Cristiano Poletti, tre poesie inedite (con una nota di Gianni Montieri)


PS.cop.l.15

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Suggestione e immagine

…forse perché moltiplica
e il giorno copia e nomina, così
nel fuoco di un’origine la notte
apre, riapre
l’ora di un sogno e nell’ora una via,
una secondaria, esistita mai
e sempre, senza nome, di Padova.

Vedi come scende nel giorno, scende
su un infilarsi di statue e persone
il secondario tutto, della vita.

Con me diversi altri confondono
parole e versi, spingono
impressioni dentro o dopo i ricordi,
se ne vanno dalla stazione al cuore
della città, nei suoi mattoni tanto
che più di Padova Mantova sembra.

Si avvicinano intanto
come da un bar lontano musiche
e con queste pare
inizi il finale
che sia di anno o stagione, forse un male
che entra nei suoi vestiti, amara carne,
in ogni sua versione. Lasciarsi,
si è qui per quello, ognuno in sé
stanco, dentro una musica.

E voi invece non siete
stanche, suggestione e immagine,
immagine che corre
ricorre, e mai che smetta l’illusione
di chiederci se mai
il sognare nel tempo servì,
.                                         e noi.

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Pochi amici

.                                                                              a Corrado

Cosa s’intende con mancato, inutile.

Tentammo negli inverni:
strappare dalla nebbia, con la mente
prima che con le mani (ancor più inutile),
qualcosa, forse tutto di noi. Fosse
nostro o meno e a un punto chiaro il destino
stava la nebbia in pianura, restava.
Finì così un periodo. Noi tentammo.

Poi sole, grattacieli dei nostri anni.
Nei giorni, i pochi carichi di vento, col vento
profezie e fumi, muri.
Era così, luminosa o no Bergamo.
Chi ha lavorato stanco, per avere
tutta la colpa chiusa dentro il cuore
(ora tanto difficile da aprire),
chi senza avviso per non ritornare
ha deciso di andare
nel cuore aperto al nero, ed è per sempre.

O vicini o distanti,
il disimpegno è comunque servito.
Dentro il nostro occidente
ciò che è nato è smarrito, tornate,
caviamo alla nebbia secoli, e secoli,
portateci nell’alba.

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Semplice

Tu sarai all’ombra di un suicidio
e io forse avrò amato, alla fine.

Terra, sventura.
Spiraglio.

Risaliremo il destino
tra la tomba degli angeli
e quella degli uomini.

Sono uguali inchiostri i nostri
debiti d’amore.

*

© Cristiano Poletti

*

“…forse perché moltiplica” Scelgo il primo verso di questi tre inediti di Cristiano Poletti perché mi incuriosisce la parola moltiplica. Poletti moltiplica l’io, in questi tre testi, tre volte in maniera diversa, si pensa, si cerca, si trova, si ricorda un noi. Una chiave di scrittura (ma poi di lettura) molto importante. Poletti ha bisogno di un confronto, diversi altri e diversi luoghi sono detti nel primo testo, le suggestioni nascono da osservazioni lucidissime, registrate ma guardate da dietro una lente che sa sfumare, se occorre. E occorre, sempre. Il confronto diventa conforto, o la sua ricerca, come nella seconda poesia, dedicata all’amico Corrado. Il conforto c’è e, ed è qui lo straniamento, è trovato anche e soprattutto in una certa condivisa malinconia. È una dedica riservata così come dovrebbero essere il ricordo e l’affetto, che va verso la chiusa con due versi bellissimi che racchiudono un mondo, che è anche il nostro: “Dentro il nostro occidente / ciò che è nato è smarrito”. La terza poesia è più intima e dolorosa, ma ancora una volta il poeta non è solo, non lo è mai perché non vuole esserlo. Mi pare che questi inediti di Cristiano Poletti, che ho scelto di pubblicare a casa nostra, promettano molto bene, la capacità di osservare le cose è aumentata, come è aumentata la maturità, dove non si può col cuore si deve tentare con l’apertura dello sguardo.

© Gianni Montieri

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