Ostri ritmi #14: Branko Šömen

Talčev sotiš

grlica kje sem jo že slišal
potok lesen most in dež
roko mi je odnesla zima
glavo pomlad noge jesen

tebe sem srečal dvakrat
ob rojstvu ob jami za krsto
tebe sem srečal dvakrat
več nisem prišel na vrsto

grlica kje sem jo že slišal
noro sva se smejala oračem
nato sem padel v vodo z mostu
mrtev od življenja poražen

čez toliko let sem te srečal
znova potok blizu mostu
in k belim kostem sem pripisal
draga še zdaj sem na dnu.

La danza degli ostaggi

una tortora dove l’ho già sentita?
un ruscello un ponte di legno e la pioggia
l’inverno mi ha portato via una mano
la primavera la testa l’autunno le gambe

te ho incontrato due volte
alla nascita nella fossa dietro alla bara
te ho incontrato due volte
non è più arrivato il mio turno

una tortora dove l’ho già sentita?
abbiamo riso come matti degli aratori
poi son caduto in acqua dal ponte
morto sconfitto dalla vita

dopo tanti anni ti ho incontrato
di nuovo un ruscello vicino a un ponte
e accanto alle ossa bianche ho aggiunto:
cara, sono già sul fondo

Nagrobni kamen

da nimam prav molče me prepričuješ
po svoje gledaš name čustva v sebi
ko sonce greješ me se odtujuješ
kar zame mnogo je je malo tebi
ko pes in mačka na verigi speta
strupeno trmast ne molitven amen
razhaja v nama se zavist in sreča
iz čustva ogleni v nagrobni kamen

da nimam prav in da ne znam živeti
tako kot ti so najbrž drugi krivi
priznati midva si napak ne smeva
ker čas je tak da vsak po svoje greva
z verigo v sebi več ne sme ujeti
ljubezen naju v mrežo sle oviti.

La pietra sepolcrale

Senza parlare mi persuadi che ho torto
a modo tuo ricerchi su di me i sentimenti in te
mi scaldi come il sole ti estrani
quel ch’è tanto a me è poco a te
come cane e gatto legati alla catena
ostinata e tossica si disperde in noi
non un pio amen ma la gelosia e la felicità
da sentimento si consuma in pietra sepolcrale

che ho torto e che non so vivere
così come forse sono gli altri i colpevoli
non dobbiamo riconoscere i nostri errori
perché è tempo che ognuno vada per la propria strada
non può prendere in sé niente alla catena
l’amore ci avvolge in una rete

 

Leseni bog

odhajaš izpod strehe solz in smeha
pogled se s kljuke trga z bolečino
za tabo bo ostala zrelost greha
razpenjena iz mošta v črno vino
odhajaš z nemim krikom pa me rotiš
naj rečem ti da še lahko ostaneš
da laž je igra da se gluho motiš
priznaš napake pokesaš se

jaz sem pa gluh in slep leseni bog
razbitih ust ne morem govoriti
zazreti se v oči in oprostiti
ker tudi sam sem od glave do nog
z brezvoljno mislijo do dna preklan
z odhodom tvojim v žalost zakopan.

Dio di legno

te ne vai dal tetto di lacrime e riso
lo sguardo si strappa con dolore dalla maniglia
ti lasci dietro la maturità di un peccato
schiumante di mosto nel vino nero
te ne vai e con un muto grido m’implori
di dirti che puoi rimanere ancora
che la menzogna è un gioco che ti confondi
riconosci gli errori ti penti

io invece sono un dio di legno sordo e cieco
non posso parlare con labbra rotte
guardare negli occhi e scusarmi
ché io stesso sono da capo a piedi
scisso fino in fondo da un pensiero abulico
sepolto nella tristezza alla tua partenza

 

Prej

prej
je bilo nekako drugače
zrak je bil čist
misel bolj trezna
prej
mi je tekla beseda domače
danes je trudna
betežna
prej
bil sem ves klovnast in mlad
navdušen nad kamnom in klasom
zaljubljen v sleherne vitke noge
skregan sam s sabo
in s časom

prej
bilo je pač prej
prej je že danes preteklost
le bežen trenutek živel sem
med PREJ in POTEM
zelena pomlad
zrela jesen
sta me dozoreli v intimno misleči

ne vem.

