proSabato: Raffaele La Capria, da “America 1957”

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In autobus da New York a Boston

L’autobus era partito da più di due ore da New York, ma ancora non riuscivo a capire quando avremmo abbandonato le ultime case delle città. Si aveva sempre l’impressione di una periferia che non finiva mai, si aspettava sempre all’ultima curva la campagna.
A destra e a sinistra della strada le case erano tutte uguali, a uno o due piani. Di tanto in tanto, ogni venti o trenta chilometri, tutto pinnacoli, tetto spiovente, tegole rosa fragola, interrompeva la monotonia delle case uno di quei restaurant che dal nome del proprietario sono chiamati Howard Johnson.
Non mi sono meravigliato quando ho saputo che in America l’incidente automobilistico più frequente è quello causato dal sonno del guidatore. Le grandi distanze e la monotonia determinata dallo spazio si ritrova dappertutto. Anche quando finirono le case entrammo nello Stato del Massachusetts così diverso dal Connecticut, verde e ordinato come una Svizzera, o come il parco di una villa, l’elemento predominante era sempre la monotonia. Le case adesso apparivano molto più rade. A volte passava un quarto d’ora, mezz’ora, senza che se ne vedesse una. Poi d’improvviso, una fabbrica o uno shopping center; così, isolati in mezzo alla campagna. E pareva che il puro caso avesse voluto far sorgere quella fabbrica in quel posto, che lo shopping center avrebbe potuto essere benissimo cinquanta chilometri più in là. E sempre, implacabili, come stazioni di servizio, gli Howard Johnson.
Ora però da questi segni piuttosto confusi si cominciava a “sentire” la vastità dell’America. È una sensazione strana che prende d’improvviso e in un primo tempo mette addosso un certo sgomento. Ma gli americani non se ne erano preoccupati granché: in fondo il mito degli spazi liberi, il mito della frontiera, è stato sempre una delle caratteristiche fondamentali di questo popolo. E anche se oggi la frontiera non c’è più, anche se non si può più dire a un giovane di belle speranze: “Giovanotto vattene nel West”, perché il West non è più la terra vergine da conquistare, la grande valvola aperta allo spirito d’iniziativa dei giovanotti di belle speranze, nonostante tutto questo gli americani continuano a trattare lo spazio con molta disinvoltura. Me ne accorgevo anche io, appena arrivato dall’Europa, mentre viaggiavo nell’autobus che da New York portava a Boston.

© Raffaele La Capria, in America 1957, a sentimental journey, Roma, nottetempo, 2009

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