Cinque testi da “Soglie” di Massimo Del Prete

 

ONDA/CORPUSCOLO

a S.

Quando eravamo pischelli
leggevamo insieme Hawking
in biblioteca.
Ci piaceva la sua storia:
paradossi e buchi neri
in un romanzo.

Dopo tutti questi anni
vieni a dirmi
che sai risolvere l’equazione di
Schrödinger,
che la metrica di Riemann
la capisci proprio bene, perdio!

Io invece – sono sempre quello
che ti consiglia i libri
che ti legge i suoi racconti,
una poesia o due
mentre fumiamo.

Eppure (non so come)
continuo a fare
il tuo lavoro
a risolvere
i tuoi conti

come se tu
volessi dire a me
dov’è che ha messo male
una virgola
Fitzgerald.

 

UNA CARPA

Da secoli s’avvera il sogno della carpa
che guizza contro il fiume
e segue il proprio corso, fino al monte –
sciabordano i suoi sensi estremi
se muta le sue squame
in scaglie portentose di dragone…
è mio il suo sguardo ardente, oggi,
che corro in senso inverso alle
rapide degli anni che travolgono
e quelli miei del cuore che indietreggiano
se il drago che dardeggia oltre il confine
si chiama giovinezza.

 

VECCHI VERSI

(a …)
in absentia

Nei miei sgangherati tentativi
di figurarmi una donna ideale,
fuori dai deliri infantili,
da una mania finto-provenzale,
forse non mi sono capito
– oppure ho esagerato
nel credermi altro da me;
e cercare
…………………e pretendere
…………………………………………..e bramare
una consonanza d’intenti e forse
una bassa eco cerebrale.
Oggi so meno di ieri ma
non posso più sopportare
…………………………………………………..artiste, artistoidi,
filosofe da social network, ameboidi
oppresse anche dall’aria, scrittrici di genere,
poetesse neoromantiche, pittrici depresse,
bellezze tatuate, modelle di eyeliner,
letterate internettiane e tutte le outsider

A fare l’imbucato basto io,
l’invisibile infiltrato alle feste altrui:
là ti vedo e sei tu la venere impensata
che ignoro e che m’ignora,
che mi passa accanto e che non amo
ancora e forse mai,
………………………………………………………ma
sei tu la gentile da cantare
– parola cara, vecchia di millenni –
sorta dalla tradizione, composta
con il limo dei secoli perenni,
deposta per caso e forse per errore
sulle rive assolate di questo paese:
sei tu che incarni, driade degli ulivi,
il nuovo che si abbevera all’antico,
che non rinneghi il vasto mito
del tuo popolo – del nostro –
e alle loro pose spente,
alle immagini sfocate e senza sangue
che non sanno dire niente opponi
la verità del sorriso che sbianca
il colore della pelle di spiaggia.

 

DILATAZIONE DI AGOSTO

La mia voce deve avere il calore
dell’estate, se t’incanta col nome
dei quasar, se scintilli di un albore
di comete poi afferri le sue chiome
fin quasi al margine di un buco nero.
Il tuo viso non sa se abbandonarsi
al mio sermone o l’animo severo
fermare le mie dita e i loro intarsi.
Ma c’è per me una via tra i tuoi occhi
di un verde oltremarino? nell’atollo
sereno e cristallino la mia nave
va a spirale dentro il gorgo ed è grave
il dolcissimo sospetto che a mollo
nel mare del tuo cuore io sempre tocchi.

 

LA SOGLIA

“Non tornare se non intendi ri-iniziare”
scrissi a caso per saggiare l’ultimo
inchiostro della penna. A caso, sì,
ma forse lo sapevo che questo
è l’ultimo ritorno silenzioso
a cui mi arrendo, che domani già rincaso
salutando a voce piena, senza sguardi
muti né brillii che non significano,
senza azioni luminose e scivolate
come un fumo d’alba nel mezzogiorno
che abbaglia e abbuia il mondo in cecità.

Domani giungerà la parola a dirmi,
quella che sentirai, che capirai
– chiunque tu sia, e dovunque –
quella che rumina il dentro indicibile
e lo traduce in senso intero –
la vibra la lingua come un bacio
in settembre, il corpo che materia il pensiero
(la mente da sola arriva molto tardi
questa lentezza mi ha tolto tanti anni)
e l’Altro rasserenato infine in limite
toccato, travalicato in gloria.

Di me saprà l’amor che non si volta
l’amicizia che difende da tutta la stanchezza
quando la soglia sarà un nome e solo questo
e il suo confine sarà rotto da un portale
trasmigrato dal cielo alla mia terra
le trombe che ne annunciano il colore
il passaggio permesso – e la festa si disserra.

 

Massimo Del Prete è nato a Taranto nel 1993 ma ha sempre vissuto a Martina Franca. Dopo la maturità classica si è trasferito a Pisa dove ha conseguito la laurea in Ingegneria Chimica nel 2015. Dal 2016 studia Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano, dove attualmente vive. Soglie (Ladolfi, 2018) è la sua prima silloge poetica e la sua prima pubblicazione in assoluto.

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