proSabato: Milena Milani, Marta Marzotto irrequieta

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proSabato: Marta Marzotto inquieta

Quando ritorno a Cortina, penso subito a lei, «dove sarà, che cosa farà Marta».
So benissimo che Marta Marzotto è già da queste parti, o sta per arrivare, l’inverno è la stagione ideale dei nostri appuntamenti, ritrovarci tra la neve, al sole, tra queste montagne, e poi stare insieme in certe folli serate, in cui anche se il tempo passa, crediamo di avere scoperto il sistema per vivere senza troppi pensieri, felici di niente, soltanto del fatto di restare in compagnia, di bere, mangiare, ridere, cantare, ballare, fare l’amore.
Marta ha mille doti, e anche mille difetti, ma appunto per questo è una creatura umana come ce sono poche. Ci sono donne più belle, ma la sua è una bellezza intrisa di intelligenza, con qualcosa di preciso, di terreno, di forte, di valido, di immediato, che ha il potere di sprigionare simpatia, di dare calore, consolazione.
Se Marta è a Cortina, tutto andrà bene, la stagione funzionerà perfettamente. Chi si cura più delle strade ridotte a lastroni ghiacciati, dove la neve a mucchi rappresenta un pericolo continuo? Su quelle strade andremo come il velluto. Marta ci guiderà con la sua irruenza, con la sua allegria, con la sua scanzonata maniera di affrontare le noie inevitabili, tanto che queste noie non ci sono più, sono scomparse.
Non solo retoricamente, perché Marta su quelle strade passa su una vecchissima VW tutta dipinta a fiori, retaggio hippy, su cui imbarca gli amici, i figli più piccoli, le sue enormi borse di pelliccia.
Non ho mai capito come possa avere avuto cinque figli con quel corpo liscio da adolescente, eppure l’ho vista mentre aspettava gli ultimi due, la figlia Diamante e il ricciuto Matteo, con la sua criniera da agnellino; era piena di vita, sempre in movimento, con milioni di idee, di iniziative.
I bambini nascevano e lei ritornava ragazza, i vestiti la ricoprivano come una buccia, aderivano perfetti alle sue membra agili, svelte, la sua risata aveva lo stesso suono fresco di sempre. Marta ha in fondo una grande qualità, quella appunto di restare ragazza, di ridiventarlo anzi ogni volta: le altre donne crescono, si appesantiscono spiritualmente, lei no, ha sempre nuovi interessi, nuovi scopi, motivi che la rendono inquieta, nel senso di una inquietudine che accresce la sua sensibilità.
È un giovane animale che fiuta il vento, che nessuno imbriglierà mai, né la famiglia né gli amici, anche se ognuno crede di capirla sino in fondo, di tenerla stretta in pugno.
Lei non si concede pur concedendosi, ogni volta si ritrae, fugge, riesce a stare sola anche in mezzo alla gente, a guardarsi dentro mentre sembra soltanto esteriore.
Ricordo una sera al rifugio del lago Scin, eravamo in tanti, si cantava, si festeggiava l’anno nuovo. Lei aveva una voce un po’ rauca, affrontava senza timore strofe audaci, sembrava molto disinvolta; io la guardavo perché pareva così sicura, così spensierata, così ardentemente invogliata da tutto quello che c’è sulla terra: amori, bellezza, denaro…
Ma a un tratto ci siamo fissate come se non ci vedessimo, ho rammentato quel giorno in cui parlammo di poesia, in cui leggemmo Allen Ginsberg, o quell’altro giorno in cui ci trovammo con Quasimodo, e quella volta in cui andammo a festeggiare Ungaretti.
È stato un attimo, Marta era già lontana da tutto, gli altri non potevano capirlo, ma io sì, anche suo marito Umberto seduto lì accanto non se ne accorgeva.
Lei si addentrava in un vertiginoso intrico dove vibravano le anime, e lo faceva con grazia, prudentemente, come su un terreno minato, tuttavia vi si addentrava, procedeva oltre, incuriosita, attratta, e ora un puntino di malizia e anche di ribellione correva nel suo sguardo, come a dire:
«Credete tutti che io viva in superficie, e invece da tempo vi ho lasciato.»
La sua voce cantava ancora, altri facevano coro, e intanto la notte andava avanti, era già mattino.

© Milena Milani, Marta Marzotto inquieta, in Oggetto Sessuale, Milano, Rusconi, 1977

One comment

  1. Mah, mi sembra un post del tutto fuori luogo, inopportuno e inutile.
    Vabbe’ che la lotta di classe l’hanno vinta i ricchi ma non c’è bisogno di infierire con il ritratto elegiaco di una vippaiola a Cortina, viva o morta che sia.

    Mi piace

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