“Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano” di Lafcadio Hearn. Anteprima

Pubblichiamo stamane in anteprima un brano da un volume che esce oggi per Exorma Edizioni. Vi auguriamo buona lettura.

Da LIBELLULE

Uno degli antichi nomi del Giappone è Akitsushima, vale a dire “isola delle libellule”, e viene scritto con un carattere che rappresenta una libellula – il quale insetto, ora chiamato tombo, era anticamente denominato Akitsu. Forse il nome Akitsushima, “isola delle libellule”, è stato suggerito, foneticamente, da un nome ancora più antico del Giappone, pronunciato anch’esso Akitsushima, ma scritto in caratteri diversi, che significava “la terra dei ricchi raccolti”. Comunque stiano le cose, esiste una tradizione secondo cui l’imperatore Jimmu, qualcosa come duemilaseicento anni fa, nell’ascendere una montagna per contemplare dall’alto la provincia di Yamato, fece osservare ai suoi accompagnatori come la configurazione del territorio somigliasse a una libellula che si lecchi la coda. Per via di quell’augusta osservazione, la provincia di Yamato venne in seguito designata come la terra della libellula; e in seguito il nome venne esteso a tutta l’isola. E la libellula rimane un simbolo dell’Impero ancora oggi.

[…]

In periodi diversi si vedono differenti tipi di libellule; e le varietà più belle, con poche eccezioni, sono le ultime a comparire. Le libellule giapponesi sono state raggruppate dagli antichi scrittori in quattro classi, a seconda del colore predominante – libellule gialle, verdi (o blu), nere (o scure) e rosse. Si dice che gli insetti macchiati di giallo siano i primi a manifestarsi; che le varietà verdi, blu e nere si facciano vedere solo nel periodo di maggior caldo; e che le specie rosse siano le ultime a mostrarsi e anche a scomparire – svanendo solo alla fine dell’autunno. In un senso vago e generale, queste nozioni possono essere intese come derivate dall’osservazione. Cionondimeno, la libellula è normalmente considerata una creatura autunnale: e infatti uno dei suoi tanti nomi, Akitsu-mushi, significa “insetto d’autunno”. E l’appellativo è davvero appropriato, giacché è solo alla fine dell’autunno che le libellule compaiono in moltitudini tali da farsi notare. Tuttavia per il poeta la vera libellula d’autunno è quella rossa:

Che si dia inizio
all’autunno,
viene decretato dalla libellula.

Oh la libellula!
Si è tinta il corpo
con i colori autunnali!

È colorata con le tinte
delle giornate d’autunno –
la libellula rossa!

«La primavera – dice un poeta giapponese – è la stagione degli occhi; l’autunno la stagione dell’udito» – e vuol dire che in primavera la fioritura degli alberi e la magia della nebbiolina del mattino dilettano la vista, mentre in autunno l’orecchio è incantato dalla musica di innumerevoli insetti. E continua dicendo che il piacere dell’autunno è accompagnato dalla malinconia. Voci lamentose evocano il ricordo degli anni trascorsi e dei visi scomparsi, e dunque, per il pensiero buddhista, richiamano alla dottrina dell’impermanenza. La primavera è la stagione delle promesse e della speranza; l’autunno il tempo del ricordo e del rimpianto. E l’arrivo di uno speciale insetto autunnale, la tacita libellula – silenziosa nella stagione delle voci – rende ancor più strani i modi di quel cambiamento. Dovunque si vede un gioco muto di lampi fatati – esplosioni di colore che si incrociano di continuo, come una tessitura di incanti interminabili sulla superficie della terra. Così la descrive un antico poeta:

Come il filo scarlatto
della tela di ragno,
il lampo delle libellule.

[…]

Catturare libellule è da centinaia d’anni il divertimento preferito dei bambini giapponesi. Comincia nella stagione estiva e si prolunga per quasi tutto l’autunno. Esistono molte antiche poesie sull’argomento – che descrivono la spensieratezza dei piccoli cacciatori. Oggi, come in passato, l’eccitazione della caccia li induce a ogni sorta di guai: cadono dagli argini del fiume, precipitano nei fossi, si graffiano e si sporcano paurosamente – incuranti delle spine, delle pozzanghere e degli stagni – dimenticando il caldo e anche l’ora di cena:

Perfino all’ora del pranzo
dimenticano di tornare a casa
– i bimbi a caccia di libellule!

Un bambino nudo
in cerca di libellule vicino al crocevia –
incurante del sole di mezzogiorno!

Ma il testo poetico più noto, riguardo a tale passatempo, ha un carattere drammatico. È stato scritto dalla famosa poetessa Chiyo, di Kaga, alla morte del figlioletto:

A caccia di libellule!
…Chissà dov’è adesso?

I versi intendono suggerire, non dire apertamente, l’emozione di una madre. Ella vede i bimbi che corrono dietro alle libellule e pensa al figlioletto morto, che andava a caccia con loro – e si scopre a domandarsi, in presenza dell’infinito mistero, che ne sia della sua piccola anima. Dov’è andato? Quale gioco ultraterreno si divertirà a praticare?

Lafcadio Hearn, Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano, cura e traduzione italiana di Alessandra Contenti, Roma, Exorma Edizioni, 2017.
http://www.exormaedizioni.com/catalogo-libri/

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