Inediti di Francesco Salvini

.

Da Chiamate

 

Ricordi di tetre stazioni,
gente grigia che fugge
cercando una traccia o la coincidenza

e una minuta valigia magenta
che aspetta, traboccante di speranza.

 

*
Siamo tutti simili sopra
il treno: solita la tratta,
il sudore, la retta scalcinata

che corre senza sosta
nel calore del sole.

 

*
Mascelle di scogli nel fiume scorticano
la superficie mentre all’aria mandano
spruzzi e riflessi, una carezza franta.

Per caso la carrozza passa sopra
quella furia: la corsa
è doppia finché dura.

 

*
Sassi anneriti e rosi sui binari,
sempre disposti a casaccio, confusi
tra la velocità e ben altri afrori.

S’agita la ruota sopra la schiena
di ferro, stanno lì a ballare
loro. È un attimo e tutto presto torna
al sonno di un passante nell’attesa.

 

*
Una signora apparve alla fermata.
I suoi occhi sembravano chiedere
da dove a fatica fosse salita.

Scese subito. Alla stazione
successiva. La strada
non è ancora finita.

Francesco Salvini è nato nel 1994. Si divide tra lo studio della letteratura all’Università di Pisa e quello della fisarmonica al conservatorio “Giacomo Puccini” di La Spezia, passando così buona parte del suo tempo su un treno. Ha alle spalle cinque pubblicazioni, tuttavia è convinto di non aver ancora esordito, che tutta la poesia sia un continuo esordio. Alcuni suoi testi sono apparsi su “Carteggi letterari” e “Arcipelago Itaca”.

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