Luca Salvatore, poesie da Terra merita

Matera (foto di Antonio Zanza)

Terra dei vivi

«Chi ha coglionato
la terra dei vivi
non potrà anche
coglionare quella
dei morti?».
E cosí l’eroe
col mantello di lana
e la porpora, prese
una lampada, e iniziò
a scendere una
rampa di scale
dietro l’altra dietro
l’altra dietro
l’altra.

Le scende ancora.

[Matera, 24 settembre 2016]

 

In cielo, in terra

Io sono terra
appena accennata.
Tu cielo stellato.
E non si fa cosa
in terra che non sia
stata prima scritta
in cielo. Ma un
segno in cielo
è la Sperpètua
in terra.

Meglio, allora,
per mare cercare altro
termine raro.

[Matera, 21 agosto 2016].

 

Le parole che scrivo

Lo vedi anche tu,
le parole che scrivo
devono avermi migliorato
la vita, se dallo scranno
di pietra, ora l’occhio
va raso raso la terra,
e non fugge via.

[Matera, 29 agosto 2016].

 

E la terra trema

Lasciatemi pure
qui. Ora che la terra
è terra tutt’intorno,
i miei piedi c’andranno
da soli, come una vela
di stuoie attaccata
a una carriola e
due bastoni.

[Matera, 24 agosto 2016].

 

Terra dei cumuli e delle ombre

«Per l’uomo l’essere
supremo è l’uomo»,
dice Feuerbach.
«Soltanto adesso
l’uomo è trovato»,
obietta Bauer. Bene.
Andò a rimirare
piú da presso
quest’essere supremo
e questo ritrovamento.
Era
già freddo.

[Matera, 24 agosto 2016].

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