Canio Mancuso: poesie da ‘Fiammiferi’

Fiammiferi

Mio padre fabbricava
navi di fiammiferi
navi con troppe vele
e con troppi cannoni
belle perché non erano
metafora di niente.
Stava seduto a terra
con il broncio sospeso
sul docile cantiere
della sua arte sghemba
massacrando fiammiferi
che asciugava e incollava
a uno scheletro d’aria.
Come era contento
di soffiare il respiro
negli ossi di una nave
priva di oceani da immaginare.

 

Nidi

Mio padre distratto dalle rondini
smarrisce le carte del congedo.
Conosce la morte degli animali
così esatta e disinvolta
ma ha dimenticato la sua
sul comodino coi documenti.
Mio padre chiedeva una canzone allegra
e ha avuto un silenzio imperfetto:
ero io nascosto in una stanza
tra gli a capo sonnolenti dei libri.
Voleva un figlio dallo sguardo aperto
un figlio maschio che dormisse poco
e ne ha avuto uno che rimane sveglio
per godersi il riposo degli inconcludenti.
Sulla gigantografia del santo
che azzittiva la vallata
le rondini costruivano i nidi.
Mio padre seduto su una panchina
me li mostrò un pomeriggio
di settembre quei nidi
che io non avevo mai guardato.

 

La vetrina del fotografo

Non dovete aggiungere altro
credo di conoscerli
quei segreti così terreni
esposti alla luce dei volti
le occhiate fuori dalla cornice
i desideri in formalina
nel nascondiglio bianco
di una fotografia.
Il sì è un chissà ora che siete spose
e aspettate il battesimo di sangue
e sperma della prima notte
o avete nostalgia di altre notti
gli incontri che non dite al confessore
e che vi lasciano quasi un sorriso
sotto vetro nel primo piano più riuscito.

 

Mater mediterranea

Me l’hai insegnato tu
che non c’è scandalo
e non c’è contraddizione
in un amore intervallato
da qualche ammazzamento.
Parlo dei conigli
che accarezzavi prima
del colpo di karate alla nuca
e delle papere che tuo fratello
strozzava credendo di interrogarle
sul senso dello stare al mondo,
ma il disegno è lo stesso anche per gli uomini.
Mi hai insegnato che la morte
non si augura a nessuno
ma uno sbocco di sangue,
tre litri di sangue dalle nasche, sì
sono una misura correttiva
che lucida le cellule
e aiuta a sedere composti.
Mi hai dimostrato che si può credere
in Dio come nel malocchio, perché lì
si acquatta il diavolo cazzunale
innominabile, ma nominare
pene e castighi terreni
si può, si deve eccome.
Mi hai spiegato che il dolore
si custodisce come un mosto
che fa dolce la neve
e tirarlo fuori dalla buca a dicembre
ti fa impazzire di una gioia diversa
di pietà per un prossimo
che non è mai il vicino di qualcun altro.
Solo così per te è giusto impazzire.
Questo non dicevi
quando la luce ti insanguinava il viso
e ti perdevi nel casino di un suq
a Palermo, tu che sul lungomare
arrossivi ai saluti più innocenti.
Volevi raccontarmi
l’arrendevolezza dei tuoi vent’anni
la regola estrema che diventa fede
e un piccolo lascito di rancore.

.

© Canio Mancuso, Fiammiferi, BESA editrice, 2016, pp. 68, € 12,00

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