Valentino Zeichen, Le poesie più belle

Valentino Zeichen, Le poesie più belle, Fazi, 2017, € 15,00, ebook € 7,99

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Esce dopodomani (6 luglio, giorno successivo all’anniversario della scomparsa del poeta), per Fazi editore, Le poesie più belle di Valentino Zeichen. Ne pubblichiamo oggi una selezione, in accordo con l’editore (che ringraziamo), in attesa di occuparci della raccolta in maniera diffusa nelle prossime settimane.

La Redazione

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Il poeta

Presumibilmente,
sembro un poeta di elevata rappresentanza
sebbene la mia insufficienza cardiaca
ha per virtù medica il libro «cuore».
Abito appena sopra il livello del mare
mentre la salute, la purezza, la ricchezza
e gli sport invernali
stazionano oltre i mille metri.
Perciò mi ossigeno respirando l’aria
dei paradisi alpini
così arditamente fotografati
dagli scalatori sociali
nonostante la pericolosità dei dislivelli.

*

Nizza

Sulla Promenade des Anglais a Nizza
una ragazza dal profilo tonchinese
siede davanti al mare
e compila un cruciverba sul giornale;
lo orienta con sapienti aggiustamenti
affinché la tavola enigmistica collimi a distanza
con l’intersezione di longitudine e latitudine.

Vedendola inattiva mi avvicino per suggerirle
qualche parola, seguo per qualche istante
la posa delle lettere fiero dell’apporto
quando m’investe una salva d’insulti
che sollevano colonne d’acqua
l’abbandono e corro, corro al riparo
presumendo che si tratti di battaglia navale.

*

Risvolti del territorio

Per esempio
amiamo risiedere a Parigi, a Roma
ed in vari altrove
ma non del tutto, un dubbio ci pedina
così diffidiamo di ogni luogo di residenza
poiché in qualche stanza dei loro stabili
siamo attesi per morirvi
perciò vorremmo fuggirli
e non incontrare mai quel posto designato
che molte città
per acquisire benemerenze
sono disposte ad ospitare.

*

Miniera d’oro

Come cifre di numeri telefonici
si ordinano le interrogazioni nella mente:
«Prometti che non mi lascerai?».
«Mi ami?».
«Saprai sopravvivere senza di me?».
Per terra, sui cuscini, dentro i maglioni
addosso; capelli dappertutto
a forma di punto interrogativo.
Non bado alle domande
non c’è tempo per rispondere.
Bramoso, cerco altri fili d’oro,
sbircio di tanto in tanto
la quotazione del metallo,
spaventato che il giacimento aurifero
possa un giorno esaurirsi.

*

A Bruno Giordano

Un remoto LAZIO-JUVENTUS; tre a zero
esplode l’anonimo urlo di trionfo,
sì; ma chi ha recapitato al presente
il nome di quel gladiatore: Bruno Giordano
che si distinse durante i giochi
per l’incoronazione dei titoli di Augusto;
con quale punteggio sconfisse le fiere zebrate
se l’ovazione riservatagli dalla folla
superò i cento decibel, sopravanzando
quella resa di consueto all’imperatore?

*

Follia?

Dopo la guerra, gli alleati
tacciarono di follia i nazisti
e questi gradirono infinitamente,
non trovando niente di meglio
che interpretare il ruolo di pazienti.
Se il nazismo era stato una malattia,
pensarono che sarebbe stato ovvio guarirne
con l’assistenza psicoanalitica
delle benevole democrazie borghesi.

*

Semiotica

Come la spia rossa che
si accende sul cruscotto
e segnala al conducente,
che la benzina è alla fine,
così, anche il sentimento
che nutrivo per te
è ormai in riserva.

*

Circo Massimo

Straniero, se ti aggiri
dentro al Circo Massimo
guarda dove metti i piedi
e non calpestare l’erba;
ammesso che quei fili,
per sciatteria del Karma,
siano appena ciò che rinasce
dell’antica plebe,
che gremiva queste
gradinate sepolte.
Vento e controvento
fanno ondeggiare l’erba
come folle negli stadi,
immagina che il prato sia
un plastico che simuli
le fazioni contrapposte
della tifoseria romana.

*

La Poetica

Nel tagliarmi le unghie dei piedi
il pensiero corre per analogia
alla forma della poesia;
questa pratica mi evoca
la fine perizia tecnica
di scorciare i versi cadenti;
limare le punte acuminate,
arrotondare gli angoli sonori
agli aggettivi stridenti.
È bene tenere le unghie corte
lo stesso vale anche per i versi;
la poesia ne guadagna in igiene
e il poeta trova una nuova Calliope
a cui ispirarsi: la musa podologa.

*

A Vivien (poesia inedita)

Pare che il giorno dei defunti
al Monumentale di Milano
la poeta Vivien Lamarque
s’aggirasse serafica, jeratica
fra lapidi disadorne e orfane,
che apparecchiava con un fiore
da brava cameriera.

*

© Valentino Zeichen

 

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