proSabato: Roberto Bazlen, La moglie del Timoniere

roberto-bazlen_scritti

LA MOGLIE DEL TIMONIERE

L’epidemia si è portata via molte vedove, le epidemie provocate dai topi servono appunto a portarsi via le vedove. Le altre si sono già risposate o hanno comunque ritrovato un loro posto nella vita, la vita va avanti, tutte hanno dimenticato i loro mariti. Resta solo la moglie del Timoniere, non ha un uomo, non ha bambini, se ne va in giro con aria pallida e affamata, con le labbra morsicate, e con uno sguardo vuoto guarda in lontananza, il suo viso è pieno di brufoli. Degli orfani già si sono presi cura, hanno fondato un asilo. Solo che all’inizio la scelta della direttrice non era molto felice; volevano dare il posto proprio alla moglie del Timoniere.

«Hai parlato della moglie del Timoniere. Tu non vuoi cucire, ed è anche certo che non devi farlo, ma io ho bisogno di uniformi nuove – dàlle del lavoro, prima poco, forse riusciremo a farla lavorare regolarmente e così supererà la sua rigidezza. Non mi sento tanto a mio agio con lei, e avrei preferito avere un’altra sarta, ma le uniformi del Timoniere erano cucite molto bene e in fondo è morto per colpa mia, voglio fare in modo che non succeda che anche lei muoia per colpa mia, la responsabilità è mia – colpa è dir troppo, e so bene tutto quello che ho passato, e tutto quello che ho pensato, e so che vale mille volte la vita di lei, e quella del Timoniere e di tuti i marinai, ma in un certo modo la mia coscienza non è pulita, voglio riparare a tutto quello che si può riparare. non mi sento tanto a mio agio con lei, la cosa migliore è che le mettiamo la macchina da cucire nel solaio. (Così anche lei potrà guadagnarsi la sua vita)».

Un giorno la moglie disse: «Credo che invece di lavorare alle tue uniformi lavori per sé. Prima, quando ho aperto la porta del solaio, ha nascosto in fretta qualcosa. Ho visto che era una stoffa colorata, a fiori. E quando si è voltata verso di me, il suo sguardo non era più fisso nel vuoto, anzi direi quasi che mi guardava con un’aria insolente». «Vedi» disse il Capitano «che era bene darle un lavoro, ora si risveglia lentamente a una nuova vita».

Un giorno la sarta si mostrò inprovvisamente trasformata: continuava a portare il suo vestito nero, ma la voce aveva un suono più pieno, il suo corpo era sciolto, e da un giorno all’altro le erano scomparsi tutti i brufoli dal viso.

«Fiorisce veramente,» disse il Capitano «sono riuscito a rimettere a posto le cose, ora ha di nuovo uno scopo nella vita, da noi si è sentita protetta, il lavoro le ha fatto bene, non ho più bisogno di averla sulla coscienza. Il Timoniere mi raccontava sempre che era proprio una brava donna».

lei pensa se gli ultimi pensieri del Timoniere erano stati per lei. Sempre sano, andatura elastica, col suo passo da marinaio – le nostre notti d’amore felici, gli è sempre stata fedele –

il cane comincia a sedersi accanto alla macchina da cucire.

.

Roberto Bazlen, Scritti, Milano, Adelphi, 1984, pp. 121-123.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...