proSabato: Michele Mari, Le sere di Marcellino

*

«Toh, mangia!»
Marcellino guardò il piatto e pensò: «Tre».
Uno il pane, due l’acqua, tre la pasta al sugo. Appena nato al mondo dei possibili, però, quel numero si era già trasformato nel successivo: tre la pasta, quattro il sugo. Ma già mescolando i maccheroni Marcellino si corresse: quattro il sugo, cinque il parmigiano. Barava con se stesso, indugiava per procurarsi il piacere dell’addizione. Bastò il primo boccone perché la sua mente precipitasse alle conclusioni: sei l’olio, sette l’aglio. Frugò con la forchetta alla ricerca di un pezzetto d’aglio che avvalorasse il conto; lo trovò e ribadì: «Aglio, sette». E subito dopo, con la voluttà dell’oltranza: «Sale, otto».

Per secondo, ottimamente, c’era la ratatouille, ciò che permise a Marcellino di scatenarsi in diverse serie di computi fondate su diversi ordini degli ingredienti. Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia aveva  imparato a scuola, ed era vero! Queste sequenze obbedivano esclusivamente a una ragione combinatoria; tuttavia una di esse, a giudizio di Marcellino, corrispondeva a un’oggettiva gerarchia ontologica, ed era:

peperoni, nove
melanzane, dieci
pomodori, undici
zucchine, dodici
cipolle, tredici
olio, quattordici
aglio, quindici
basilico, sedici
sale, diciassette

Poi si ricordò di avere già rubricato l’olio, l’aglio e il sale al capitolo pasta, e a malincuore li espunse scendendo a quattordici.

Un’indivisibile pera fissò il totale a quindici, numero che Marcellino continuò a ripetersi per un po’ di tempo prima di concedersi la lettura di un giornalino.

Poi fece la pipì, si lavò i denti, si mise in pigiama. Infilandosi nel letto pensò che a ripararlo dal freddo c’erano la canottiera, il pigiama, il lenzuolo, la copertina, la trapunta e il risvolto del lenzuolo: cinque cose e mezza che potevano valere per sei; più i muri della casa, sette. Con le quindici cose mangiate faceva ventidue, più i quattro sculaccioni del pomeriggio, ventisei. Preferiva il ventisette, però perché era un multiplo di tre e perché due più sette dava nove. Allora si alzò, tornò in bagno, baciò la propria immagine allo specchio; poi spense la luce e si reinfilò nel letto.

«Bacino della buonanotte, ventisette».

*

© Michele Mari, Le sere di Marcellino, in Fantasmagonia, Einaudi, 2012

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