Beppe Costa, ‘Per chi fa turni di notte’. Nota di lettura

Beppe Costa, Per chi fa turni di notte. Poesie 1967-2017, Associazione culturale Pellicano, 2017, pp. 110, € 10,00

Che la poesia civile sia, per Beppe Costa, una missione − colma di laicità − lo si conosce da tempo. Ne è conferma anche l’ultima raccolta, che raccoglie in un’apposita sezione testi editi  e inediti degli ultimi cinquant’anni di scrittura. Un volume dedicato a “chi fa turni di notte”, a chi «conosce la notte e il dolore» ma anche la «solarità e l’amore» che, sempre, nella poesia di Costa, vive. Ripensando al titolo ci si chiede se non sia possibile una eco di Izet Sarajlić − se non per lo stile almeno per l’intenzione che attraversa entrambi i poeti.

La potenza lirica di Beppe Costa contiene in sé la forza irrinunciabile della vita secondo un’etica, lo stimolo alla continua ricerca di un senso, la lotta per una dignità del vivere − che contagia il lettore−, lo slancio alla puntualità dell’esprimere ciò che si è, cosa si fa, dove si sta andando. La cautela (qui) è qualcosa che attraversa tutta la sua poesia − per lo meno quella che ci è dato conoscere grazie alle precedenti raccolte −, così come la sensibilità della sua voce persiste, nella forma di una resistenza decennale, in un presente svuotato di appelli sinceri, sempre più povero di verità che invece, il nostro, coglie e tiene salde nei suoi versi.

© Alessandra Trevisan

*

 

questa non è una poesia d’amore
perché non ha fine né principio
sbanda a ogni curva s’infila
in ogni volto che passa vicino

questa è soltanto una vita inquieta
che non smette di penare e si offre
a ogni passante che afferra come può
sugli occhi nella bocca fra i capelli

la notte resta sveglia in poca luce
s’abbandona a ricordi non completi
finché ogni alba riporta la certezza
di non saper co’è la poesia e l’amore

 

*
Il cielo sarà cupo ma non finto
mentre quell’acqua attorno
finge di essere mare e poi
un monumento dietro l’altro
un cinema un posteggio
inutilmente cantano poeti
d’altri tempi: qui non c’è più spazio
ed è bene che guardiate altrove.

.
(da Antologia 1967-2017)

IO COL CUORE

In questo mondo atroce
che vive di cervelli
Io col cuore

In questo mondo ancora dove è detto
in numeri umanità
e in questo tempo del terrore
Io col cuore

Dove si cade sotto colpi di pugnale
e di contabilità
in questa terra di delitti
Io col cuore

Dove la vit viene pagata a tempo
e la qualità a chilo
in questa terra senza più fiori
Io col cuore

E ricordo in lontananza due lacrime
qualche sorriso e mangiare per strada
Io col cuore

Dove due persone fanno un letto matrimoniale
un bambino, una scuola
un malato, un sociologo

Io col cuore
Ancora per quanto?

.
© Beppe Costa

2 comments

  1. Grazie alla Redazione e ad Alessandra Trevisan per la bella proposta di lettura. Segnalo due refusi da correggere quanto prima per il dovuto rispetto alla poesia di Beppe Costa: “co’è la poesia” e “Dove la vit”.

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