Giacomo Salvemini, poesie da “Via Convertino 10” (Controluna 2018)

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non trovo più quello che mi hai dato eppure sono convinto
d’averlo lasciato qui accanto al pilastro è tale la confusione che non
riesco a riempire la mente dalla quale il buio ha
capolinato
mi sono sentito partorito dal giusto almeno
così ho pensato
ho lavato con acqua di pozzo tutto quello che mi è stato
possibile la rilettura di qualche verso che ahimè avevo
dimenticato
mi ha catapultato il nonsense da me abbracciato
la figuraccia di non essere stato chiaro uscire dagli attacchi
le convulsioni molto più impegnative e con il rastrellamento
radicale di pidocchi in una classe subordinata alle altezze
dalle quantità di quote azionarie e dei tradimenti a portata di mano
dai colletti lucidi e le mani sporche fino in fondo
è quella gente che lavora solo di notte odia il sole più che la serpe in tasca
impiastricciata dell’ultima torta divisa in parti uguali con le briciole
cadute nel taschino l’unico ad aver pagato la rata
che non gli spettava si è trovato concusso senza saperlo
non sono stato io ad affamarti l’amaro del tufo ha ridotto il piatto

 

se non avesse piovuto quella sera non sarei qui a sprecare inchiostro
a materializzare la solitudine a mettere al posto giusto il verbo sterile
impronunciabile gettato nell’alternativa se non fossi nato chissà cosa
sarei ora una mente distratta una relazione ancora in brutta copia
o un cartapestaio nelle manipolazioni di carnevali e le ginocchia
malate di sinovite così ho chiamato lo spazzacamino per raschiare
fino in fondo incrostazioni fuliggini dalla mente
per collaudo ho gridato fino a pigiare i tasti dell’organo per recitare
il requiem al muro taciuto gocciando a poco a poco sul pavimento
la lascivia l’importanza del furto e lo strisciare del pennello

 

fare critica è mettere ai ferri l’incontro di chi ha creato
gli intrecci con la magia bastata a se stessa
i segni sulle labbra delle scorribande notturne delle radici la terra arsa le crepe nelle
scorticature sono cresciuto coi richiami dei pesci
dallo scoglio del cristo scrutavo la giovinezza
che m’ha reso orfano della gioia
non ho visto volare le api sull’eucalipto sul timo sul pino
sulla divaricapolmoni la menta per balsamicare
non ho riscontrato il rossore del fiore

 

Giacomo Salvimini, Via Convertino 10, Controluna 2018

 

Giacomo Salvemini (Manfredonia, 1946) vive a Crispiano (TA). È poeta, critico letterario e attore. Ha pubblicato: Orme sulla terra insana (1979), Strapiombi e raggi d’amore (1986), Scogli (1987), Al ronzio dei rami in amore (1993), Tra labbra di marea (1996); i libri d’artista: Promenade e Il Canto della Megattera (2000); Venti dell’amore oscuro (IX Premio Internazionale Guastaferro, Sciascia, 2005), Dalla tana di tufo (2009). È presente in numerose antologie e riviste letterarie. In teatro e cinematografia ha recitato con Paola Gassman in Dall’alba al tramonto e con Vanessa Gravina e Marco Marelli in Eros e Psiche diretti entrambi da Rina Lagioia. Ha inoltre recitato in diversi cortometraggi, film e opere teatrali.

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