ProSabato: Nicola Gardini, Lo sconosciuto #1

lo_sconosciuto2

Nicola Gardini, Lo sconosciuto

La psicologa del centro diurno I Gabbiani sottopose il papà all’interrogatorio classico – con cui qualunque neurologo o psicologo accerta lo stato di un malato di Alzheimer.
«Signor Bruno, che lavoro faceva?».
«Il panettiere».
Mia madre saltò su: «Il panettiere finché sei stato in Germania, poi hai fatto l’operaio metalmeccanico».
La psicologa la fulminò con uno sguardo.
Io, a bassa voce, dissi: «Mamma, lascia che risponda papà».
«Bel lavoro quello del panettiere…» riprese la psicologa.
Mio padre sorrise. Sorrideva spesso, ormai, in presenza di estranei. Era il suo modo di difendersi.
«Che pane faceva?».
«Tutto… Michette, panini all’olio…».
Le parole non gli venivano, le cercava con le mani, raschiando la superficie del tavolo metallico.
«La pasta per la pizza…» continuò mia madre, ma si fermò subito.
«E pane ne fa ancora?».
«Dottoressa,» intervenne di nuovo mia madre «in tanti anni di matrimonio il pane l’ho sempre dovuto comprare al negozio!».
«E dove ha fatto il panettiere, signor Bruno?».
«In Trentino».
«Lei è trentino?».
«No, io sono mantovano».
«Della provincia di Mantova» precisò mia madre.
«Le piaceva il Trentino?».
«Tanto» rispose lui, illuminandosi.
«Saprebbe dirmi in che mese siamo, signor Bruno?».
«Mah!… Marzo…».
«E che giorno del mese è?».
Ci pensò su, poi cominciò a recitare: «A B C D E…».
«Mi sa dire che ora è?».
Mio padre guardò il suo orologio da polso (la mamma gliene aveva comprati diversi nel corso dell’ultimo anni, nella speranza che uno gli risultasse finalmente chiaro da leggere; oggi li ho tutti io). Disse, al solito, un’ora qualsiasi. La lettura dell’ora era stata una delle prime cose che aveva perso – insieme ad altre piccole abilità, come allacciarsi le scarpe o la cinta, rispondere al telefono o girare le chiavi nella serratura.
«Signor Bruno, come definirebbe la sua vita di oggi?».
«Nulla».
Mi colpì l’utilizzo di quell’aggettivo così elegante, un perfetto latinismo; e la naturalezza, la velocità con cui mio padre lo aveva pronunciato, senza pensarci un istante, come se non avesse aspettato altro che quella domanda, come se non avesse vissuto che per quell’aggettivo. Proprio mentre stava perdendo la testa e, con questa, il linguaggio, mio padre cominciava a entrare nella letteratura.

da: Nicola Gardini, Lo sconosciuto. Sironi Editore, Milano 2007, pp. 13-14

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...