#PoEstateSilva #25: Lorenzo Fava, cinque inediti

Menzogne

…sciolta l’incognita rimasta sola
al centro,
prezzata la caratura di ombre alfanumeriche
assemblate a fare
della nebbia scatti alti di poesia,
premuto l’indice alla tempia in cerca di un’idea
mentre all’orecchio mi sussurri l’ultima menzogna,
nel tempo che segue il tempo,
nella luce eiaculata dalle acque,
nell’attimo poco dopo la bugia e appena prima del rimorso

solo allora stacca la lingua dal taglio
e vola

*

Io che ho visto controluce le gengive della belva
altro non faccio che dipingere quel muso schizofrenico
che a volte al tramonto vedo riflesso nel cielo
mentre perde sangue dal naso
come avesse tirato l’orizzonte intero.

*

Ricominciare

Viene quindi il tempo a coprire la ferita
che svuotata la capienza delle vene
s’apparta pazza e sobria quasi fosse
un foglio sgualcito, un animale impaurito.
Stanca di forzare il cielo in pochi appunti
siedi composta e indottrinata alle messe di cultura,
senza capire che una chiusa
vale quanto il dolore che la schiude.
È fatta della stessa sostanza.
È stato il tempo passato a smussare le spine
che a fiotti davan luce alle vie dietro la chiesa,
Dio chiuso in quaranta piastrelle di un 8×5
si chiede quale sia il suo budget per l’all-in.
Non c’entra cosa tu abbia fatto
se ogni donna ha una misura per tradire le sequenze
avvicino un magnete per il rito del ritmo
e lo scopro poesia.

*

Tu che nel silenzio mi hai urlato
L’altezza esatta dalla quale salendo
La vertigine è pronta ad ingoiarmi,
Scorrimi ancora il palato,
Sii l’elemento – il divisore, l’assenso –
Che brucia i nostri cardini appassiti.

*

Riempi il millimetro che ci divide
Con una parola affilata
Che mi infesti gli incubi nei giorni di sole.
In quei giorni di sole ogni cosa
S’affaccia dai torrioni del cuore
Mira all’indole affannata che assedia
Le scelte di vita prese su una sedia
Blu scarlatta dura conscia e retta,
Come peraltro la lanterna che illumina
Le anime già morte sommerse dalle eclissi.
La foga della morte nel prenderti in apnea
Schianta ogni regola,
I martiri fremono ancora con la forza della vita
In queste braccia forti in verso, vedo
Ogni punta di coltello aprirsi a fiore,
Dissolversi in un volo di farfalle,
Piove spesso il cielo addosso,
Adesso che sei ferma dove io non ti posso vedere.

© Lorenzo Fava

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