_Inediti di Serena Dibiase

Foto di Giulia Oglialoro

_La casa

la luce si è addensata
in una bocca sola
e la separazione si fa foglio sottile
su cui riscrivere il nome
sbadiglio docile il mio
salito per te come parola non detta

armiamo il corpo di sete
per trovarci più nudi
quel modo d’amare vicino
ad un lunghissimo grido
udibile a tutti
che cerca piacere
dopo un gran pianto
che cerca il bere dal pianto

un dolcevita nero pende dal letto
e la manica sfiora
impolverata ai quattro lati
la casa
è di nuovo qui
dentro e alta
dentro e accucciata
tra le gambe ti assottiglio
ai miei fianchi di rose
e la casa ora aspetta
la quiete la casa ora aspetta
che succeda ancora

.

_La nave

un uomo asciugato di fame
che si apre il pane
e lento si apparecchia la coperta
mi dice ciao mi offre un pezzo

restiamo qualche minuto
da chini da terra si vede la soglia
l’insidia degli insetti
il muschio liscio ripestato

che importa se l’uomo
nel giro di un giorno
dando l’ultimo boccone morirà
che importa se non hai posto segnato
o porta di ferro − mi dice
e mi parla di una nave
gli si rischiara il viso
e anche io oltre le gambe dei passanti
e la polvere e la pioggia
la vedo
la sua nave

Bologna, 7/2/18

 

_La gita

quando gela l’aria è bianca anche lei
come noi sotto Marzo
quel giorno la gita andò così:
avevi voglia di guidare
avevi scelto una strada meridiana
avevi allungato a destra un braccio
per chiudermi gli occhi e accostare

la montagna anima fissa del mio sguardo
ci guardava freddi e nudi per metà
ridere distesi poi di schiena andare via

l’alta strada aveva crune fonde
tutte ai lati e lì fissavo
il passo d’addio
pregavo che l’asfalto l’inghiottisse

tra quelle montagne ancora incendia
come sangue
sotto la spinta della roccia

.

_L’ospite

la tua casa in affitto
riapre le porte ad agosto
la raggiungi senza fiato
tra lampadine fulminate molto accorte
a non brillare sul viso dell’ospite

la casa ha capito
che i rituali sono cambiati:
una cena solitaria
una lacrima in meno
la risata di un altro
che si stende alle pareti
piccole crepe d’acqua nel muro

una notte ricordo di aver sentito i vicini
far l’amore poi urlare
e lasciare l’appartamento
ma in viso non li vidi mai
solo di spalle salutarsi e andare via

sono stata una spia annoiata
sdraiata sentinella ai fianchi della serratura

l’ospite ha lasciato la casa ora
e i coltelli
apro piano mi siedo ravvivo la sigaretta
fumata a metà
per fare nebbia e disfarla

voci lontane attraversavano la nebbia
telefonate non risposte
il rintocco del brindisi di Natale
io mamma papà mio fratello e il cane Charlie
e poi l’attendere
dopo l’una di notte
una bici inchiodare di sotto
e lasciar risalire le scale
a chi per amore ho perduto

prendo tempo
slaccio la cintura
poggio le monete
sul tavolo dove dormono inchinate
le preghiere
di tutti gli ospiti
della mia casa

.

_Estinzione

c’è una porzione di mare
dove avviene la macerazione del ferro
dove da bambina trovavo
le pietre di bottiglia levigata dagli anni
e le collezionavo
litorale senza scopo né provincia
con un vento, ricordo, che ci asciugava la bocca
che avrà consumato la costa

la minaccia d’estinzione sarà
una buona occasione
per godersi un tramonto
o inaugurare la farmacia di turno
o spaccare pietre da questa preistoria di ore
in grani di zucchero per la colazione

come acque meteoriche
dentro le porosità scavando
passiamo noi

.

_Punto di fuga

avevamo costruito una micropoli
fatta di lacci e di chele
orientata verso il sud della poltrona
senz’avere notizie da fuori
come granchi
dal carapace beccato
e da ogni cosa
sedie stracci capelli
colava parola

le ore e i giorni passavano
tra corridoi di cruciverba
e infermieri neo laureati
l’ago è spezzato
la nuova se l’è fatta sotto
il turno di notte tocca a te…
e bisbigli di medici
sempre troppo forti
per le nostre ossa

ogni due ore entrava un controllore
uno per te uno per me
ma vedendoci mormoranti
si allontanavano

allora è stato il momento
i lacci ci serviranno − ti ho detto
e la sedia per risalire la finestra
e gli stracci e i capelli ci terranno
per cadere insieme

e ci siamo buttati
prima tu poi io
camminando all’indietro
fino a che il punto di fuga
non è scomparso all’orizzonte

.

_Memoria stellare

Accendo una luce un punto di stasi
nell’ora tarda che sa di verità
se sgrana la voce
se quando si gela
Il viso oscilla lunare

Un rumore di tacchi
mi apre una strada agli occhi
dalla nuca risale
una corrente bianca
e non so più girarmi
in aria fanno caos
anche i lembi sottili
del lenzuolo steso
un caos infernale
che in un niente
smette

a pochi chilometri da qui
c’è un motore che non parte
e c’è un bambino
che dorme sereno al mio fianco

è vero
di solito nelle notti così illuminate
divento suggestionabile
guardo così a fondo ogni ombra
fino a sparire
dentro di loro

.

_La piccola abitudine

ritorno alle mie piccole abitudini:
morsicare un po’ la lingua fra i canini
amare mio malgrado ogni silenzio
e poi scostarlo con le labbra
scavare tra i capelli
fori a forma d’universo
il suo alveare d’esagoni perfetti
lacerarne gli angoli tra pollice e indice
poi strappare

vi è solo un tempo per scomporsi
guardando il cielo
vi è solo un tempo per toccarci
al meglio vivere sul meglio che possiamo
guardarti anche dormire
sentire avvicinandomi
che respiri ancora
la mia piccola abitudine che ti ama indisturbata

.

© Serena Dibiase

Serena Dibiase nata a Bologna nel 1986, dopo la laurea al DAMS, approfondisce la sua formazione artistica nel campo del teatro di ricerca (in Senzaparole di A. Adriatico, Mercuzio non vuole morire di A.Punzo/Compagnia della Fortezza, Uso umano di esseri umani di R. Castellucci/Socìetas R. Sanzio) e della musica elettronica con il progetto performativo di poesia sonorizzata Con//fine, e il nascente Secondoluce, in computer solo e loop station con lo pseudonimo di Serena Larue.
La sua prima raccolta in versi Nelle vene (Manni ed.), esce nel 2009, la seconda Amnesia dei vivi (Italic Pequod ed.) nel 2015, a cui seguono inviti a reading e incontri (RicercaBo ’08, Parco Poesia, Bologna per Sanguineti Unibo, Percorsi di verità e memoria XXXII anniversario della strage di Ustica, Cantiere Moline residenza progetto Vicinelli, Pordenonelegge) e compare in riviste letterarie e antologie (VersoDove, Atlante dei poeti Griseldaonline, S’esclop (Spagna), Carta bianca, Lahar Magazine, Centrale di transito – ceci n’est pas une anthologie, (Perroni Ed.). Ad oggi vive a Roma.

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