Peppe Stamegna, Navigare navigare

foto gianni montieri

foto gianni montieri

Navigare, navigare

Ma quale Australia, io me ne vado a Salina. Scappo per fregare tutto questo dolore, come vent’anni fa. Penso, penso e penso, ma in realtà non vorrei avere più tutti ‘sti pensieri in testa come se fossero frasi di un libro: non devo fare come Giacomo, io devo cercare di pensare con parole che conosco fino in fondo, almeno provarci.

Il porto di Napoli stasera è tutto acceso, sembra giorno. Tante persone all’imbarco e macchine, camion e quella solita agitazione dei marinai prima di salpare che contagia i viaggiatori, e anche me, stasera. Avevo paura dell’ennesimo fallimento da condividere con Giulia, lei mi ama, io la amo, ma non c’è nessuno tra di noi a dirci che l’amore non c’entra nulla quando devi prendere una decisione: LA DECISIONE. Meglio se me ne sto da solo per qualche giorno. Dicono che pioverà stanotte, e che si alzerà il mare. Che m’importa, tanto questa nave è enorme almeno quanto il palazzone dove abito a Roma: tutte le notti insonni che ci ho passato lì dentro, ora sono niente davanti a questa notte piccola piccola piena di mare e ferro.

– Un caffè lungo, per favore.

Sento le onde sotto le gambe, mi sa che il mare si sta già incazzando. Mannaggia mi sta salendo la serpe in gola. No, non ci casco stavolta. Butta giù la saliva, su che ‘mo passa e se ne va via questa bestiaccia. Mica è la prima volta, dài. Anche se non mi capitava da tanto tempo, porca miseria. Però.

– Senta, ma che forza è ora il mare?

– Non t’ preoccupa’, nun affond’ ‘sta nav’ (hahahaha).

Sto scemo di un barista. Uno mica deve affondare con tutta la nave per cacarsi sotto. Stronzo. Tutti stronzi quando ti vedono debole, ‘ché già dalle domande che fai si capisce che ti stai affidando completamente a quello o a quelli a cui le stai rivolgendo. Non lo imparerò mai. Tanto questi se ne fottono del tuo imminente crollo, questi sentono solo gli ordini dei capi e le partite alla radio: non devo perdere tempo con persone così. Esco, ché mi manca l’aria. Cazzo che freddo qua fuori: com’è bello vedere tutti quei puntini della città sparsi nel buio, che brillano. Ci fosse Giulia, resterei abbracciato a lei per tutta la notte. Che freddo c’è stasera. Oddio mi sale tutto in gola, oddio la serpe sta salendo in gola. Scappare in Australia, ma come faccio? sono un fifone sono: dico dico, poi faccio sempre le stesse cazzate e non mantengo le promesse. Napoli già non la vedo più.

Non vomito dai mondiali di Spagna, quelli di Pablito e Pertini, e di questa cosa vorrei ridere con Antonella, come sempre, come quando facciamo le classifiche di resistenza al conato nelle nostre buffe vite. Ma ora non posso riderne:  m’innervosisco ancora di più. Mamma mia che brutto momento: sto solo su questa nave di baristi scemi, con una decisione da prendere nelle tasche, e con il mio Amore lontano in un condominio romano. Aspetta, respira, manda un messaggio, ascolta le canzoni, fissa gli altri passeggeri. Fatti una pippa in bagno come Pino a Calais. Macché, ‘ste cazzate non mi servono ora: sto scoppiando. Che puzza in questo bagno, è quasi peggio del puzzo dei cessi dell’interregionale Roma-Napoli, ma sicuramente non peggio di quelli chimici ai concerti di Vasco Rossi. Mamma mia, ecco la serpe, dài e che sarà mai: vomita, e lei scompare. È un attimo. No, no, no… e allora pensa alle cose belle: l’ultimo bacio a Giulia o le stelline copiose dopo quel tweet azzeccato. Pensa solo a Giulia, forse è meglio, va. Madonna che scariche di mascella! E mo’ sento ancora più freddo: tutti gli occhi di fuori e neanche una goccia fuori dallo stomaco. Ce l’hai di ferro lo stomaco vuaglio’, diceva zio Gianni; e già, proprio come te zio caro, che hai fottuto i nazisti e poi la cassa del mezzogiorno: hai fatto il contadino, invece di stiparti in fabbrica come tutti gli altri. Una volta che uno è sfuggito al Male mica ci ricasca, eh. Invece io ci ricasco sempre: sono trent’anni che rimango schiacciato da questi pensieri pigri, e mi sento sfinito e scemo ogni volta. Poi passa, ma al pensiero che possa ritornare la serpe all’improvviso sopra una nave o all’università prima dell’ultimo esame, mi rende le cose sempre incerte, difficili. Sempre. E tu non capisci ancora quello che sento in questi momenti, e a volte sono costretto a spiegartelo con la mia rabbia furiosa. Però mi ami e quindi cerchi, alla maniera di una bimba, di cancellare tutte queste mie fragilità per magia, per contagio: perché non ne puoi più di sopportare quelle scene folli che ti paralizzano. Mannaggia a me.

