Festivaletteratura: Ouverture

2014

Lo so, l’anno impresso su quel badge è sbagliato. Ma volevo vedeste uno degli oggetti più cari che ho. Lo conservo attaccato a un tubo cui appendo giacche e cappotti, in bella vista per chi apre la porta di camera. Dietro di lui – dietro la cover di plastica, intendo – c’è il mio nome, la nostra testata e il logo della scorsa edizione del Festivaletteratura. Ma più dentro ancora, mentre lo tenevo al collo chiedendomi se sarebbe stato fuori ordinanza cambiare il laccetto con uno coi baffi che mi ha regalato mia sorella, questo badge conteneva una delle più grandi esperienze che io abbia mai fatto. Chi scorra il programma, chi guardi com’è dislocato il festival, la sua offerta, la sua chiarezza, la sua accessibilità, sa di trovarsi di fronte a un momento di democrazia della bellezza. Tutto è ovunque, raggiungibile e a portata di mano. Si cerchi un vetro oscurato per le strade della città; si cerchi un evento cui si tiene molto che non sia a portata di tasca; si cerchi una mezza giornata in cui non esiste qualcosa che non valga la pena vedere. Buona ricerca, non darà risultati.
E in questo guardare, si cerchino i tanti ragazzi con un badge simile al mio, ma di un altro colore: sono i volontari che rendono possibile tutto insieme con gli organizzatori, che danno nel momento in cui ricevono, che si suddividono compiti e lavorano senza risparmio, e l’ultima sera ballano alla mensa felici di aver partecipato a qualcosa di grande.
È così che Mantova mi ha fatto sentire: assolutamente felice di essere lì.
Nel momento in cui scrivo, manca ancora qualche ora alla partenza. Nel momento in cui questo post partirà, starò litigando con il bagaglio da svuotare. Nel momento in cui leggete, il Festival starà per cominciare. Vi piacerà, vedrete.

© Giovanna Amato

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