I poeti della domenica #185: Fulvio Segato, Apro le finestre delle stanze

Apro le finestre delle stanze,
cammino con calma da una
all’altra, come se ne avessi di tempo,
come se non avessi sprecato nulla,
né un minuto né un secondo.
Non ho le scarpe, fanno rumore,
e un vestito leggero che si muove
quando il vento muove anche le foglie.
Se incontro qualcuno faccio un gesto
col palmo alzato, un saluto di fretta
poi avanti in un’altra camera
in cerca di un altro odore che
non sia di fradicio o marcio o polvere.
È nella cucina che passo più tempo
perché qui più tempo mi è passato addosso,
lasciando le sue macchie d’umido
negli angoli alti vicino al soffitto
vicino alla lampada di luce perfetta senza ombre.
Nessun rimpianto, niente è stato sprecato.
Gli armadi hanno le porte sigillate
di legno scuro senza nodi. Anche se chiudo gli occhi
so trovare la stanza con la sedia nel centro,
so dove sedermi, so dove orientare il viso
e so che oltre quel muro c’è la piazza
dove scialai la fretta di vivere
e se tendo l’orecchio posso sentire
quel brusio, quelle chiacchiere indistinte
come l’acciottolarsi di sassi umidi in riva,
quella sensazione triste d’essere lavato,
di non essere stato lì, al centro del bosco,
quando cominciò la prima raffica e tutto
iniziò a muoversi con una follia di verde.

© Fulvio Segato, in La consuetudine dei frantumi, Rimini, Fara editore, 2013

Grazie a Davide Valecchi per questa scelta.

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