanto tale, tocca e abbraccia i luoghi comuni, i cassetti, le cucine, il gioco, ma senza mai trascurare uno sconfinamento in ciò che apparentemente comune e terrestre non è: i testi, fuori da ogni schema metrico, vedono un io bambino che racconta, in una forma che diremo approssimativamente diaristica, le sue memorie. Le Mémoires d’un fou di Flaubert fanno da modello per l’avvio a un insolito dialogo, non precisamente collocabile nel tempo, ora con un Dottore, ora con un fratello Elvio, con delle cuoche o un barbiere, una madre, un padre.
Chi parla è apparentemente fermo in una «fabbrica di pazienti» e più precisamente in una cella, gabbia, scatola: il gioco di Amato inizia con il ridurre al minimo lo spazio, con l’annullare le coordinate del circostante per poi costringere il lettore a seguire i discorsi farsi cielo e spazio siderale, a scoprire che nella «internità liminare» del paziente può accadere ciò che è proprietà intrinseca della soglia e cioè il suo appartenere al dentro tanto quanto al fuori. Il mondo, quindi, può stare in una scatola e gli angoli e gli spigoli sanno cedere alla rotondità del cielo e delle nuvole come una culla in una «cella ariosa». A convincerci che sia possibile questo continuo oscillare, è la logica stringente con cui chi parla sa argomentare con una «colpevole coerenza» la sua visione delle cose, le sue misurazioni, i suoi ricordi, le sue ossessioni. Se «noi ci ostiniamo a costruire dighe per comprimere tutto dietro l’oscurità», è proprio tale buio che la voce narrante cerca ostinatamente di indagare, progettando di scrivere un Trattato sui principi luminosi delle tenebre che tenti, se non di portare luce, quanto meno di individuare i segnali che provengono da quanto è nascosto.

Prima che mi curvassi così ero talmente alto
che la mia testa germogliava sui tetti dell’Ospedale.
E non potevo fare altro che sorvegliare il paesaggio per così dire dall’esterno.
Il mio dialogo con gli alberi scorreva verso il basso. Defluiva.
Gli uccelli che mi facevano il nido sulla testa erano in fondo
una grande consolazione.
Io mi nutrivo delle loro uova e questo li esasperava.
Ma sapevano dominarsi accecati dal lume della mia splendida ragione,
come se fosse chiara la Natura nel suo svolgersi secondo
«gli irrinunciabili principii luminosi delle latebre».

Sì, come quando la mia testa cominciò a risplendere di luce propria,
e aveva un bel cantare quel ruffiano matricolato di Tanino,
che i miei capelli sono sani e luminosi.
E glielo dico in confidenza, Dottore:
non ci sono ospedali che non abbiano questi giochi di luce,
questi dialoghi sui tetti e nelle prime zone del cielo.

Ma non deve pensare a una separazione netta tra gli stati solidi e gli stati gassosi,
tra i rumori e la musica.
è una questione puramente ornitologica.
Cosa fanno gli uccelli se non legare musicalmente ma anche pazzescamente
(sono uccelli manicomiali non lo dimentichi)
gli alberi e i cieli con le loro penne pentragrammatiche?
Non fanno altro è evidente.

Quella proposta da Amato è una sorta di Rivoluzione Copernicana (titolo di una delle sezioni della seconda parte della raccolta) che costringe a un continuo cambiamento di prospettive per cogliere i criteri di veridicità e per mantenere in piedi qualcosa che possa dirsi una legge di gravità delle cose, degli affetti. Occorre accettare che vi sia saggezza «retroattiva o proiettiva» nelle storie e nell’ironia di un bambino che sa stare nel tempo in un modo che lo rende uomo e natura insieme e che fa degli uomini, in generale, un insieme fittizio di categorie sedimentate e comprovate nel tempo. La finzione partecipa della realtà e viceversa: i muri possono allargarsi, le cose ferme muoversi, la follia diventare comprensione profonda delle emozioni. La poesia è quindi costretta a farsi forma e contenuto di questa proposta, deve saper nutrire e soddisfare questa ricerca di senso non convenzionale, potersi dire al di sopra di ogni schema, ma contemporaneamente discutere di tali schemi e segnalarne le incongruenze: Amato ci porta ancora a credere che una scrittura realisticamente fantastica e violentemente delicata sia contemplata tra le attitudini terrestri.

Rumino. Immagino l’inizio del Trattato. Il primo passo verso l’Opera che mi attende sotto i cassetti rovesciati, sotto i salici e i tigli capovolti.
Dico che l’importante è cominciare da un pensiero preciso, cioè… che ci vogliono troppe parole per descrivere (non saprei come dire) lo stato delle cose prima della luce (ossia l’oscurità dei bicchieri prima delle lucciole).

Ma lei Dottore lo ha mai visto un Trattato dall’interno? Noi siamo abituati a leggerli dal di fuori certi lugubri incartamenti. Ci arrampichiamo come locuste sulle croste vischiose dei trattati. Li circumnavighiamo. Sono apribili mappamondi dai mari di miele nero, dai continenti di pane troppo abbrustolito. Il fatto è… che abbiamo sempre fame. Una fame avvolgente e sconsiderata. Una fame in un certo senso «dietetica e oppositiva». Così mangiamo continuamente porzioni di carta scondita che non ci nutrono e ci fanno sentire degli spiritati. Mi creda, qui non servono a nulla le vitamine. Noi dovremo legare con mezzi fisici quelle enormi catene di aminoacidi che si sciolgono come versi senza mani né piedi.
Come poemi cavallereschi senza briglie né rime.

© Daniela Gentile

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.