PoEstate Silva #1: Alessandro De Francesco, da ‘La visione a distanza’

 

il mattino presto guardando la stanza che circonda il
quaderno si stupisce del movimento di rotazione del collo
della possibilità di muovere gli occhi sin dalla prima infanzia
quando c’erano bisogni che non sapevamo…. esprimere il
pianto era interrogazione del reale la testa ondeggiava
all’indietro….. le mani non sapevano afferrare
come adesso che il pensiero non ha verità da proporre la
domanda e visto dal buio molto di quanto afferma le azioni
che potremmo compiere sono una pellicola in un proiettore
spento………………………… si sono verificate situazioni non
esattamente identiche alla prima descrizione fornita prima
ci si credeva al centro

 

consiste in un insieme di cellule con funzione di filtraggio
che crescono lentamente senza una struttura predefinita
ciò permette la generazione di forme mai perfettamente
identiche le une alle altre

se allarmato da un predatore può gonfiare il proprio corpo
fino a dilatarsi in una sfera trasparente o portare testa e
braccia nella propria zona cava che riempie d’inchiostro
scomparendo nell’oscurità

 

siamo entrati nel giardino di notte lasciandoci la casa
alle spalle abbiamo imboccato il sentiero di ghiaia verso
la fabbrica alla fine del giardino con gli abeti neri e le
macchine a lato le tre finestre orizzontali erano illuminate
con violenza (d)all’interno non abbiamo potuto vedere
niente ……continuavamo a camminare un rumore uniforme
era diventato assordante…. come se la distanza tra la fabbrica
e noi fosse stata già percorsa

 

siamo abitati dall’immagine di un buio in cui i colori
continuano ad esistere coincidono con la presenza non
si moltiplica questo concetto di buio fa pressione con
le dita sugli occhi serrati e territori bioluminescenti si
formano tra palpebra e cervello.. il pensiero talvolta è di
apparenze diverse nello stesso spazio piú oggetti coesistenti
in n dimensioni l’osservazione a occhio nudo di atomi
e batteri il tavolo sferico un nitido ultrasuono ed altri
esseri intelligenti sulla terra ma fantasmi perché le strade
dei nervi non sono disposte ad accoglierli il padiglione
auricolare non entra in vibrazione e la retina non resta
impressionata ma non ci sembra vera dietro la finestra
la     luna     dilatata   dalle    pieghe    di     una     tenda

.

Alessandro Di Francesco, La visione a distanza, Arcipelago itaca, 2018

2 comments

  1. Belle queste dilatazioni della versificazione in edifici articolati di gesti e particelle, a intessere un reticolo di interrogativi mai risolti che inquietino il lettore, appiccicato con l’occhio al microscopico dell’esistere.
    Grazie,
    mdp

    Mi piace

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