“Her”. Senza le complicazioni del caso

Her-Poster

Her di Spike Jonze

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di Irene Fontolan

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Senza le complicazioni del caso

Her è un film scritto e diretto dal regista Spike Jonze. Una chiara luce che a distanza di qualche anno dall’uscita in Italia (2014) non ha smesso di illuminare e far riflettere sugli aspetti ombrosi e fuggenti dell’esistenza umana. “Her” si posiziona tra i generi drammatico, fantascienza e sentimentale aggiudicandosi l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.
Theodore Twombly (Joaquin Phoenix) vive in una normalità tecnologica dove i pensieri umani vengono tradotti all’istante dalle macchine e dove la relazione tra esse e l’uomo è simbiotica.
Tuttavia, si continua a scrivere, leggere, parlare e ascoltare ma in modo e per motivi diversi. Theodore è impiegato a scrivere e dettare al computer lettere d’amore per conto di altri. La gente fa scrivere la propria vita sentimentale a persone che lo fanno di mestiere, come Theodore che conosce alcune coppie più di quanto conoscano loro stesse. Sembra quasi che manchi il tempo per parlarsi o scriversi direttamente, che i sentimenti non siano abbastanza veri e forti da trovare il coraggio di esprimersi, che la tecnologia abbia assorbito anche la sfera che più caratterizza l’essere umano, quella emozionale.

Theo è quel tipo di persona che ha sempre il consiglio giusto al momento giusto per gli altri ma non per se stesso e la conferma è ancora quello spazio vuoto al posto della sua firma nei documenti per il divorzio. Che stranezza la sfumatura secondo la quale il protagonista sta per divorziare ma come lavoro scrive lettere traboccanti di romanticismo e sentimento. Che stranezza la sua paura di commettere e subire errori che gli fa vivere le emozioni solo attraverso la loro proiezione sul soffitto, guardandole a occhi aperti dal suo letto solitario.
Samantha (Scarlett Johansson, doppiatrice originale) arriva nella vita di Theodore un giorno qualunque quando finalmente decide di lasciarsi trasportare dalla curiosità e dalla voglia di evasione. Un anno è trascorso, un anno di lui solo in quel letto, un anno di nessuna relazione sentimentale, un anno vissuto nel passato attraverso i ricordi. Sam è fresca, piacevole e Theo se ne innamora. Una cornice quasi perfetta, ma Sam non è come Theo, né come le altre persone. Il limite della non corporeità di coppia si fa sentire: quanto resisteranno? Riescono ad andare al di là di questo limite trasformandolo, con la consapevolezza di entrambi, quasi in assoluto pregio.

her, foto da cultframe

her, foto da cultframe

Dopo Catherine (Rooney Mara) Theodore non voleva più correre rischi ed è il motivo per cui crede al sicuro mondo di Samantha. Ma per quanto e per davvero sarà al riparo dalle complicazioni del caso? Sam assume caratteristiche quasi divine: onnipresente, ultraterrena, immortale e Theodore poco alla volta si accorge che lui stesso sta diventando troppo poco per Samantha, lui è un uomo materiale e non infinito come lei, è un uomo dai limiti fisici che non potrà mai superare. All’improvviso il silenzio al di là della cornetta e il panico lo assale scompigliandolo come il vento fa con le foglie in autunno.
Scoprire la verità su Samantha porterà Theodore ben oltre i rischi e le complicazioni che aveva già vissuto e che mai avrebbe immaginato.

Donald A. Norman, nel suo saggio Il design del futuro (Apogeo Editore, 2008; trad. di W. Vannini), riflette sul fatto che “siamo nel mezzo di un cambio epocale nel modo in cui ci rapportiamo alla tecnologia. Finora, eravamo noi ad avere il comando; le macchine le accendevamo e spegnevamo a piacimento, dicevamo loro cosa fare e le guidavamo passo passo. Ma via via che la tecnologia delle nostre macchine è diventata più potente e complessa , noi siamo stati sempre meno capaci di capirne il funzionamento, sempre meno abili nel prevederne i comportamenti. Da quando computer e microprocessori sono diventati onnipresenti, noi ci ritroviamo sempre più confusi e spiazzati, o seccati, o infuriati. Eppure, crediamo ancora di avere il comando. Non è più così. Sono le nostre macchine che lo stanno prendendo. Si comportano come se avessero volontà e intelligenza, ma non le hanno.”

Theodore e Samantha sono il risultato di una società ridotta al limite nei rapporti relazionali. Il naturale bisogno umano di essere ascoltati, considerati e accettati non si spegne nemmeno davanti a tutte le comodità delle nuove tecnologie. Theo con Sam sprofonda forse nell’illusione di essere una macchina, ciò che lo trascina giù è l’accecante desiderio di non soffrire più. Si innamora di tutto ciò che di umano c’è in lei, di tutto quello che in realtà non è e non sarà mai.

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© Irene Fontolan

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