Salvatore Contessini, La cruna

 

Salvatore Contessini, La cruna. Poesie. Prefazione di Piero Marelli, La Vita Felice, 2018

Nel passaggio attraverso la cruna stretta, cozzo e confronto permanente con altro corpo estraneo o comunque avvertito come tale – sia esso tempo, materia, massa inerte o valanga che travolge – la parola poetica assume, declina ed elabora nella raccolta di Salvatore Contessini tutti i predicati che la rendono voce peculiare e, con la forza propositiva che a ragione Piero Marelli riconosce, nella prefazione, come propria di questo volume, insostituibile e inalienabile.
Provo dunque a enunciare alcuni dei predicati della parola poetica ai quali La cruna di Salvatore Contessini conferisce senso e movimento: anticipare e ampliare, artigliare, perfino, comprendere e comporre, definire e dilatare, esplorare e far emergere, rovistare, riconoscere e ricollegare.
È un elenco ben lungi dall’essere esaustivo e che adopero, tuttavia, come punto di riferimento per illuminare, di volta in volta, le tappe di un itinerario poetico costituito da testi che riportano tutti l’anno di composizione – in un arco di tempo che va dal 2011 al 2017 – e che si distinguono, senza esclusione di alcuno, per l’espressione raffinata eppure palpitante di tensione, testimonianza e manifestazione della corda tesa dal pensiero e del suo inevitabile e inseguito passaggio attraverso una cruna, strettoia e prova e sfida e affinamento.
Corda, passaggio e cruna assumono – ed è questa una delle peculiarità, è questo uno dei pregi della raccolta – connotati diversi, fogge e voci che mutano con il mutare e persino con il mescolarsi di una pluralità di ambiti di riferimento e comparazione: la fisica, l’astronomia, la matematica, la filosofia.
Le composizioni di Salvatore Contessini in La cruna restituiscono e rilanciano i viaggi di esplorazione del pensiero, il suo inerpicarsi e il suo distendersi, l’ardire del passaggio in gole strettissime, in crune, appunto, e in feritoie, così come le soste feconde di medit/azione.
Alla vastità dell’esplorazione si affianca la precisione geometrica dell’architettura: due parti, La cruna e L’artiglio, entrambe divise in tre parti ed entrambe introdotte da un componimento iniziale che precede la tripartizione (Dove osano i pensieri, Campo morfico, Recursioni per La cruna; La grazia, La forza, Il segno per L’artiglio). Chiude la raccolta, annunciata come Epilogo, la poesia Elaborazione dati, che sintetizza con straordinaria efficacia paradossi e dibattimenti, tira le somme, ricongiunge i fili e, ancora, indica nell’interrogativo la prosecuzione. Sembra quasi superfluo, dinanzi a tanto chiaro risuonare dei titoli, sottolineare la presenza in atto e in voce di un preciso programma compositivo.
La filosofia è, tra gli ambiti di comparazione poc’anzi menzionati, presente in maniera costante e continuativa. Gnoseologia, epistemologia, etica, estetica, metafisica sono campi della riflessione filosofica che i testi di questa raccolta toccano e vivificano.
Va tuttavia usato il riguardo di una precisazione, la stessa che vale per un ‘classico’ termine di paragone che intenzionalmente accosto qui, le Poesie filosofiche di Friedrich Schiller: quella di Contessini non è semplicemente filosofia in versi, ma autentica poesia, che prende le mosse, come affermava Schiller a proposito della propria concezione e del proprio procedimento compositivo, dall’intuizione di una “immagine musicale”.
In principio era la musica, «De la musique avant tout chose», dunque, come ribadiva Paul Verlaine nel celeberrimo verso di Art poétique? Evidenze testuali da La cruna sembrano confermarlo. Ne propongo alcune, e sono evidenze ai miei occhi particolarmente felici e illuminanti, come l’endecasillabo con cui si apre la poesia Quanti: «La luce a maggio è onda che predice», il distico che conclude Miscele: «Il soffio blu di brivido percuote,/ calore d’astro diverrà rimorso» e la chiusa di Celebrato rito: «e la semenza affusolata delle rune.» Perfino i titoli di alcuni testi, come Ripresa e Al chiaro di cruna alludono non solo all’immagine musicale di cui scriveva Schiller, ma a vere e proprie composizioni musicali.
Il moto del pensiero coglie e considera cicli e ricorsività, così come la «irripetibile varianza» (Fotogramma) in reti molto ampie e ricche di connessioni. Sarebbe lecito a questo punto chiedersi se un progetto così vasto ed elevato non possa rischiare una eccessiva astrazione dalla storia. Salvatore Contessini, tuttavia, affronta questo pericolo, le secche dell’astrazione, insieme al rischio opposto, quello della bassa marea di chi resta ancorato all’arco di tempo della propria esistenza. La storia c’è, ed è colta con sintetico acume nei momenti in cui il pensiero sceglie le soste della meditazione. È quello che avviene in uno dei testi centrali della raccolta, Trilogia da sosta. Con un dettaglio da tenere in gran conto, tuttavia, vale a dire con la nozione ben chiara dei limiti della conoscenza umana (ed ecco che la filosofia della storia va a dare la mano alla gnoseologia): «Dimmi del cambio ciclo/ e dell’umore torvo/ che attende i lumi./ Dimmi di un’asola di tempo/ fatta colonna della storia./ Sappiamo solo l’entità che è stata/ nulla del salto che ci aspetta:/ se occhiello di chiarore scorto/ è cruna d’ago da ricamo/ o flebile lucerna di memoria.»
In tale contesto non manca, non viene meno, la considerazione, tutta animata da un’etica non fluttuante, sui fallimenti, sulle rovinose cadute di umanità dell’Occidente. È questo il caso di Avversione: «Tutti assolti a Occidente./ Il tribunale non prevede/ orientamenti diversi, / la difesa è in lingua aliena/ e fa la storia vecchia/ di centinaia d’anni:/ rapaci e indifferenti».

Anna Maria Curci

 

Una scelta di poesie da La cruna di Salvatore Contessini è stata pubblicata su Poetarum Silva, qui.

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