Ostri ritmi #17: Alojz Gradnik

Questo mese Ostri Ritmi fa un salto all’indietro, abbandonando per un po’ i lidi della poesia più contemporanea di cui ultimamente ci occupiamo: questa la ragione per la quale la nota di lettura è anticipata. Alojz Gradnik, infatti, nasce nel 1882 a Medana, nella Goriška Brda, regione storica a cavallo tra Slovenia e Italia (dove è conosciuta come Collio), rinomata ancora oggi per la sua tradizione vitivinicola. Il padre è sloveno triestino, la madre invece è friulana. Frequenta il liceo a Gorizia, poi si iscrive all’università a Vienna per studiare legge, mentre si mantiene come insegnante privato. Muove i primi passi nei tribunali tra Gorizia e Cormons, poi in Istria come assistente del giudice. Durante la Prima guerra mondiale viene arrestato e dopo il rilascio sembra decidere di evitare il più possibile le zone di guerra: allo scoppio del conflitto tra Italia e Impero austro-ungarico lascia Gorizia e si ritira verso l’interno, arrivando a Ljubljana dopo l’occupazione italiana della Primorska nel 1920. Qui lavora come esperto giuridico al Ministero degli esteri, per poi continuare a esercitare la professione a Beograd e poi Zagreb. Nel 1941 viene sollevato dal suo incarico dal regime degli Ustaša, torna a Ljubljana e nel ’46 si ritira a vita privata, dedicandosi interamente alla produzione letteraria, che non rappresenta però una scoperta della tarda età.
La prima raccolta di liriche esce già nel 1916, all’età di 24 anni, e da quel momento in poi esce più di una dozzina di pubblicazioni, di cui alcune curate da terzi. Eros Tanatos (1962), che abbiamo scelto per questa occasione, rappresenta un’opera tarda, che testimonia la maturità del poeta pochi anni prima della sua scomparsa, avvenuta nel ’67. Il titolo è programmatico: “amore e morte” sono chiaramente gli oggetti della riflessione. Soprattutto la morte, descritta talvolta attraverso suggestioni gotiche e immagini macabre che echeggiano certi versi di Baudelaire, la fa da padrona, in bilico tra il memento mori e la celebrazione dell’eros più scabroso. Ma l’amore c’è e non è per forza l’amore distruttivo che porta alla morte; come leggiamo nell’ultima poesia, V zaščitju [Al riparo], sembra piuttosto un attimo di pace, uno scudo contro la morte.

 

© nota a cura di Amalia Stulin

Splendi e bruci

Splendi e bruci e nella tua luce d’oro
palpita tutta la mia anima esausta.
Oh tu, mio sole, fino al fondo del cuore
spingimi, sfiniscimi fino alla morte.

Mi permei tutto il tuo splendore
e quando chiudo gli occhi per l’ultima volta,
sii per me il lume che in eterno
mi rischiara calmo le profondità della tomba.
.
.

Žariš in žgeš

Žariš in žgeš in tvoji zlati luči
vsa trudna duša moja trepeta.
O sonce moje ti, do dna srca
izpali me, do smrti me izmuči.

Naj tvoja vsa me prepoji svetloba
in ko zaprem posledjikrat oči,
mi bodi lučka, ki za večne dni
zasije mirno mi v globine groba.

***

Inverno

Dove sono ora, dove sono le parole
che come i fiori bianchi del ciliegio
dalla tua bocca cadevano nelle mie
pallide mani?… Sono tutte già svanite?

Ora è freddo come in un bianco inverno
qui da te… come se nevicasse…
Oh, che nevichi, nevichi, — il cuore
affamato, tanto, scioglie ogni fiocco di neve.

.

Zima

Kje so zdaj, kje tiste so besede,
ki so kakor cvetje s češnje bele
padale iz tvojih ust na blede
moje roke?… So že vse zvenele?

Zdaj je kakor v beli zimi hladno
tu pri tebi… kakor da sneži…
O, naj le sneži, sneži, — saj gladno
srce vse snežinke raztopi.

***

.

Sera, è sera

Sera, è sera, il buio è silenzioso,
le parole sono silenziose silenzioso il passo,
e i nostri cuori languono nella dolce gioia
come due deboli candele.

Sera, è sera, ora sarà notte.
Stringi più forte il cerchio di mani
e guardami, guardami ancora e senti
quanto sono tua in questi momenti.

Sera, è sera, ah, stanotte
non stare più con me, riposo!
Quando sarò stesa nella camera nera,
solo allora torna pure da me.

