Riletti per voi #12: Josephine Hart, Il danno

il danno

 

Riletti per voi #12: Josephine Hart, Il danno, Feltrinelli, 2008 (edizione più recente), trad. it. di Vincenzo Mantovani; € 7,00

 

*

[…] è in questo sostanziale malinteso che inciampano molte esistenze. Nell’idea completamente sbagliata che tutto sia sotto controllo. Che si possa scegliere di andare o stare, senza soffrire. Dopo tutto, avevo solo perso la mia anima privatamente, a un party, dove gli altri non potevano vedere.

Il danno di Josephine Hart è la storia di una passione, e come tutte le passioni conserva in sé il germe della tragedia. Un politico inglese, Stephen Irving, ben inserito nella società con una famiglia “comune” alle spalle, incontra la donna che sconvolgerà la sua intera esistenza, Anna.
Anna è la donna che ama anche suo figlio Martyn, la donna che Martyn è deciso a sposare, lasciandole i suoi spazi, dove poter vivere il mistero e la sofferenza. La relazione che nascerà fra Stephen ed Anna sarà immediata. Non ci saranno spiegazioni, prime emozioni, solo un riconoscersi a vicenda, un bisogno estremo dell’uno verso l’altra, una sorta di dominio controllato e letale. Anna è una donna dal passato oscuro, sconvolto dall’essere sopravvissuta ad una ferita che ha squarciato l’intera famiglia.

Ecco la mia storia, in parole semplici. Ti prego di non chiedermela più. Te l’ho detta per darti un avvertimento. Ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere.

Con questo poche parole Anna avverte Stephen del suo essere pericolosa, di come possa andare in direzione opposta al destino, di come possa uscirne integra, senza alcuna ferita visibile. I personaggi del romanzo sono delineati in maniera precisa. Oltre ai due protagonisti principali incontriamo Ingrid, la moglie di Stephen, un esempio di perfezione e bellezza, che non ha mai ascoltato i suoi istinti più profondi; Martyn, l’innamorato disposto a tutto pur di tenere un’ombra al suo fianco; Sally, una giovane figlia in carriera, che sembra temere di scoprire i lati più oscuri della sua famiglia; la variegata componente famigliare di Anna, custodi e carcerieri di molti incubi. Anna sembra essere un “veicolo del dolore”, messa sulla strada di persone più o meno innocenti, per mostrare a loro come a volte la vita possa essere ingiusta, inaspettata. Come ogni programma stilato già da decenni possa saltare in aria per dei capelli troppo scuri, o un vestito troppo chiaro.

Bevvi il mio whisky, e vidi come lo champagne raddoppiava l’allegria mentre la festa proseguiva. Il whisky è una bevanda che dà forza. Nessuno ha mai bevuto champagne dopo una sconfitta.

Il danno è quello che Anna sente di avere dentro di sé, quello che sa di poter causare agli altri. Stephen ne rimarrà cieco, fino all’irreparabile, ed anche oltre, sentendosi sopraffatto solo nel finale, quando tutto gli sembrerà definitivamente perduto ed aspetterà solo la vera sconfitta definitiva.

Mentre muoio, forse anni prima che l’idiota meccanismo del mio corpo finalmente si arrenda, mormoro a me stesso e a quelle facce mute in corridoio: “Almeno adesso sono certo della verità”.
Per quelli di voi che ne dubitano: questa è una storia d’amore, è finita.
Altri saranno più fortunati.
Auguro loro ogni bene.

*

© Francesca Piovesan

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