La traversata è passata, e ora la serpe riposa in pace, e io mi sento un po’ meglio davanti a questo golfo che stringe la nave sempre di più a sé.

Queste rocce, il sole e quelle colline sono sempre le stesse. Stavo qua vent’anni fa con la testa piena di aspettative: scrivere finalmente il mio racconto, amare smisuratamente una donna, ma soprattutto uscire vivo dall’asfissia di famiglia. Sto a metà dell’opera, ma non so se l’altra metà sarà l’inizio della mia realtà, o la fine dei  miei vecchi sogni.

– Ma cosa dici? A me sembra che stai facendo quello che ti senti di fare.

– Dici così perché non mi conosci.

– Eh? Ci siamo scritti centinaia di messaggi in questi mesi, e credi ancora che io non ti conosca? E chi ti conosce allora meglio di me oggi?

– Sì, è vero, un po’ hai ragione ché di me sai tante cose, ma non conosci tutto il passato, almeno quello vissuto davvero. Io ti racconto, ma con la testa di oggi, e quello che ero allora chissà chi è stato davvero. Mi sto incartando ma m’hai capito, vero?

– No, ma dico, credi che io sia così scema da capire dai racconti solo quello che narri? La storia dei tuoi sentimenti la so meglio io di te, credimi. Ma non ti preoccupare perché i segreti te li lascio, a me interessa solo quello che viene a galla con le parole. E comunque, e scusa se mi scaldo, sappi che tutta la malinconia che galleggia dai tuoi racconti oramai è anche un po’ mia. E non capire male. Siamo fidanzati entrambi, ed è così bella questa libertà di non lasciarsi andare fino in fondo per complicare tutto. Non è da tutti, e tu in questo sei davvero unico. Avevo un’amica che a furia di chattare con uno poi questo Lui è diventato un po’ come suo marito: litigano ogni giorno come due scemi davanti agli schermi.

Ha ragione, ci stiamo scrivendo intensamente da più di un anno, e se oggi ci vediamo la prima volta è solo per merito del suo coraggio. Vuole aiutarmi a scrivere il racconto. Lei direbbe che finora ha soltanto rivisto un po’ i miei vecchi racconti, ma l’idea di farla diventare una raccolta di racconti è soltanto sua. Le voglio bene, mi fa sentire a mio agio mentre tira fuori il meglio dalle mie storie: legge le mie cose con attenzione e cura ma sa essere spietata quando non vede la limpidezza nei periodi già dalle bozze. In fondo la nostra è come una relazione sentimentale, ma vallo a spiegare a quei fetenti di amici che mi ritrovo, di sicuro mi direbbero: e non ci hai provato? Si scem’ allor’!

– Ma non rispondi? Sei sordo?

– Eh? Che hai detto?

– Ma fai mille chilometri e neanche mi ascolti, andiamo bene…

– Scusami, stavo sovrappensiero. Senti ma come lo dico a Giulia, cioè, lei sa che sono qui, ma come dirle dei mille messaggi tra di noi, di questa tua idea…

– Lascia stare, ché Giulia sarà la prima a capire che ne valeva la pena. Tu ti eri bloccato appresso alle persone, e io ti ho aiutato a farli diventare dei personaggi, delle scene da raccontare al meglio delle tue possibilità. Da come la conosco io, anche se non l’ho mai conosciuta, lei prima si commuoverebbe e poi te la farebbe pagare, ma il giusto, come quelle gelosie temporanee che servono per andare avanti.

– Dici? boh, non so…

– E tu lo sai già ma hai paura, ti conosco: staresti altri dieci anni bloccato a rimuginare. Invece la settimana prossima andiamo da Elena e le facciamo vedere il progetto. Poi, se piace o non piace a noi poco importa, perché va comunque chiusa per bene la storia.

– Mi è venuta fame: pizza o dolci fino a distruggersi il fegato?

– No, pesce spada a casa di Roberto: ci sta già aspettando. Andiamo a comprare il vino: amuninni!

Dal suo fidanzato? E chi lo conosce? Questa donna mi sbroglia ogni paura, e io che all’inizio pensavo a tutt’altro, e le mie amiche a dirmi che forse aveva altre mire, e io a crederle e così rimanevo frastornato tra un’email e l’altra. Cazzate. La vita che ti spiegano gli altri è sempre lontana dalla tua infinitesimale e vera realtà: sta a te smascherare la malafede, l’invidia, la gelosia.

Scegliere un buon vino bianco davanti a questo mare mi sembra una bella scelta stasera.

*

© Peppe Stamegna

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