Tre poesie inedite di #UmbertoPiersanti

urbino-xilo-grande

Nel folle volo

 

c’era un dirupo
il più fondo e assoluto
e l’ombra che t’insegue
è così spessa
così forte e rapace
e senza nome,
planano bianchi uccelli
sulle acque,
eterni e indifferenti,
lì da sempre,
forse è lo stesso arciere
che t’insegue
alto e stagliato
nel cielo bianco
e cupo,
quello della tua notte
prima senza la madre,
e come allora
tu sei il più solo,
il mare è tutto azzurro
tutto atroce
nessuna baia c’è
nessuna rupe,
tu scruti la Gran Pozza
ma sei confuso,
nessun riparo scorgi
nel folle volo

dopo lo spazio
e l’ora come svaniti,
non sai se c’è una spiaggia
che t’accoglie
se l’arciere t’insegue
o torna indietro

 

Giugno 2016

.

Altrove

 

no, non in una foresta di simboli
questa casa
che non sai dove sia
ma fuori, fuori
da ogni plaga della memoria
anche la più remota,
da ogni storia e vicenda,
ma vera, vera
più d’ogni altro giorno,
d’ogni altra ora
che sia la più chiara
o la più cupa

qui le erbe sono le più verdi
e alte,
ondulate e morbide
dai colli scendono
alle case

il cerbiatto è lì,
poco distante,
dove l’acqua è più limpida,
alla fonte,
e tu lo guardi bere
e sei felice

dietro la casa
c’è una scala lunga
il solaio raggiunge
luminoso,
la paglia lo rischiara
fin’oltre i vetri,
no, non ci sono gli angeli
ed i cori,
ma le sorbe odorose
dentro i canestri

un canto ti raggiunge
nella luce,
tra i legni del solaio
trapela lieve,
non sai chi è la donna
che li intona
e t’entra dentro il sangue
e ti rallegra

e guardi lo scoiattolo
che sale
rapido per il tronco
e giunge al cielo

Giugno 2016

[Nota: La foresta di simboli è un chiaro rimando a Baudelaire così come gli angeli a Rilke]

.

Ruba bandiera

 

no, non con la gonna bianca
magari a pieghe fitte
il nastro azzurro di quegli anni
remoti,
remoti più d’ogni altra
immagine e vicenda,
ora solo ombre,
ombre le più sfocate
e sperse,
ma così morbide
e tenaci nella mente,
stava lei,
la forestiera,
dritta e stagliata
sulle torri d’Urbino
e la pineta,
con i neri calzoni
la cinta arancio

non guardo il fazzoletto,
non la raggiungo,
ma guardo lei,
lei che lo strappa
e fugge,
la più veloce,
scompare dentro il quadro
fuori dei giorni

Ottobre 2016

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