.

Večer je, večer

Večer je, večer, tih je mrak,
besede tihe tih korak,
in srci nama v sladki sreči
medlita ko dve plahi sveči.

Večer je, večer, zdaj bo noč.
Tesneje stisni rok obroč
in glej me, še me glej in čuti,
kako sem tvoja v tej minuti.

Večer je, večer, ah, nocoj
ne bodi več z menoj, pokoj!
Ko bom ležala v kamri črni,
takrat se zopet k meni vrni.

.
***

De profundis

I
Non mi ha mietuto la falce,
ero come la rugiada mattutina
bevuta dal raggio del sole.
Ora non sono più cosa del mondo,
non sono fiore, non sono pietra.
per te son solo una fiamma lucente

[…]

VIII
La mia veste, il mio fiore,
le mie gambe, le mie mani,
la bocca e i profondi occhi,
la pelle terrea delle mie gote,

il mio cuore, i piccoli seni,
tra poco li divoreranno i vermi.
E quando la terra nera avrà succhiato
fino all’ultima stilla di sangue,
penserò: ci sei tu nella terra,
in te si scioglie quest’ultima
goccia del mio corpo
e dico: « Prendi, prendi! »

.

De profundis

I
Mene ni požela kosa,
bila sem ko v jutru rosa,
ki jo pije sonca žar.
Zdaj več nisem svetna stvar,
nisem roža in ne kamen,
sem le zate svetel plamen.

[…]

VIII
Moje krilo, mojo rožo,
moje noge, moje roke,
usta in oči globoke,
mojih lic bledečo kožo,

moje srce, prsa mala,
bodo skoro grizli črvi.
Ko pa zadnje kapje krvi
črna zemlja bo sesala,

mislila bom: ti si v zemlji,
s tabo se ta zadnja kaplja
mojega telesa staplja
in porečem: » Jemlji, jemlji! «

.
***

Il tempo ci sorpassa

Il tempo ci sorpassa.
Quando ho visto il tuo volto?
Quando già ho amato le tue mani?
Già l’ho fatto in una gioventù precoce?

Oh, fantasma di sogni antichi!
Ora il cuore è vuoto, dentro
come un goccia rossa cade,
resta ancora qui con me!

Il tempo ci sorpassa.
Ritorna appena il freddo.
Mi muovo appena tra le steppe
per cercarci i tuoi passi.

.

Mimo naju teče čas

Mimo naju teče čas.
Kdaj sem videl tvoj obraz?
Kdaj že ljubil sem te dlani?
Sem jih že v mladosti rani?

O, prikazen davnih sanj!
Srce prazno zdaj je, vanj
kakor kaplja rdeča kani,
še pri meni tu ostani!

Mimo naju teče čas.
Skoro se povrne mraz.
Skoro pojdem skoz pustinje
iskat tvoje v njih stopinje.

.
***

Al riparo

Com’è tutta strana l’aria e il muro di queste stanze,
come sono diversi i riflessi della luce,
diversa pure l’eco dei passi,
da quando qui risplende il tuo scudo fidato.

L’armadio, il tavolo, la sedia e il pavimento e l’uscio,
tutti mi mostrano le tracce delle tue mani,
dovunque emerge il segno devoto
di cura e attenzione ed esperienza nuova.

Sento un tale tepore adesso vicino alla stufa,
mentre il ghiaccio ci disegna sui vetri piccoli fiori
e mentre il vento turbina attorno alla casa,
il tuo sguardo d’amore mi parla:

Sei stato dovunque e in nessun luogo a casa,
ora sei al riparo nel mio cuore.

.

V zatišju

Kako ves drug teh sob je zrak in zid,
kako drugačni so luči odsevi,
drugačni še korakov so odmevi,
odkar se tu blešči tvoj zvesti ščit.

Omara, miza, stol in pod in prag,
vsi tvojih rok mi kažejo sledove,
skrbi in marnosti in skušnje nove
povsod odkriva se pobožni znak.

Tako toplo mi zdaj je kraj peči,
ko led po oknih nam cvetice riše
in ko zavija veter okrog hiše,
mi tvoj pogled ljubeči govori:

Povsod si bil že in nikjer doma,
zdaj si v zatišju mojega srca.

.

da: A. Gradnik, Eros Tanatos, Državna založba Slovenije, Ljubljana [1962] 1972

.

© Scelta e traduzione a cura di Amalia Stulin

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