
PoEstate Silva #11: Gaia Ginevra Giorgi, Manovre segrete, InternoPoesia, 2017, € 10,00
*
lettera a mio padre
mentre riunisco i pezzi
di questi pochi anni
penso a cosa resterà
degli orizzonti bruciati
del sentore di salmastro
dei vigneti invecchiati
come te
che hai l’odore
di queste bestie di collina
che hai il calore
delle persiane rigate di sole
la mattina
mi chiedo che ne sa
la tua generazione
di una terra che non ha sudato
che ne sa la tua generazione
dell’abbandono
io so il fiato bollente dell’asfalto
io so il sole che c’è nella terra screpolata
io so a memoria le cicatrici della luna
non mi rimane che da fare i conti
con la penombra imprestata dalla sera
con l’intima e dolente posa di ogni notte
con i sonniferi e la solitudine – più che mai
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::luccicante –
dei tuoi sguardi
e mi chiedo che ne sa
la mia generazione
del buio
*
pensiero meridiano
qualche volta ripenso al tuo corpo
separo un suo dettaglio
la linea alta dell’anca – per esempio
le natiche aperte – le spalle larghe
così faccio per la tua pelle
cotta dal vento del Dodecaneso
dal sole di una terra senz’ombra
lo stesso per gli spigoli della tua bocca
quando s’increspa
nell’espressione docile
di certe onde basse
ripenso al sale che si deposita ai margini
quando poi penso alla tua bocca che fa
elenchi interminabili di gesta
di pirati misconosciuti del Novecento
mi viene in mente solo la tua bocca
picco di rosa nel blu selvaggio di Donousa
*
piccola barca sfondata
nella piccola barca sfondata
oltre gli orizzonti di paglia
sul versante polveroso di Astipalaia
sono raccolte le sue ossa
io lo sapevo e ci ho girato alla larga
*
la caduta
punto gl’ischi bianchi
li fisso alla sedia
inclino l’arco dell’anca sottile
in un lampo di lava rovescio
il fiume del tuo esserci
liquido seminale
la bocca che uso per parlare
un giardino all’inglese
io sono un albero di fine estate
di tutti i voli
preferisco la caduta
*
ha consumato la cera
ha consumato la cera
la notte fino all’osso
di parole e stracci e schiaffi
poi ricordi di altre tappezzerie
ora sta solo a far la lima
alle pentole al chiar di luna
a dirigere l’orchestra
delle stoviglie di chissà chi
l’imperatore intossicato
guarda ora soddisfatto
la disfatta del suo regno
la sconfitta della sua sovranità
*
corso unione sovietica
corso unione sovietica:
le due meno un quarto ed io
sono isterica figlia
di polpa di foglia di strada
due ragazze ballano sul tetto
sono lepri appese bohemienne
la catastrofe è annunciata
dalla bianchezza circostante
del pomeriggio
la prima disegna un tenero livido
sulla schiena spezzata
della seconda che ride
che freme che piange divora
corso unione sovietica:
le due meno un quarto ed io
sono isterica madre
di bestia di terra di gioia
*
ecco me
ecco me, pura come un lenzuolo
è così che mi hai sempre voluta
sbiancata come una parete
è per questo che hai fatto tutto
ecco me, come mi hai sempre desiderata
pallida mortale e confusa
nuda come la gazza quando scatta
fatta una con l’occhio umano
dritta verso lo scintillìo del mattino
presto verrà l’alba del ciclamino
presto sarò fuori di qui
*
© Gaia Ginevra Giorgi
