Viviana Fiorentino: tre inediti

 

Il segno era alla fine del sentiero,
dove s’issavano le rocce spoglie.

Sapevamo allora di essere giunti
in quel nostro anfratto di acqua e di scogli.

Sotto il peso del sole, collassava
l’aria che sudati respiravamo.

Rimanevamo in silenzio tra i sassi,
rannicchiati nei riflessi dell’acqua.

Davanti a noi era orlo del tempo il mare.

Noi siamo cresciuti così,
nell’odore delle alghe.

Venti estati a quel nostro posto al mare,
la stessa luce sulle nostre fronti.

L’estate che tu emergesti dall’acqua,
nuotavamo in quella nostra ossessione.

Sull’azzurro aperta era la finestra.

Si muovevano le cose lì fuori,
senza suono.

L’estate che tu suonasti sull’isola,
parlammo a lungo di interpretazioni.

Le tue parole avevano il colore
di quei fiori che presi sul sentiero.

Stettero poggiati sul blu del tavolo,
mentre io contavo stagioni e lacrime.

Nel volgersi delle ore,
guardammo insieme i fiori
diventare rose di semi secchi.

Imparai poi nei tuoi occhi quell’ombra,
che al tuo fianco per me muta restava.

Suono era ora sulle dita memoria,
sulla tua pelle per me era scrittura.

Negli orecchini neri e d’oro misi
la paura delle interpretazioni.

Poi rimanemmo in silenzio a guardare.

La stanza buia, lì cielo stellato
sulla voragine del mare scuro.

Descrivevamo da quel precipizio

l’oscurità che la musica cova.

I momenti della storia, dicesti,
erano per me un fatto lineare.

Un momento della memoria, dissi,
è fuori ora della pagina scritta.

Tenemmo il cielo prima che crollasse.

Music is not written on the page.
La musica non è sulla pagina scritta.

*

……………………………………………………………………………………………….A Vincenzo

Tornai tra le due stagioni a Berlino,
familiare come se d’ogni giorno,
come stanza nell’isola del mio sud.

A casa tua bevemmo il caffè caldo,
venti anni ora da quella primavera,
pomeriggio nell’acquario di luce.

Tu tra le corde a me inventavi suoni.

Distesa io tra tavole degli anni
la pellicola dell’aria imprimevo.

Il nostro passato lì sull’isola.

Ora linea di luce d’una porta
nell’oscurità di stanze vissute.

Sospese nel bianco, le nostre vite,
si guardavano ora un’accanto all’altra,
dei dettagli ignare.

Una pioggia sottile mattutina.

Eravamo noi della città il corpo,
senza foglie, sotto i tigli in attesa.

Rami neri spingeva contro il cielo
la luce e apriva azzurro tra la pioggia.

Prima che ripartissi,
calpestammo ancora ammassi di foglie.

Dalla nostalgia erano corrose
di quel nostro passato.

Odore in noi avevano radici.
In quella luce, simili i nostri occhi.

Ramificati nella nostra mente,
rizomi di cieli del sud i nomi.

Non venivamo da quelle memorie,
ma emergevamo come rocce nude.

Al parco gli alberi dei settentrioni
volavano via seguiti dal vento.

Quando il cielo si fece viola acceso,
guardammo il mondo dallo stesso punto.

Noi due fragili a quell’ultimo piano,
il tempo alla finestra osservavamo.

Nel metrò clima sensato i messaggi,
della vita invece per noi presagio.

Adesso che eravamo noi l’autunno,
cadere era il peso esatto di amare.

Altri lo chiamavano
un problema di gravità.

Le mie lacrime e le tue,
un problema di corrosione.

Imparammo dal colore del Ginko
che l’amore non cade verso terra,
su di noi.

Ma arde dalla terra, falò di foglie,
in noi.

Sul selciato impresso il suo segno scuro.

*

Tra il rosmarino e la menta tu dove
adesso manchi, nitido tornava
quel giorno al mare di tanti anni fa
dove luce era cornice al tuo volto.
Tra la rosa canina e la lavanda
un cielo viola si apriva in frantumi.
“Forse” promettevi e nel tuo viso
imprimevo il cielo.

.

© Viviana Fiorentino

Viviana Fiorentino nasce a Palermo nel Settembre del 1979. Scrittrice, camminatrice, amante della natura, della sua terra incarna una passione per i luoghi nei quali le culture si incontrano e si mescolano in un mosaico di diversità, ma anche quell’inquietudine che viene dal mare e spinge a partire verso altre sponde. Ha viaggiato e vissuto per l’Europa, dalla Svizzera, alla Germania, Inghilterra, per poi trasferirsi a Belfast, Nord Irlanda, città dove ancora vive. Il viaggiare per l’Europa diventa per lei un viaggio della mente, una ricerca esistenziale e della memoria attraverso i sentieri della scrittura, poetica e narrativa. La scrittura diventa una necessità, l’ordito del vivere. Nel 2017 lascia l’accademia e si dedica a tempo pieno alla scrittura di un romanzo e di raccolte poetiche avviate negli anni precedenti. Al momento vorrebbe sviluppare dei corsi di poesia italiana per stranieri a Belfast e delle escursioni naturalistiche accompagnate da letture di autori irlandesi nei boschi dell’Irlanda.

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