Prima

prima
c’era qualcosa di diverso
l’aria era limpida
la mente più fredda
prima
la parola mi veniva spontanea
oggi è stanca
malaticcia
prima
ero tutto giovane e buffonesco
entusiasta della pietra e della spiga
innamorato di ogni gamba affusolata
non sopportavo me stesso
né il tempo

prima
era davvero prima
prima già oggi è passato
ho vissuto solo un attimo fuggente
tra PRIMA e DOPO
una verde primavera
un autunno pieno
sono maturati pensosi nel mio intimo

non so

 

Pusti me

pusti me moje zmagoslavje
perje besed kamenje čakanja
ko sem segel z roko v temo
te ni bilo
in te ne bo

pusti me moj poraz
kamen spotike kamen prostovoljec
kje je glava da se naslonim
kje je kamen da ga kakor kruh
razlomim

pusti me tu znotraj pesmi
je neuravnovešen utrip ki laže
okrušek časa me boli kot domotožje
z naše paše

pusti me ne bom razpadel
republike besed mi svetijo čez dan
prvi grem da ti dokažem zrel sem
kakor zemljevid poljan.

Lasciami

lasciami il mio trionfo
foglie di parole pietre d’attesa
quando allungavo una mano nel buio
tu non c’eri
e non ci sarai

lasciami la mia disfatta
la pietra dello scandalo la pietra volontaria
dov’è la testa che mi appoggio
dov’è la pietra che la spezzo
come pane

lasciami qui dentro una poesia
è il battito anomalo che mente
scheggia di tempo che mi ferisce come nostalgia
del nostro pascolo

lasciami non andrò in rovina
di giorno mi illuminano repubbliche di parole
vado per primo per dimostrarti che sono cresciuto
come una mappa di pianure

 

Danes

danes sem to kar so drugi postali
na tekmi življenja stalna rezerva
cirkus ob uri ko spijo živali
danes sem prazna konzerva

danes sem včerajšnji danes
in jutrišnji najbržnikoli
danes sem včerajšnja karta za kino
danes sem praznik ki zdavnaj je mimo
danes sem krogla v obliki kvadrata
bratu podoben vendar brez brata
danes sem včerajšnja ničla in jutri bom manj
danes nesmisel doslejšnjih iskanj
danes sem to kar drugi želijo naj bom
konfekcijski tepec v potrošniškem svetu
samo še številka odstotek in pešec v prometu

danes sem to kar vsi smo postali
na tekmi življenja stalna rezerva
cirkus ob uri ko spijo živali
žrtev svojega verza.

Oggi

oggi sono quel che gli altri son diventati
l’eterna riserva nella gara della vita
il circo all’ora in cui gli animali dormono
oggi sono un barattolo vuoto

oggi sono l’oggi di ieri
e il forse-mai di domani
oggi sono il biglietto del cinema di ieri
oggi sono la festa finita da un pezzo
oggi sono il cerchio di forma quadrata
simile al fratello ma senza fratelli
oggi sono lo zero di ieri e domani sarò di meno
oggi l’assurdità delle ricerche perseguite finora
oggi sono quel che gli altri vogliono che sia
un fesso fatto e finito in un mondo consumista
soltanto un numero in percentuale e un pedone nel traffico

oggi sono quel che tutti siamo diventati
l’eterna riserva nella gara della vita
il circo all’ora in cui gli animali dormono
una vittima del proprio stesso verso

.

da B. Šömen, Prekmurski rokopis [Manoscritto dal Prekmurje], Pomurska založba, Murska Sobota 1976

© Scelta e traduzione a cura di Amalia Stulin

Giornalista, sceneggiatore e scrittore, Branko Šömen nasce nell’aprile del 1936 a Murska Sobota, nella regione del Prekmurje, all’estremità nord-orientale della Slovenia, dove passa la giovane età. Trasferitosi a Ljubljana, conclude il liceo e inizia gli studi di letteratura all’università. In questi anni inizia a lavorare nella redazione di riviste e programmi radiofonici; nel 1963 è arrestato e condannato ad alcuni mesi di carcere a causa di scritti satirici giudicati anti-patriottici. Si trasferisce a Zagabria, città in cui continua la sua collaborazione con Radio Ljubljana in qualità di corrispondente per la cultura, occupazione che lo terrà impegnato fino alla pensione. Tra gli anni ’80 e ’90 si solidifica il suo legame col cinema: prima da critico, poi da autore delle sceneggiature di famosi film jugoslavi, nonché da insegnante presso l’Accademia di arte drammatica di Zagabria, dove si trasferisce nel 1986 e dove vive attualmente.
Nella sua produzione letteraria, oltre a otto raccolte poetiche, troviamo romanzi, alcuni dei quali autobiografici, satire, saggistica e diverse opere di approfondimento sulla Libera Muratoria (essendo Šömen Muratore lui stesso) in sloveno e croato.

© Nota a cura di Amalia Stulin

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