Agostino Palmisano: poesie da “Sul limitare del giorno” (Controluna 2018)

 

Udine s’è asciugata
e le sue cosce brillano di fango
tornano a scorrere
come sangue e ruggine
ma la mia età è fatta per tutto questo
e ancora
è fatta per arrugginire
nelle false promesse di tutto.
Questa preghiera notturna
è per i miei amici, quei pochi,
per tutti quelli che restano in piedi
in tutti i miei ricordi da vecchio
per tutti quelli che resistono in piedi
in ogni mio ricordo da sciacallo.

 

Hanno abolito la gioia
quel fresco latte di mammella
che ha sempre fatto il suo dovere
– eppure lo hanno fatto
l’hanno abolita davvero
con la scusa che non sta bene gioire
in mezzo allo sfacelo.
La gioia è un nemico
quando ti ricorda quanto sei triste
e adesso mi ritrovo
a dover dimenticare tutto
ora non c’è più la gioia d’amare
ora si ama
– punto e basta
senza goderne troppo
o hanno abolito anche l’amore?
In bocca ho ancora
il sapore di quel latte fresco di mammella
il sapore della gioia.

 

Un anno è passato
e tu sei tornato migliaia di volte
sei tornato nelle decine di gatti
nati e andati via
sei tornato in tutti i libri
che non vogliono farsi pubblicare
libri che ho deciso
che devono nascere domani.
Un anno è passato ed io ti trovo vivo
mentre al cimitero sei morto, polverizzato
mentre noi due ancora ci sentiamo
per telefono, in sogni che non sono belli
ma nemmeno incubo
e in queste telefonate mi parli della pioggia
che cade tutti i giorni e che diventa sangue
appena tocca terra
– e questa è una frase di Edgar Allan Poe.
Un anno è passato
e Taranto è sparita dalle mappe
ricordo di esserci stato
ma di non averla più riconosciuta
forse ero troppo concentrato
a cercarti e non trovarti mai
– per capire che la stupidità
la si misura da quanta inerzia
siamo disposti a mangiarci
pur di insistere nel cancro
della ripetizione dei giorni
e in queste fesserie ti ritrovo
ma non sento più la tua voce.
Un anno è passato
e tu sarai già diventato un altro
avrai gli occhi azzurri
e peserai sette chili e mezzo
e a piccoli passi ti aggirerai per casa
dalle parti di Gandoli
e ci rincontreremo fra vent’anni
ed io saprò chi sei
perché le tue mani le avrai portate con te
e sarò io a doverti dire come si fa a votare
tappandosi il naso
e sarò io a dirti che sto morendo e ho paura
sarò proprio io il debole
e ti sarò grato se non mi rimprovererai.
Un anno è passato
e anche più, ma non fa niente
perché tu già non lo sai più
ed io lo so e non me ne curo
perché siamo tutti dei vigliacchi
di fronte alla morte, quasi tutti.

 

Agostino Palmisano, Sul limitare del giorno, Controluna 2018

 

Agostino Palmisano (Castellaneta, 1978) è scrittore, poeta e insegnante di chitarra. In poesia ha pubblicato Qualcosa di orfico (2006, finalista al Premio Cuore di Tenebra) e Una volta ero strafatto (2007). In narrativa: Taranto-Firenze. Monologo dell’ultimo dei pazzi (2009) e Bloody Rome. Ricordi dall’Epidemia Z (2014). È componente della band Tàlassa con all’attivo il concept album Crudel Fortuna nel quale vengono arrangiati e musicati i sonetti della poetessa lucana Isabella Morra.

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