Davide Zizza, Ruah

ZIZZA

Davide Zizza, Ruah, Edizioni Ensemble, 2016, € 12,00

*

Il vero nome delle cose.
Sia una poesia, sia un discorso
o sia un viso, un’espressione, un gesto,
si tratta sempre di nominare il vero nome delle cose e
gli stati d’animo che si muovono dentro l’universo umano.

*

Verrai con me?

Rinascerò se avrò l’opportunità.
Verrai con me? Mi fascerò le mani
per non ferirmi, per aiutarti a salire
con me la collina
della vita.

Oggi ricomincerò a vivere.
Salirai con me dove c’è l’ulivo?
Lì cominceremo a conoscerci.
E anche bendandomi gli occhi riuscirò
a riconoscere il percorso accidentato
di pietre.

Verrai con me?

*

Chopin, l’insetto e Einstein

Scenografia domestica pulizie
domenicali e Chopin a finestre aperte –
e un piccolo insetto
che tenta la sopravvivenza
sull’esile ragnatela della finestra,
nello studio. Non so da quando tempo
sia lì in silenzio in quel poco di spazio,
non so quanto ne ha da vivere.

Come il tempo e lo spazio,
così pure la fisica degli esseri è relativa;
microcosmi restano coinvolti
nella stessa invisibile corsa,
arrampicarsi sul filo del giorno
per aggiudicarselo.

*

Intima dichiarazione all’alba

Nel vapore mattutino di un bar
(memore io delle letture di Caproni),
respiro l’aria azzurrina dell’alba,
la freschezza odorosa della strada
– glassata di pioggia, direbbe Williams –
alle sei del mattino riesco forse
a decifrare il senso dei gesti e sguardi comuni:
«un caffè, per favore» chiedo senza fretta
(facendo eco al primo avventore),
scelgo una fra le bustine di zucchero
pur se il caffè lo preferisco amaro
e come spot del giorno leggo la frase
consegnatami dal caso:
“Il brusìo del giorno i nostri cuori sgombra” –
è di un poeta russo. Prendo allora la bustina,
mi guardo dentro e sorrido,
la metto in tasca senza consumarla.
Per oggi il mio amuleto è questo,
una dichiarazione all’alba
che ripete l’intimo ardore.

*

Faccio in modo che rimanga qualcosa nel fondo

Faccio in modo che rimanga qualcosa nel fondo
del mio occhio, che la retina possa catturare situazioni, colori
ambienti e stati d’animo
perché qualcosa rimanga – residuo, voce, ossidazione del
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::[tempo –
da disseppellire dal fondo del mio ippocampo.
Guardo mia moglie dormire, e la sua figura attuale
fa rimbalzare nella mente sorrisi da bar,
noi all’epoca già vecchi fidanzati di gioventù.
La voce del tempo diventa allora un sapore di vento
che percorre immagini sovrapposte come abbagli,
epifanie, le uniche vere pupille
quando la verità recupera il suo silenzio.

***

© Davide Zizza

 

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