#PoEstateSilva #12: Chiara Alessandra Piscitelli, Un bene Palindromo

PoEstate Silva #12: Chiara Alessandra Piscitelli, Un bene Palindromo, Lietocolle 2017

*

Più neri di fuliggine gli occhi,
più piccoli di luce gli zigomi
lo sconosciuto che divide con me il passo
non è più chi un tempo diceva ” Vai piano, non ti seguo” .
Ruba la mia ombra, non mi mostra la via.
Non di più vorrei, ma sempre,
in ogni buio essere la polvere che danza lenta l’aria,
non coprirti mai;
una sete sul fondo del bicchiere,
l’angolo bruciato di una mappa.
Non darmi geografie,
più di tutto vorrei sconosciuto il mondo.

*

Nella ruggine dell’alba guardavo in gola il mattino
vedevo camere esposte al sole
di qualche anno prima.
Il giorno era vissuto in corsa, un’attesa
delusa che non paventa il tempo.
Della tenerezza degli sciocchi era fatta la sera.
Ora, non forzando la memoria, non così
nemmeno al buio questa notte siamo uguali.

*

Il pendio dell’abbandono, una vertigine eterna.
Chi scala sale in punta di piedi,
risale le stesse vie, chi guarda sotto
si specchia nel dolore ma non conosce riflesso.
Il pendio dell’abbandono è un pendolo sicuro
tra un vuoto e un’aria che non vuole riempirlo
Sono io che mi prendo per mano –
“Non sono sola”.

*

Di nuovo qui
e per quanto tempo ancora
l’unica mia frontiera è il tuo viso.

Non dissimile al destino del funambolo
– cammina l’aria di una terra non sua –
questo mio vivere al confine
naturalmente portata ad andare
inevitabilmente ancorata a te.

Che sia questo un modo di muoversi, ignoro.
La sola frontiera è il tuo viso
ogni luogo visto
ogni meta, consumata.

*

Sarebbe la pace – e non è.
Un mattino sul fianco riverso
allungo il braccio per dire che questa è la terra.
Non capita e se capitasse sarebbe la pace.
Non capita che alla ricerca risponda una presenza.
È una legge non scritta, l’hai detto.
Tanti anni di libri, studi sulla certezza
per capire che l’unica regola che non imparerò
tu l’hai scritta.

*
Stanza in Milano

Ti ho scritto una lettera mentale,
che a scriverle le parole diventano vere.
Le solite formalità, alcune novità
ma poi domande sulla partenza
per quel che si sa o che s’ignora,
sul verso giusto, se del passato coi suoi divieti
o del futuro con le sue rotonde.
E ancora ragioni, vantaggi della libertà,
cambiare città, via. Questo – è normale.
Se invece chiedi a un bambino, normale è quando si è felici.
E allora di nuovo schiavi, ancora e sempre,
dei posti amati, dei polsi implorati
ché l’amore è mendicante
ché l’amore è penitente
e subito dopo un’intera vita al riparo
con unico desiderio – lo schianto.

*
© Chiara Alessandra Piscitelli

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