proSabato: Adela Zamudio, La ragione e la forza

Adela Zamudio, La ragione e la forza

Traduzione di Emilio Capaccio

 

La Ragione e la Forza si presentarono un giorno davanti al tribunale della Giustizia per risolvere una lite furiosa. La Giustizia si dichiarò in favore della Ragione. La Forza allegò le sue glorie che riempiono la storia e la sua innegabile preponderanza universale in tutte le epoche; ma la Giustizia si mostrò inflessibile.
— I tuoi trionfi, per me, non significano altro che barbarie; sentenzierò in tuo favore solo quando ti troverai in accordo con la Ragione, le disse.
Le due contendenti si ritirarono, ognuna per la sua strada. Durante il cammino, alla Forza capitò di incrociare l’Ipocrisia e si mise a raccontare della disfatta che aveva appena subito.
— Hai dichiarato le tue ambizioni con troppa franchezza, le disse l’Ipocrisia. Se ti fossi vestita degli attributi della tua nemica, il risultato sarebbe stato diverso.
La Forza approfittò del consiglio. Attese che la Ragione si addormentasse o si distraesse, trafugò i suoi paramenti, camuffandosi con questi, e adottando le sue maniere e il suo linguaggio, si presentò alla Giustizia con il suo memoriale alla mano.
— Leggetelo, signora, le disse. Tutto ciò che chiedo è in nome della Patria, dell’Umanità, della Religione.
La Giustizia, che non vede a un palmo dal naso, inforcò gli occhiali, appose il visto sul documento e impresse il sigillo augusto del suo ministero.
La Forza se ne andò a cercare l’Ipocrisia.
— Sei abile, le disse, mi conviene prenderti al mio servizio; ma la viltà ripugnante del tuo aspetto potrebbe compromettermi. È necessario che cambi veste.
L’Ipocrisia andò a casa della Prudenza.
— Vicina, disse, fammi il favore di prestarmi una delle tue vesti, la più decente. Mi sono proposta una lodevole impresa.
La Prudenza mantiene sempre la sua lampada accesa e gode di ottima vista, però l’argomento era stato così ben presentato che restò ingannata. Credette alle buone intenzioni della sua vicina e le affidò una veste da diplomatico.
Da allora, quando la Forza non può realizzare da sola qualche sua impresa, si allea con l’Ipocrisia e riesce quasi sempre a spuntarla.

 

LA RAZÓN Y LA FUERZA

La Razón y la Fuerza se presentaron un día ante el tribunal de la Justicia a resolver un reñido litigio. La Justicia se declaró en favor de la Razón. La Fuerza alegó sus glorias que llenan la historia y su innegable preponderancia universal en todas las épocas; pero la Justicia se mostró inflexible.
— Tus triunfos no significan para mí más que barbarie; sólo sentenciaré a tu favor cuando te halles de acuerdo con la Razón, le dijo.
Las dos litigantes se retiraron, cada cual por su lado, y en el camino, la Fuerza se encontró con la Hipocresía y le contó el fracaso que acababa de sufrir.
— Has declarado tus ambiciones con demasiada franqueza, dijóle ésta. — Si te hubieses revestido de los atributos de tu enemiga, el resultado hubiera sido distinto.
La Fuerza aprovechó el consejo. Aguardó a que la Razón  estuviese dormida o descuidada, le robó sus vestiduras, se disfrazó con ellas, y adoptando sus maneras y lenguaje, se presentó a la Justicia con su memorial en la mano.
— Leedlo, señora, le dijo. Todo lo que pido es en nombre de la Patria, de la Humanidad, de la Religión.
La Justicia que es algo cegatona, se colocó los anteojos, puso su visto bueno al documento y le imprimió el sello augusto de su ministerio.
La Fuerza se fue en busca de la Hipocresía.
— Eres hábil, le dijo, y me conviene tomarte a mi servicio; pero la vileza repugnante de tu aspecto podría perjudicarme. Es necesario que cambies de traje.
La Hipocresía se dirigió a casa de la Prudencia.
— Vecina, dijo, hágame el favor de prestarme uno de sus trajes, el más decente. Me propongo una loable empresa.
La Prudencia mantiene su lámpara encendida y goza de muy buena vista, pero el papel había estado tan bien representado que se engañó. Creyó en las buenas intenciones de aquella vecina y le confió un traje de diplomático.
Desde entonces, cuando la Fuerza no puede realizar por sí sola alguna de sus hazañas, se asocia a la Hipocresía y casi siempre logra triunfar.

 

Adela Zamudio (Cochabamba, 1854 — Cochabamba, 1928), conosciuta anche con lo pseudonimo di “Soledad”, è una delle figure letterarie più enigmatiche della Bolivia. Personalità poliedrica e anticonformista, si distinse sia nella prosa che nella poesia e nella pittura. L’11 ottobre, giorno della sua nascita, si celebra in Bolivia la “festa della donna”, come riconoscimento della sua opera in favore dell’emancipazione sociale e culturale della donna. È considerata unanimemente la più importante antesignana del femminismo boliviano. Scrisse numerose novelle, raccolte di poesieracconti, pezzi teatrali e saggi pedagogici e politici, caratterizzati da un miscuglio di allegoria, misticismo, ribellione, denuncia delle condizioni della donna e delle classi meno abbienti. La maggior parte della sua produzione letteraria fu pubblicata postuma. In vita pubblicò tre libri: la raccolta di poesie Ensayos Poéticos, editata a Buenos Aires nel 1887, la novella Íntimas, editata a La Paz nel 1913 e una seconda raccolta di poesie, Ráfagas, editata a Parigi nello stesso anno.

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